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Festa del papà, SAN GIUSEPPE, AIUTO!
postato da mario guaraldi in Cronaca, Varie
Una volta si diceva “San Giuseppe” dalle mie parti, nelle campagne, si facevano le focheracce – dette anche con la g e tre c, le fogheraccce! – e voleva dire che l’inverno era finito, si poteva bruciare la legna che restava. Si accendevano appena faceva buio, sulle aie di ogni casolare. Fellini l’ha riproposta in versione urbana, gigantesca come nella sua fantasia, sulla piazza, con “Scurezza” che ci gira intorno con la moto.
Il Comune di sinistra di fine secolo scorso l’ha scippata sia alle aie contadine che alla fantasia felliniana; e ne ha fatto un focone sovietico in riva al mare, proprio là dove dovrebbe sorgere il bananone fantarchitettonico della nuova frontiera della cementificazione riminese. Persino il nome è triste e burocratico: FogherAmia , dove Amia sta per Azienda della Nettezza Urbana. L’ingorgo mostruoso che ha sempre promesso e mantenuto è solo la prova generale, in vitro, di quello che sarà domani. A pochi passi di distanza, in quello che si chiama pomposamente Teatro Novelli e che il bravissimo Toni Servillo ha ribattezzato “un cesso di teatro”, si celebra per ironia della sorte la feroce satira goldoniana della “Trilogia della villeggiatura”, il ritratto di una classe dirigente al tramonto. Toni urla, quasi, alla fine dello spettacolo il suo sdegno per la vergogna indecorosa di camerini-topaie indegni di una città civile; addita la sporcizia, i cessi da vomito, parla di mancanza del minimo senso di rispetto per il lavoro altrui, di professionisti che passano mesi fuori di casa per far divertire una platea di ottuagenari dove non trovavi un giovane neanche a pagarlo. “Cosa volete che vengano a fare in questo cesso di teatro, i giovani? Meglio le loro discoteche che questo lerciume indecoroso”. Chiedo scusa a nome della città, scusa Toni, mi vergogno a nome della mia città… Con lui c’è Paolo Graziosi, grande, grandissimo, straordinario attore anche lui, riminese che torna a casa sulla via della tournèe ma non ricorda neppure più dov’è la Piazza Ferrari, e dice “si, mi ricordo, lì c’è l’Ospedale”, dove adesso c’è il Museo della Città. A salutarlo, dopo lo spettacolo, non c’è uno straccio di assessore, non un funzionario, non uno che gli abbia mai mandato una mail per dirgli che nel mezzo della Piazza hanno fatto un gran buco e hanno trovato la Casa del Chirurgo. Chi va via perde il posto all’osteria. Glielo regalo io il libro sulla Domus.
Parliamo dei nostri rispettivi figli.
Domani è la Festa del papà, anzi no, è San Giuseppe, chissà se ci faranno gli auguri… Di’, ma a te non ti fa effetto pensare che hai settant’anni? No, a me no. Neanche a me. E Tonino che ne compie 90? beh, lui è sempre il solito patàca! Te sei nonno? Io ancora no, ma ormai, mia figlia ha quarant’anni!
Una vita… davvero.
Mi sono distratto un attimo e mi ritrovo settantenne. Ho in mente come fosse ieri quando ci stendevamo sulle rotaie a Milano per protestare contro l’uso della garrota in Spagna (c’era ancora Franco); mi sono distratto un attimo e mi ritrovo in questo Paese, il nostro, in piena guerra civile…
Già. Questa è la sensazione che provo a pelle: odore di guerra civile.
Certo, di nuovo tipo, ancora senza sangue e senza armi per le strade se non quelle delle bande malavitose; ma guerra civile. Con il timore che basti poco, una scintilla, qualcuno degli ultras – qualche figlio di buona famiglia, o al contrario qualche figlio di Gomorra – che per noia o per disperazione o per denaro, invece di tirare giù motorini dalle gradonate degli stadi, cominci a tirarli indifferentemente addosso a qualcuno delle due fazioni che si stanno combattendo, e il Paese sarebbe in fiamme. L’abbiamo visto pochi anni fa qualche chilometro in linea d’aria di là dal mare. È facile…. È terribilmente possibile.
E allora chiedo aiuto a San Giuseppe.
Chiedo aiuto e perdono per questa infelice eredità che lascio ai miei figli. Chiedo perdono per questo Paese che abbiamo lasciato imbarbarire, involgarire, inferocire fino a questo punto.
Chiedo perdono per il Grande fratello, per Amici, per le veline, per le escort, per i trans.
Imploro perdono, non pietà, per questa classe politica indecente, indipendentemente dal colore che indossa. Imploro viscere di misericordia per tutti quelli che in silenzio e nell’ombra hanno continuato a fare il loro dovere in tutti questi anni, ma non sono stati capaci di impedire lo scempio, il sacco d’Italia; e si sono addormentati davanti alla televisione sognando il “pacco” che si sono meritati. Per fortuna c’è il web. Per fortuna c’è questa nuova foresta di Sherwood, troppo grande per essere controllata dagli sceriffi del momento. Per fortuna c’è sempre un seme che germoglia da qualche parte nel cuore dei nostri figli, un piccolo resto…
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Cultura senza barriere
postato da mario guaraldi in Cronache dal Far Web, Editoria digitale, Eventi, Profezie

A distanza di pochi giorni dal seminario LUMINAR 9 – Internauti, pirati e copyleft nell’era .torrent – promosso da Università IUAV di Venezia, dalla Sapienza di Roma e dal VEGA – Parco Scientifico Tecnologico di Venezia – ecco al nastro di partenza CULTURA SENZA BARRIERE [http://www.culturasenzabarriere.org] convegno promosso dall’Università di Padova e dedicato a Biblioteche Digitali, Editoria Digitale, E-learning, Accessibilità, Multimedia, Web Semantico, Architettura dell’Informazione, Mondi Virtuali, Politica Online, Open Source, Tecnologie Vocali… e chi più ne ha più ne metta!
Contributi al dibattito per Luminar 9 e Cultura senza Barriere
Venerdì 19 febbraio, ore 15.00
Per il mondo dell’editoria, la rivoluzione digitale inizia quando si capisce che un libro è il suo contenuto, non la sua forma. Per molti colleghi questa rivoluzione non è mai avvenuta, o per meglio dire non è ancora avvenuta.
Gli amanuensi, i calligrafi e i miniatori hanno continuato a fare egregiamente il loro mestiere ancora per oltre mezzo secolo dopo Gutenberg. Il Duca di Urbino si vantava di non avere un solo libro a stampa nella sua biblioteca, ma non poté fare a meno di utilizzare, per le sedute esterne del suo splendido Palazzo, le immagini delle macchine belliche disegnate da Matteo de’Pasti per l’incunabolo dell’opera di Roberto Valturio stampato a Verona nel 1472: più semplici che non le fantasiose versioni miniate nei 22 codici realizzati dallo scriptorium riminese del grande umanista.
Una mia laureanda ha fatto una tesi sull’evidenza, emersa a lezione, che ogni “salto tecnologico” comporta in prima istanza un calo della qualità estetica del manufatto . Ancora oggi appare difficile dire che una buona stampa offset possa essere migliore della foto originale. Troppi “passaggi” rendono arduo il compito. Ma paradossalmente, l’estetica, nell’era della sua riproducibilità tecnologica, doveva attendere l’avvento del digitale per poter accettare la sfida: oggi una stampante Indigo può calibrare l’immagine da stampare direttamente e al vivo nel confronto con l’originale; e la zoomabilità dell’immagine digitale fino a molte centinaia di volte consente “letture” dell’originale impensabili per l’autore stesso. Queste “visioni” , queste zoomate della fantasia , sono tipiche dei “profeti”. Essi vedono oltre l’attualità tecnologica del momento. Il profeta è l’ecografista del futuro. Egli vive ai margini del mercato, lo conosce ma non lo ama. Non lavora per le Ausl. È una sentinella. Preferisce le alture da cui scrutare l’orizzonte. Sentinella, dimmi, che turno è della notte dell’editoria? Dal ramo del fico quando intenerisce e mette le gemme sa che l’estate digitale è vicina.
C’è una specie di legge che regola le evoluzioni, una specie di maturità dei tempi. La rivoluzione è solo il piccolo momento di rottura conclusivo di una lunga gestazione della novità . Come la rottura delle acque nel travaglio del parto. Ma non è quello il clou dell’evento. Deve prima apparire il volto del neonato perché l’avventura abbia inizio davvero , prima che si possa parlare di una nuova vita che si sviluppa e avanza sulla inesorabile decadenza di chi l’ha generata.
L’e-book – il libro digitale che ha bisogno di un nome straniero per definirsi – è il neonato di cui stiamo parlando; ha ancora gli occhi chiusi ma un prepotente bisogno di nutrirsi. I fratelli cartacei più grandi cercano subito di soffocarlo, come Freud insegna, ma il fantasma fratricida si stempererà presto in una specie di presa di controllo contrabbandato da istinto di protezione. I vari e-Reader, i Kindle, gli i-Rex, i Sony, i Samsung sono i primi giocattoli che genitori apprensivi gli rovesciano addosso per stimolarne lo sviluppo. I genitori abitano in Internet , la città planetaria, si chiamano Google e Amazon , bibliotecario lui, libraia lei: sono gli apripista di una mutazione genetica da cui si aspettano molto; e su cui investono molto. Nonno Microsoft e nonna Murdoch stanno a guardare irritati questi figli voraci che vogliono spartirsi l’eredità. Ma i capostipiti sono ancora capaci di generare, forse , qualche figlio della vecchiaia che faccia Bing. E sicuramente non si faranno spogliare senza qualche scapaccione legale. Né i nonni né i genitori sembrano consci del fatto che il nipotino e-book è geneticamente modificato e nessuno sa esattamente a cosa sia destinato.
Ma presto sarà guerra totale. Presto arriveranno le truppe di invasione. Armagheddon sta armando i propri bit, sta cercando di controllare le vie del web, cerca di imporre dazi sulle autostrade di Internet, inventa virus, ripropone antiche gabelle, alza barriere. La posta in gioco è il Diritto d’autore, il nemico da battere la gratuità. Il copyright è una invenzione giuridica recente, la gratuità una antica pretesa della Natura. Una domanda inespressa corre muta nel web: la cultura è una merce , un servizio o un bene comune, come l’aria o l’acqua?
Anche l’acqua, lo sappiamo, può diventare un business, e in un mondo carente d’ossigeno non mi stupirei che apparissero presto anche i contatori d’aria, delle bombole a pagamento. Ma oggettivamente il problema esiste: come guadagnare commerciando l’immateriale? Come remunerare la creatività? Non si tratta di salvaguardare una normativa, ma di inventare un diverso modo di far fruttare la gratuità della rete; di far pagare un servizio multiforme che muta pelle a seconda dei devices cui è destinato. Per il momento, l’e-book non è ancora precettato, per ora lo tengono sotto tiro solo con la stupidità del new-age, con la voracità dei DRM. Il giovane e-book guarda con trepidazione al mondo della Scuola e alla galassia dei sistemi bibliotecari: ma i suoi potenziali alleati lo ricambiano ancora con sospetto. Lo temono. Temono la carica dirompente di un nuovo modo di concepire la didattica, di un modo virale di diffondere la cultura. Non aveva evidentemente fatto troppo male la prima bordata delle truppe d’assalto contro le Biblioteche, pretendendo da queste il pagamento di diritti sul prestito bibliotecario. Solo un’avvisaglia, attente a non tradire la carta! Non stupisce che ora Murdoch chieda i diritti a Google per indicizzare i contenuti delle sue news.
Ancora una volta prevarrà la notte della ragione come nella piovosa San Francisco di Blade Runner? “Ho visto cose che voi umani…”. Sarà una colomba che si libra nella pioggia, il finale, o una pagina di Moby Dick sfogliata sul Kindle con l’immagine del capitano Achab trascinato sul fondo?
Si, la guerra scoppierà.
Ma chi vincerà è ancora incerto: per ora sembrano avere la meglio le truppe dotate di hardwares proprietari potenti. Truppe corazzate.
Sembra davvero di essere tornati alla fine del ‘400 , quando le truppe portavano ancora le armature ma imbracciavano assieme alle balestre i primi archibugi. E il bravo Roberto Valturia repertori ave le invenzioni belliche che grazie alla polvere nera dei cinesi avrebbero rivoluzionato il modo di fare la guerra: le bombe a mano , i cannoni, le mitragliatrici…
Ma che strano, contemporaneamente, contestualmente, Gutenberg inventava i caratteri mobili e le nuove tecniche di stampa: un’arma infinitamente più potente per vincere le guerre!
Tomasi di Lampedusa ha avuto ragione una volta di più: occorreva che tutto cambiasse perché tutto restasse immutato, anche per la rivoluzione digitale (?).
Ma innanzi tutto: è una domanda o una affermazione? Diciamo così: fino a ieri il mercato ha sbeffeggiato i profeti di sventura che annunciavano la fine dell’la morte del libro cartaceo, o per meglio dire l’avvento ineluttabile del libro digitale (andate a rileggervi gli articoli di Geminello Alvi su Repubblica, l’apologia del paradisiaco giardino delle librerie, il buon odore della carta stampata, da un lato; e considerate dall’altro la creazione del latifondo distributivo delle librerie soviet-style di Romano Montroni , iniziato con Feltrinelli e proseguito con le Coop). Ieri? Le mie prime profezie risalgono ormai al secolo scorso (anni ‘90), ma il fuoco di sbarramento della filiera editoriale italiana contro il rischio dell’e-book dura letteralmente fino a pochi mesi fa.
Poi scoppia Kindle . E di colpo, dico proprio di colpo, dalla sera alla mattina, la spoletta Kindle sembra far partire la vocazione digitale dell’editoria italiana. Il Mulino annuncia in contropiede l’apertura del suo catalogo ai ricercatori, titolo splendido DARWINBOOKS, l’evoluzione del libro. Peccato che sia solo una furbesca trovata di marketing editoriale per vendere contenuti universitari a pagamento. Ben venga, comunque, rispetto a Bruno Editore (pardon www.autostima.net!) che annuncia di aver venduto il suo milionesimo e-book “per la formazione” dalla sua piattaforma : si tratta di un testo fondamentale, SessualMente, di Maria Rosa Greco Vivere Pienamente la Tua Vita Sessuale e il Rapporto con il Sesso, solo 29 € più Iva al 20% . Gli altri titoli “per la formazione” si chiamano Piacersi per piacere, Da timido a vincente, Fare soldi online in 7 giorni, a firma dello stesso editore che così guadagna anche come autore!, tutti rigorosamente a soli 29 euri più iva. Ma se voleste cose più importanti eccovi serviti: Investire in Aste Immobiliari, di tale Igino Di Pietra Tecniche e Strategie Pratiche per Guadagnare in Immobili con le Aste, vi costerà 47 € più iva, ma cosa volete che siano a fronte dei futuri guadagni! Giuro che do’ io 50 € all’acquirente di questo e-book se mi spiega cosa lo ha spinto a fare questo straordinario investimento Mobiliare (con la M rigorosamente maiuscola).
Morale: se avevate fatto il tifo per il digitale come potente zippatore di costi a beneficio del fruitore finale, avete dimostrato tutta la vostra ingenuità!
Sciocchi! “Abbiamo azzerato i costi della carta della stampa della legatura: restano solo i costi propri dello specifico editoriale!”: era questa la vostra omelia? Ciechi! Finalmente lo specifico editoriale riacquista il “valore” che meritava e che finalmente incasserà! Peccato che Vanna Marchi si sia trovata ad operare un pelino troppo in anticipo, avrebbe fatto una fine diversa…Dimenticavo: il “collega” Bruno è il primo editore italiano ad essere caricato e distribuito da Kindle. Non ha invece evidentemente capito la regola di cui sopra, l’amico Tombolini, che consente di mettere nel suo carrello della spesa un poutpourri di e-books “a gratis”, da Mompracem all’Orlando furioso, e solo una mezza dozzina a pagamento: non chiedete a me la sua logica editoriale!
Dopo (e onestamente anche prima di) Kindle, la cagnizza dei concorrenti:
Il Nook di Barnes & Noble, il BeBook di Samsung , i vari Sony, gli i-Rex, i Cybook di Booken, e ancora: pocket Book , Foxit e-Slik, iriver Story Ereader, Flatreader e chi più ne ha più ne metta , come fa, oltre la benemerita Book Farm di Tombolini, anche la Libreria Ledi di Via Alamanni a Milano (http://www.ebookreaders.it/?gclid=CPTQq82t0Z8CFQ8eZwod1ilmdg). Ma che strano: sul sito della stessa Libreria, in menu campeggia una terribile domanda : E I LIBRI? risposta: “Eh già ma dove si trovano i libri?? In italia l’offerta è ancora scarsa” . E puntualmente, nella lista, si trovano solo i link ad Apogeo, Franco Angeli, Mondadori e dulcis in fundo le famosissime Ledizioni. (Per forza l’offerta è scarsa: si erano dimenticati gli 800 e-book della Guaraldi! e gli altri 200 cataloghi che offrono e-books in uno qualsiasi dei 28 formati supportati dalle varie macchinette , oltre quelli “proprietari” (come il Kindle AZW e TOPAZ)…Ma il ragazzo di Ledi sembra sveglio, ed ha subito colmato la lacuna dopo la segnalazione!).
Già, i formati!
Txt, PDF, RTF, e-Pub, Lit, PPT, DOC, WOLF, CHM, FB2, PRC/MOBI, HTML, DJVU, MP3, TIFF, JPG, BMP, PNG, RAR, ZIP, BBeB, , Plucker, zTxt, TCR, OEB, un’orgia di sigle e di aspettative . La battaglia fra PAL e SECAM alla preistoria della TV fu roba da ridere in confronto… Perché questa proliferazione di formati proprietari legati alla “macchinetta”?
Tutto nasce, credo, dall’equivoco Kindle: un semplice terminale virtuale del negozio Amazon fra le mani del cliente finale. Una strada obbligata per Amazon, la più grande libreria al mondo, che nonostante una logistica praticamente perfetta nella gestione del cartaceo “non voleva diventare la “Kodak” del libro digitale” (l’espressione è di Diego Piacentini!) , anzi pretendeva di guidare l’evoluzione dell’e-book per evitare di rimanere indietro. Dopo aver sondato a lungo la strada del “Print on demand planetario” (vedi l’acquisizione di Book Surge), l’intuizione, come Colombo, che l’uovo bastava spiaccicarlo su un tablet , di fronte al suo cliente. E in tempo reale. Ma Kindle, ripeto, è un caso a se, come il Nook di Barnes & Noble, vero omologo di terminale di libreria. Io vorrei stare su Kindle o su Nook, esattamente come una volta volevo stare sui banconi della Feltrinelli….! Per Amazon, Kindle è nient’altro che l’equivalentre della tessera di fedeltà Feltrinelli: Presto lo regaleranno, con vendita del solo credito incorporato per l’acquisto libri…: che si ne frega dello standard? Più chiuso è meglio è…!
Per tutti gli altri e-Reader, invece, la partita è radicalmente diversa. Sono devices analoghi ai mille modelli di archivi digitali di files MP3 che spianarono il cammino ad i-Tunes. Per questi – e solo per questi – lo standard (l’MP3 del caso) sarà determinante.. Chi ha mai visto andare a fare acquisti da Feltrinelli con la tessera delle Dehonaiane?
Dove stava e dove sta allora l’errore? Semplice: nel non aver capito che ancora una volta il problema è “distributivo”, prima che produttivo! L’errore sta nell’aver pensato che avrebbe vinto il libro (digitale) non la Libreria (digitale); il contenuto , il digital book content, invece del suo contenitore (carta prima e macchinetta per leggere oggi); l’editore invece del distributore…Ma sarà poi vero? Senza Avatar le multisale vivrebbero bene lo stesso con mille Muccino? Senza Thomas Mann le librerie vivrebbero bene lo stesso con mille Bruno Vespa?
La rivincita del computer sull’e-ink.
Come in un thriller mozzafiato, la recentissima presentazione del i-Pad di Steve Jobs ribalta ancora una volta le carte in tavola e rilancia l’i-Phopne in versione e-book multifuzione, ma non multitasking : la sirena i-Pad , una meraviglia, gadgettisticamente parlando, l’ibrido per eccellenza. Costa poco, fa tutto, scarica qualsiasi cosa, televisione inclusa, da uno store che se fosse Google, ci sarebbe da svenire per sindrome di Sthendal …Ma:
E’ qui che rispunta il nodo della distribuzione.
Tentiamo di riepilogare:
• abbiamo dei “contenuti culturali” in cerca di canali di vendita (proviamo a chiamarli semplicemente “Libri”?)
• abbiamo delle “librerie planetarie” (Amazon, Barnes & Noble) con vetrine tentacolari e remote in forma di macchinette che chiamiamo è-Reader le quali reclamizzano il fatto di essere fatti di carta, sia pure elettronica; insomma, non “screen” retroilluminati;
• abbiamo dei “formati” con cui proporre i nostri contenuti ( il caro vecchio PDF! o il moderno XML? o il modernissimo e-Pub? O i vari formati proprietari dei vari Librai Planetari (come TOPAZ , un nome un programma!) e perché no, dei potenziali editori che volessero scendere nell’agone, come fece Mondadori-Microsoft con il .Lit
• abbiamo delle Biblioteche Planetarie come il pur ambiguo ma geniale Google Book Search, che consente di “cercare il libro e dentro il libro” fra fuori diritto , libri orfani ed editori consenzienti (me me)
• abbiamo persino delle nuovissime piattaforme di prestito bibliotecario “vero”, che pffer contenuti digitali interi e fruibili, come MediaLibrary online
• E finalmente abbiamo persino dei nuovi Distributori di contenuti digitali, che si presentano come tali : “di-stri-bu-to-ri” , grazie alle piattaforme corazzate su cui qualcuno ha investito milioni di dollari, tipo www.zinio.com , che si propongono come nuovi “cambiavalute” planetari: vendono contenuti in qualsiasi formato destinatatrio (proprio come aveva previsto il vecchio Rodrigo Vergara con la sua Logos Library, teorico innamorato della parola – Logos!- e del nonno di tutti i formati, il txt …
“Tu pensa al contenuto, che al formato di destinazione ci pensiamo noi”: questo lo slogan inespresso di questa come di tutte le future piattaforme distributive.
Piccolo dettaglio: Zinio chiede il 50% del prezzo digitale di vendita che fissa l’editore, mica iol Libraio (come invece fa Amazon…) . Perchè abbasare i prezzi, cari colleghi? Anzi, è questo il momento di alzarli per salvaguardare il nostro “netto”. A’ la guerre comme à la guerre, che abbia ragione Bruno? Dopo la circumnavigazione della luna, siamo tornati alle Messaggerie Italiane…
Ma visto che ho citato le Messaggerie, una domanda mi prude fastidiosamente dentro l’orecchio: come mai da qualche parte nel mondo, qualcuno investiva milioni di dollari per realizzare una piattaforma distributiva di contenuti digitali, quando dalle nostre parti i Padroni della Distribuzione sbeffeggiavano i profeti i sventura? Mauri, rispondimi, per favore!
Un ultimo pensierino prima di chiudere. Per il mondo bibliotecario.
Confesso di avere un debole per Google Book Search. Trovo che solo due veri geni potevano arricchirsi pensando di rimpiazzare i Bibliotecari di mezzo mondo. E non ho mai nascosto di ritenere che la salvezza (dell’Editoria) verrà dalla Biblioteca, unica “istituzione” di dimensione planetaria, ben più diffusa di Google, in Cina come a Busto Arsizio. Altro che catene Coop!
Dalle barricate di Pesaro, dove Coop sta aprendo il suo ennesimo gigantesco museo archeologico Montroni si guarda indietro e scopre improvvisamente che è rimasto solo, gli si sono rivoltati contro i suoi piccoli orfani in attesa di adozione, gli smunti e pallidi partigiani della cultura tradizionale e di nicchia in pura carta cellulosa, i famosi “piccoli librai indipendenti”… Siamo quasi al The day after.
Sarà la biblioteca la frontiera futura del libro in formato digitale. Il costo del prestito coinciderà col costo di vendita del file digitale, come per la musica: 30 centesimi a pezzo, per milioni di copie distribuite in almeno 100 lingue diverse…
Sì, la guerra è già scoppiata, il profeta avrà nuove visioni, le truppe si sposteranno per altre invasioni. L’e-book diventerà grande. Quale sarà il suo volto ancora non sappiamo. Ma sappiamo per certo che tutti lo capiranno, non escluderà nessuno, parlerà mille lingue e anche i ciechi lo vedranno…
Non è forse questo il tema di questo Convegno? Non vorremmo tutti un “Nuovo Umanesimo” grazie a Internet, una “Cultura senza barriere”?
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Rosarno e le disattenzioni del Ministro
postato da mario guaraldi in Cronaca
“L’immigrazione è diventata una realtà anche in Italia ma si è ancora lontani dal riconoscere tale fenomeno come una risorsa per il nostro paese, e molta strada si deve fare sulla via delle riforme necessarie per diffondere una matura cultura dell’integrazione”.
“Le città appaiono come spazi in cui si opera una continua negoziazione delle risorse e dei contrasti socioeconomici, abitate come sono da nuove forme di povertà e di esclusione sociale, dalle incertezze della partecipazione sociale e della riqualificazione urbana, dalla necessità di nuove politiche”.
“I tempi e le modalità con cui le donne immigrate svolgono le loro attività sono così frenetici ed assorbenti, le difficoltà economiche che incontrano, gli ostacoli che devono superare per reperire un alloggio sono così numerosi, da impedire alla maggioranza di loro di usufruire – a volte addirittura di conoscere – le politiche multiculturali progettate e attivate per loro dalle amministrazioni locali”.
No, non sono brani tratti dalla stampa relativa ai recenti drammatici fatti di Rosarno, ma “quarte di copertina” di alcuni titoli di una collana di studi di antropologia culturale (curata da Ivo G. Pazzagli per la mia casa editrice) usciti negli anni scorsi:
Matilde Callari Galli, Ivo Giuseppe Pazzagli, Bruno Riccio, Daniele Ventura – Adina Sgrignuoli
STEREOTIPI E RETI SOCIALI TRA LAVORO E VITA QUOTIDIANA, 2004
Matilde Callari Galli, Giovanna Guerzoni, Bruno Riccio
CULTURE E CONFLITTO, 2005
Ralph Grillo, Jeff Pratt – Bruno Riccio
LE POLITICHE DEL RICONOSCIMENTO DELLE DIFFERENZE, 2006
Matilde Callari Galli,
MAPPE URBANE – PER UN’ETNOGRAFIA DELLA CITTA’, 2007
Pochi giorni fa è uscita una trilogia sul tema “Contesti urbani, processi migratori e giovani migranti” che nel piano delle ricerche di rilevanza nazionale ha ricevuto un finanziamento biennale dal Ministero dell’Università e della Ricerca.
Lo studio, condotto dal solito gruppo di antropologi e ricercatori coordinati da Matilde Callari Galli, svoltosi fra il febbraio 2007 e il febbraio 2009, riguarda le modalità e gli stili di vita dei residenti e degli immigrati recenti nelle nostre città, nel tentativo di individuare gli andamenti e le dinamiche di queste interazioni attraverso gli strumenti propri delle scienze sociali.
Le drammatiche vicende di Rosarno, pur così specifiche e diverse – riguardando fenomeni gravi di xenofobia, di esclusione e di interferenze della malavita organizzata, piuttosto che le civilissime problematiche dell’inclusione - si dimostrano dunque non solo come un dramma annunciato (basta guardare i filmati di un anno fa su Youtube), ma un dramma che poteva essere “studiato” (politicamente) con quegli strumenti tecnologici arretrati e obsoleti che ci ostiniamo a chiamare libri ma che da tempo, almeno sul nostro catalogo, sono disponibili anche in versione e-book.
C’è solo da augurarsi che il Ministro Maroni e il suo staff prestino più attenzione, d’ora in avanti, a questo genere di studi, elaborati dall’Università e prodotti dall’editoria italiana, che certamente sono fin qui sfuggiti alla loro attenzione: da parte nostra saremo felici di fargliene avere una copia in omaggio.
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Auguri amari
postato da mario guaraldi in Uncategorized, Varie
Amari gli auguri che mi sento di fare da una Puglia dilaniata da una lotta ormai endemica fra il Governatore uscente Nichi Vendola e il sanguigno sindaco di Bari Michele Emiliano: una lotta-simbolo che ci consente di osservare al microscopio la catastrofe storica rappresentata dall’implosione della sinistra nel nostro Paese.
Avevo avuto occasione di ascoltare il sindaco Emiliano – strano nome per un pugliese doc – al Meeting di Rimini, in occasione di una tavola rotonda assieme a Calderoli e a Formigoni, e ne ero rimasto colpito: un populista vero, uno straordinario marpione che in pochi minuti era riuscito a conquistare la platea ciellina spandendo a dritta e a manca “gratitudine immensa” per l’invito ricevuto e un’umiltà fratesca. Aveva blandito persino Calderoli sul federalismo fiscale per poi farlo apparire quell’analfabeta politico (e non solo) che è, ridicolizzandolo sui suoi “richiami alle armi” con un ben più efficace e trombonesco ricorso alla retorica patriottica di chi si dichiara “vero figlio di carabinieri” che hanno dato un contributo di sangue alla Patria (come tutto il Sud) e che si mette sull’attenti quando sente l’Inno di Mameli! E ancora: punzecchiando un brizzolato e sorridente Formigoni adagiato sul triclivio della sua superiorità lombarda, elencandogli come in una litania lauretana i molti primati della sua Puglia (pugliese persino l’ingegnere inventore del common-rail! Tutti salmi finiscono nella gloria della Fiat!) e lasciargli invece tutto intero il primato della massima presenza mafiosa sul territorio lombardo; là dove invece la sua Bari è del tutto “ripulita” e oggi si può tranquillamente passeggiare nel centro storico senza tema di scippi!
Insomma, un genio.
Un genio politico tutto pugliese, come quello del perfido baffetto D’Alema, dell’emiliano (qui aggettivo) Casini (pugliese d’origine anch’egli!), del gaio e oggettivamente bravissimo Nichi Vendola, espressione di quella predisposizione della sinistra alla diversità (soprattutto sessuale) che dalla battaglie dell’Arci-Gay di Grillini in poi ne ha fatto il partito del gay-pride, dei frequentatori di trans (povero Marrazzo!) delle profetesse lesbiche tipo Anna Paola Concia, pugliese anche lei, figurarsi. Insomma, a voler essere volgari e un po’ qualunquisti, un partito da “altra sponda” rispetto a quella celodurista di un Bossi (colpito da ictus – si dice – sul durissimo campo di battaglia di una nota soubrette), o a quello di Silvio-superdotato che sa far felice sul lettore di Putin persino una professionista come la D’Addario , pugliese anche lei, ci mancherebbe, munita di tutto l’occorrente, registratore incluso. Insomma, un partito, il PD, cui sembra piacere molto “prenderlo in quel posto”, anche politicamente parlando… E a proposito di qualunquismo: sotto casa mia, nel centro storico di Noci, in questa Puglia dei trulli e del lusso sfrenato (mai viste tante Ferrari e tanti Suv come da queste parti…), in questa regione che ha votato a furor di popolo il Governatore con l’orecchino, c’è la sede dell’”Uomo Qualunque”, giuro, proprio quello, il mitico movimento fondato da Giannini, nel dopoguerra, che per un attimo fece tremare i Partiti cosiddetti “storici”, col suo logo vintage e il tricolore! Oggi è un “circolo culturale” frequentato da brave persone che mangiano e bevono in sede e mi salutano quando rincaso…
Diciamolo: siamo di fronte a una farsa della politica. Una drammatica pochade.
Quella che abbiamo sotto gli occhi è una ridicola riduzione della politica a performance di doti individuali di qualunque tipo : ego giganteschi a confronto , uno contro tutti. Quella cui assistiamo impotenti è la fine definitiva dei Partiti organizzati attorno a un’idea , a una concezione del mondo. I nuovi partiti sono ormai raggrumati solo attorno ai carismi personali dei capi, giacché per tutti c’è ormai un’unica concezione del mondo meritevole di essere perseguita : il potere. Lo aveva ben capito Pannella (altra sponda anche lui) nemico dichiarato della Chiesa e grande accusatore dei suoi “misfatti”; ma anche grande formatore di personalità liberate da ogni “limite (morale) cattolico” come Capezzone, roba da rabbrividire!
La politica è Dio e Berlusconi il suo Profeta!!!
Oggi , il modello di aggregazione politica sembra caso mai preso in prestito – in positivo, s’intende! – dalle famiglie mafiose, dai Clan camorristici o dalle Logge più o meno deviate. C’è la Famiglia Berlusconi come il Clan Vendola. La Famiglia perdente dei prodiani e la Cosca ribelle di Fini. C’è persino, oserei dire, la Gran Loggia Dipietrista, gli irriducibili Zorro del progetto di rivoluzione istituzionale “Mani Pulite” inventato dal Gran Picconatore gladista Kossiga, che ancora oggi, a distanza di vent’anni , replica la farsa da guardie e ladri di Totò-Fabrizi nei panni di Berlusconi-Di Pietro… In questa sfacelo Casini recita eroicamente il ruolo del potenziale “salvatore”: quello che avrebbe il potere di far vincere Emiliano in Puglia, per esempio; quello che potrebbe allearsi con Fini per mettere finalmente in crisi il Capo del Governo; quello che dovrebbe garantire il ritorno alla “normalità” della politica moderata. Un sogno centrista destinato, temo, a un brusco risveglio: l’anomalia politica attuale – la violenza verbale, l’enormità delle ricchezze accumulate grazie alla politica, l’arroganza del potere, la sessualità esibita e drogata, la follia della finanza fine a sé stessa – è ben lungi dall’aver scaricato la propria energia entropica. E’ figlia di una de-generazione culturale nata molti anni fa, con la consacrazione della televisione a unica vera Agenzia educativa nazionale: un mostro. Inevitabile, certo. Ma una vera classe politica avrebbe almeno tentato di mettere in campo degli anticorpi, dei contrappesi.
Invece è successo il contrario: la sinistra non solo non ha capito qual’era la posta in gioco ma ha giocato a fare il gioco imposto dalle nascenti televisioni cosiddette commerciali dell’attuale capo del Governo. Povero Celli, in che trappola sei caduto! E adesso giustamente non hai titolo per invitare i nostri giovani ad andarsene da questo Paese! Hai cavalcato il mostro e non ti sei accorto che il Grande Fratello esisteva ormai per davvero. Questa politica è figlia legittima di questa “educazione televisiva” alla rissa, al turpiloquio, all’esibizione corporea, al denaro vinto con un “pacco”…
Rileggetevi “Il Mondo Nuovo” di Aldous Huxley: siamo davvero stati condizionati in provetta. Ci vorrà, temo, ben più di qualche appello all’ emergenza educativa per rimediare i danni compiuti.
Attrezziamoci a una battaglia culturale di lunga durata, scaviamo in Internet le nostre trincee, carichiamo sui nostri e-Reader tutti gli e-books di cui dovremo nutrirci nei prossimi quarant’anni di traversata del deserto culturale che abbiamo di fronte…
A PROPOSITO DI BEFANA: AUGURI A TUTTE LE AMICHE!
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Buon Natale a tutti
postato da mario guaraldi in Uncategorized, Varie
Rorate coeli desuper
Stillate, cieli, dall’alto
e le nubi facciano piovere la giustizia;
si apra la terra
e produca la salvezza…
(Isaia 45, 6-8)
Misericordia e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
La verità germoglierà dalla terra
e la giustizia si affaccerà dal cielo.
(Salmo 84)
A pochi giorni dal Natale, per la prima delle “Tempora” d’inverno, oggi quasi dimenticate, la Chiesa propone, nella sua estrema saggezza, queste letture che mi sembrano davvero l’unico augurio meritevole di essere proclamato agli amici e ai nemici, in questi tempi di ingiustizia, di menzogna, di lacerazione e di degrado.
Per non soccombere alla vergogna di come quotidianamente viene ormai vilipeso il bene dell’intelligenza e della verità delle cose, abbiamo davvero bisogno di invocare che il Cielo pianga su di noi lacrime di Giustizia; di sperare che giustizia e pace si bacino invece di scontrarsi, innescando quel meccanismo perverso che sempre più assomiglia ad una guerra in-civile.
Abbiamo bisogno di credere – nonostante le apparenze più nefaste – che la profezia di Isaia si è avverata: che la Verità è davvero germogliata dalla terra, in un piccolo villaggio della Palestina, dove ancora oggi si sparge sangue; e che la Giustizia si affaccerà dal Cielo, per giudicare i vivi e i morti.
Noi, nel piccolo campo culturale che ci è stato affidato, cerchiamo di tenere saldo il senso della dignità, del rigore intellettuale e della speranza. “Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria”.
Buon Natale a tutti,
Mario Guaraldi
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La conquista del web. Profeti, esploratori e truppe d’invasione
postato da mario guaraldi in Cronache dal Far Web
Per il mondo dell’editoria, la rivoluzione digitale inizia quando si capisce che un libro è il suo contenuto, non la sua forma.
Per molti colleghi questa rivoluzione non è mai avvenuta, o per meglio dire non è ancora avvenuta.
Gli amanuensi, i calligrafi e i miniatori hanno continuato a fare egregiamente il loro mestiere ancora per oltre mezzo secolo dopo Gutenberg. Il Duca di Urbino si vantava di non avere un solo libro a stampa nella sua biblioteca, ma non poté fare a meno di utilizzare, per le sedute esterne del suo splendido Palazzo, le immagini delle macchine belliche disegnate da Matteo de’ Pasti per l’incunabolo dell’opera di Roberto Valturio stampato a Verona nel 1472: più semplici che non le fantasiose versioni miniate nei 22 codici realizzati dallo scriptorium riminese del grande umanista.
Una mia laureanda ha fatto una tesi sull’evidenza, emersa a lezione, che ogni “salto tecnologico” comporta in prima istanza un calo della qualità estetica del manufatto. Ancora oggi appare difficile dire che una buona stampa offset possa essere migliore della foto originale. Troppi “passaggi” rendono arduo il compito. Ma paradossalmente, l’estetica, nell’era della sua riproducibilità tecnologica, doveva attendere l’avvento del digitale per poter accettare la sfida: oggi una stampante Indigo può calibrare l’immagine da stampare direttamente e al vivo nel confronto con l’originale; e la zoomabilità dell’immagine digitale fino a molte centinaia di volte consente “letture” dell’originale impensabili per l’autore stesso.
Queste “visioni”, queste zoomate della fantasia, sono tipiche dei “profeti”. Essi vedono oltre l’attualità tecnologica del momento. Il profeta è l’ecografista del futuro. Egli vive ai margini del mercato, lo conosce ma non lo ama. Non lavora per le Ausl. É una sentinella. Preferisce le alture da cui scrutare l’orizzonte. Sentinella, dimmi, che turno è della notte dell’editoria? Dal ramo del fico quando intenerisce e mette le gemme sa che l’estate digitale è vicina.
C’è una specie di legge che regola le evoluzioni, una specie di maturità dei tempi. La rivoluzione è solo il piccolo momento di rottura conclusivo di una lunga gestazione della novità . Come la rottura delle acque nel travaglio del parto. Ma non è quello il clou dell’evento. Deve prima apparire il volto del neonato perché l’avventura abbia inizio davvero, prima che si possa parlare di una nuova vita che si sviluppa e avanza sulla inesorabile decadenza di chi l’ha generata.
L’e-book – il libro digitale che ha bisogno di un nome straniero per definirsi – è il neonato di cui stiamo parlando; ha ancora gli occhi chiusi ma un prepotente bisogno di nutrirsi. I fratelli cartacei più grandi cercano subito di soffocarlo, come Freud insegna, ma il fantasma fratricida si stempererà presto in una specie di presa di controllo contrabbandato da istinto di protezione.
I vari e-Reader, i Kindle, gli i-Rex, i Sony, i Samsung sono i primi giocattoli che genitori apprensivi gli rovesciano addosso per stimolarne lo sviluppo. I genitori abitano in Internet, la città planetaria, si chiamano Google e Amazon, bibliotecario lui, libraia lei: sono gli apripista di una mutazione genetica da cui si aspettano molto; e su cui investono molto. Nonno Microsoft e nonna Murdoch stanno a guardare irritati questi figli voraci che vogliono spartirsi l’eredità. Ma i capostipiti sono ancora capaci di generare, forse, qualche figlio della vecchiaia che faccia Bing. E sicuramente non si faranno spogliare senza qualche scapaccione legale. Né i nonni né i genitori sembrano consci del fatto che il nipotino e-book è geneticamente modificato e nessuno sa esattamente a cosa sia destinato.
Ma presto sarà guerra totale. Presto arriveranno le truppe di invasione. Armageddon sta armando i propri bit, sta cercando di controllare le vie del web, cerca di imporre dazi sulle autostrade di Internet, inventa virus, ripropone antiche gabelle, alza barriere.
La posta in gioco è il Diritto d’autore, il nemico da battere la gratuità. Il copyright è una invenzione giuridica recente, la gratuità una antica pretesa della Natura. Una domanda inespressa corre muta nel web: la cultura è una merce, un servizio o un bene comune, come l’aria o l’acqua? Anche l’acqua, lo sappiamo, può diventare un business, e in un mondo carente d’ossigeno non mi stupirei che apparissero presto anche i contatori d’aria, delle bombole a pagamento. Ma oggettivamente il problema esiste: come guadagnare commerciando l’immateriale? Come remunerare la creatività? Non si tratta di salvaguardare una normativa, ma di inventare un diverso modo di far fruttare la gratuità della rete; di far pagare un servizio multiforme che muta pelle a seconda dei devices cui è destinato.
Per il momento, l’e-book non è ancora precettato, per ora lo tengono sotto tiro solo con la stupidità del new-age, con la voracità dei DRM. Il giovane e-book guarda con trepidazione al mondo della Scuola e alla galassia dei sistemi bibliotecari: ma i suoi potenziali alleati lo ricambiano ancora con sospetto. Lo temono. Temono la carica dirompente di un nuovo modo di concepire la didattica, di un modo virale di diffondere la cultura. Non aveva evidentemente fatto troppo male la prima bordata delle truppe d’assalto contro le Biblioteche, pretendendo da queste il pagamento di diritti sul prestito bibliotecario. Solo un’avvisaglia, attente a non tradire la carta! Non stupisce che ora Murdoch chieda i diritti a Google per indicizzare i contenuti delle sue news.
Si, la guerra scoppierà. Ancora una volta prevarrà la notte della ragione come nella piovosa San Francisco di Blade Runner? “Ho visto cose che voi umani…”. Sarà una colomba che si libra nella pioggia, il finale, o una pagina di Moby Dick sfogliata sul Kindle con l’immagine del capitano Achab trascinato sul fondo?
Chissà. La guerra scoppierà, il profeta avrà nuove visioni, le truppe si sposteranno per altre invasioni. L’e-book diventerà grande. Quale sarà il suo volto ancora non lo sappiamo. Ma sappiamo per certo che tutti lo capiranno, non escluderà nessuno, parlerà mille lingue e anche i ciechi lo vedranno…
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Le leggi fondamentali della stupidità editoriale
postato da mario guaraldi in Editoria digitale
Otto euro e ottanta centesimi è la somma che vi suggerisco di dedicare all’acquisto dell’ennesima – ma davvero ennesima ! – edizione di un libricino che dal 1988 (data della sua prima uscita “ufficiale”) alimenta il mio peccato di invidia nei confronti dell’editore Il Mulino.
Va da sé che il libricino, di sole 84 pagine in formato 11×17.7, è un piccolo capolavoro, e vale ben più degli 8,80 € che costa.
Io che sono tutto tranne un collezionista, compro compulsivamente ogni nuova edizione di questo celeberrimo libello di Carlo M. Cipolla un po’ perché la regalo o la presto (che è lo stesso), un po’ perchè lo nascondo e non lo ritrovo, un po’ perché mi hanno dato da bere che la prossima edizione sarà illustrata da Tullio Pericoli… e naturalmente non è vero; ma io sono contento lo stesso. Il suo titolo è intrigante: Allegro ma non troppo; è famoso soprattutto per il saggio su Le leggi fondamentali della stupidità umana, ma il testo dedicato a Il ruolo del pepe nello sviluppo economico del Medio Evo è un capolavoro di ferocia nei confronti di storici e sociologi (a dispetto della pretesa del suo autore di aver scritto semplicemente un’operetta comica). Dovrebbero insegnarlo a scuola fin dal primo biennio, come pre-testo scolastico per vaccinare professori e allievi dal virus di stupidità trasmesso da gran parte dei testi di storia e geografia.
Una domanda comunque mi urge e vorrei che gli amici del Mulino mi aiutassero a scioglierla: ma perché proprio otto euro e ottanta?
Capisco che il pricing sia una delle cose più sofisticate e complesse della moderna economia aziendale, ma benché io insegni Editoria al corso omonimo presso l’Ateneo di Urbino, e benché abbia indagato la cosa presso i miei illustri colleghi di marketing, calcolando e ricalcolando tutte le voci del processo di produzione industriale del libro, confesso di non esserne ancora venuto a capo.
Dicevo che il 1988 – cioè ben 21 anni fa – è la data della prima edizione “ufficiale”. Cosa voglia dire ce lo spiega lo stesso Prof. Cipolla, state bene a sentire.
“(I due testi che compongono l’operetta) furono originariamente pubblicati anni addietro – rispettivamente nel 1973 e nel 1976 – in lingua inglese e in edizione riservata per soli amici. I due saggi ebbero però un insperato successo e mentre talune persone cercarono di procurarsene copia tramite amici e conoscenti, altri più intraprendenti ne fecero copie xero-grafiche o addirittura manoscritte che circolarono più o meno clandestinamente. Il fenomeno assunse proporzioni tali che l’editrice il Mulino ed il sottoscritto finalmente decisero di procedere ad una edizione ufficiale e pubblica che qui si presenta…”.
Mi colpisce quel “più intraprendenti” riferito al fenomeno della circolazione clandestina! Cosa direbbe, oggi, il Prof. Cipolla, se scoprisse che il suo testo è scaricabile da qualsiasi torrent, chiudendo il cerchio del suo esordio clandestino “in rete”? Ne sarebbe dispiaciuto?
Di certo lo sarebbe il suo editore, che dedica ben 6 righe del colophon a scandire:
“Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere fotocopiata, riprodotta, archiviata,memorizzata o trasmessa in qualsiasi forma o mezzo – elettronico, meccanico, reprografico, digitale – se non nei termini previsti dalla legge che tutela il Diritto d’Autore ( le maiuscole sono originali, ndr). Per altre informazioni si veda il sito www.mulino.it/edizioni/fotocopie“.
Francamente, sembra più Diritto d’Editore (con le maiuscole) che non Diritto d’Autore, che ve ne pare?
Possibile che non sia passato per la testa all’editore bolognese che, forse, avrebbe potuto far circolare il capolavoro di Cipolla in PDF – beninteso protetto ! – o farlo scaricare in streaming dalla sua piattaforma, facendolo pagare solo 2,64 € (diconsi due euro e 64 centesimi) invece dei misteriosi 8,80 € ?
Come vengono fuori i 2,64 €? Semplice: togliete dal prezzo di copertina il 50% di costi distributivi e il 20% di costi industriali, et voila! il miracolo della riduzione del prezzo di copertina è compiuto. Quanto guadagna il Prof. Cipolla sul suo delizioso libricino cartaceo? Diciamo il 10%? Dunque 0,88 centesimi a copia. Bene, lasciamogleli pure. Il Mulino guadagnerebbe la stessa identica cifra per le due versioni, ma i lettori avrebbero risparmiato il 70% …!
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I Bibliotecari non amano gli Editori
postato da mario guaraldi in Biblioteche, Profezie
Vi siete mai domandati perché mai i bibliotecari non comprino i libri direttamente dagli editori con lo sconto riservato ai distributori (50% e oltre) e preferiscano invece comprare dal libraio sotto casa col 20% di sconto? C’è una legge che lo impone? Non credo. E allora, come si spiega? Non vi sembra che così facendo i Bibliotecari arrechino un danno alla collettività oltre che alla cultura? Non vi sembra uno spreco pazzesco di risorse soprattutto in tempi di crisi come quelli attuali?
Non sarà magari per pigrizia, (per fanullaggine, direbbe il Ministro Brunetta), perché è troppo gravoso e complicato vagliare le decine di migliaia di novità che escono annualmente, ed è più facile basarsi sui “consigli” del libraio? Ma se anche così fosse stato un tempo, oggi basterebbe un click al sito dell’Istituto Centrale per il Catalogo Unico per essere informati sulle novità e valutare la politica di acquisti più coerente con la mission della propria Biblioteca…
O non sarà piuttosto per sottrarsi alle presunte potenziali “pressioni” degli editori? Ma se così fosse, basterebbe un decreto ministeriale che regolamenti le modalità con cui gli editori debbono sottoporre le loro novità al sistema bibliotecario, come in Danimarca e in Svezia, se ricordo bene, qualche mese prima dell’uscita nei circuiti commerciali, per consentirne la valutazione e la prenotazione. In tal modo si prenderebbero molti piccioni con un’unica fava: si sottoporrebbe la produzione editoriale al vaglio competente dei bibliotecari, abbandonando i titoli più commerciali al loro destino di mercato, e tutelando invece le opere culturalmente più meritevoli di conservazione e di prestito. Gli editori saprebbero fra l’altro in anticipo che una parte della propria tiratura è assorbita dal sistema bibliotecario e ciò rappresenterebbe una vera boccata d’ossigeno per gli editori di cultura! Ma soprattutto si favorirebbe la collocazione potenzialmente totale di tutti i libri in formato e-book favorendo finalmente la creazione di quei benedetti scaffali digitali che oggi faticosamente vengono promossi solo da qualche privato (www.medialibrary.it) e sperimentati solo da alcuni sistemi bibliotecari del Nord.
Perché queste domande e queste considerazioni apparentemente bizantine, da parte di un editore, sul mondo delle Biblioteche? Ma perché i sistemi bibliotecari rappresentano la più formidabile ed estesa rete di presidio culturale sul territorio che si possa immaginare: un vero sistema venoso attraverso cui i contenuti cartacei corrono lungo tutto il corpo del paese Italia, dell’Europa, del mondo intero, fino alle regioni più lontane. Un sistema che oggi può diventare arterioso se collegato al cuore pulsante dell’editoria, intesa come il luogo in cui si progettano e si realizzano i contenuti culturali messi in circolo. Un sistema capace di trasmettere potenzialmente contenuti in forma digitale in oltre 1.000 lingue scritte, a costo zero, sulle autostrade del web 2.0, favorendo l’integrazione multietnica e la formazione delle nuove generazioni.
La rete commerciale delle librerie e persino delle cartolibrerie-bazar, così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, con le sue poche centinaia di “punti vendita”, appare ridicola, scompare letteralmente rispetto al radicamento capillare del sistema bibliotecario. Sbagliano i miei amici di Feltrinelli e Coop se pensano che basti aumentare gli spazi espositivi – creare delle grand-surfaces e controllare monopolisticamente quanti più possibili punti vendita di un prodotto cartaceo chiamato libro – per vincere la scommessa della sopravvivenza commerciale del libro e della filiera di “pizzi” percentuali sul suo prezzo di copertina che lo soffocano…Quando avremo il coraggio di ricominciare a ragionare su quanto appaia anacronistico il “prezzo imposto” del libro, con calcolo a ritroso delle percentuali di remunerazione di ogni passaggio commerciale, in contrasto evidente con la logica democratica di ogni imposta sul valore aggiunto? Andate in qualsiasi Coop o Conad o Discount e vedrete quanto è rispettato il prezzo imposto!
Non appena il Sistema bibliotecario avrà accantonato la propria arroganza di casta della conservazione e si sarà aperto alla logica del Consorzio acquisti fatti direttamente alla fonte (con sconti da Centri commerciali!), alla logica dello scaffale digitale e a quella degli “shop” interni alla Biblioteca dove si potranno comperare e-book Reader di ultima generazione e i contenuti per gli stessi a pochi centesimi, dove si potranno consultare migliaia di giornali online in tutte le lingue, stampare on demand, riprodurre in fac-simile i pezzi rari conservati fra i fondi antichi e fatti rivivere da moderni Bibliotecari-Editori; ecco, in quel momento, la cultura – verso sangue pulsante delle civiltà – potrà vantarsi di aver sconfitto la barbarie attuale. È fantascienza? No, lo sostengo dal lontano 1999 quando presentai prima a Ljubjana poi a Strasburgo, su invito del Consiglio d’Europa, una relazione intitolata appunto “Ma non è fantascienza” in cui immaginavo una nuova economia del libro vista dai vari angoli di visuale dell’editore, del distributore, del libraio e del bibliotecario. Rileggerla oggi fa in qualche modo tenerezza.
Scarica QUI l’invito del Consiglio d’Europa del 1999
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1500 libri in palestra
postato da mario guaraldi in Eventi, Varie

Il simbolo di “infinito” disegnato con 1500 libri sul pavimento di una grande palestra; 1500 STUDENTI di un liceo che divisi per classi arrivano ignari in palestra, al ritmo di una ogni 10 minuti, per scegliersi ciascuno un titolo fra i 33 classici disposti random a costituire l’infinito della cultura, da portarsi a casa, a fine mattina. Misterioso regalo di un piccolo editore all’estrema periferia dell’impero. Strana “libreria” virtuale e analogica al tempo stesso, questa che emerge dalla banalissima idea di regalare libri agli studenti invece di mandarli al macero. Poi, l’incontro in Aula magna, con 8 classi e i loro insegnanti, a seguire e interloquire con la lectio di Gian Marco Malagoli* sull’uso delle nuove tecnologie nella Scuola: ragazzi esterrefatti che ci si potesse “divertire”, imparando; insegnanti colpiti al cuore dalla facilità con cui il dovere si può trasformare in piacere: piacere della cultura, del fare cultura, dopo decenni di conati di vomito degli allievi di fronte alla mostruosità dei vecchi libri di testo, di clisteri di finta cultura… Piacere di insegnare in classi di nativi digitali felici di poter finalmente insegnare qualcosa ai loro insegnanti…
No, non è un sogno quello sto raccontando: è la telecronoca di un evento che potrete presto vedere** con i vostri occhi in rete, e che si ripeterà per 5 settimane in diverse scuole riminesi in cui si giocherà nel mese di novembre la stessa sfida lanciata al mondo della scuola…
Per tutti gli sfiduciati, un messaggio di speranza. Cambiare la Scuola, si può!
* scarica QUI il pdf della presentazione dell’evento e QUI l’abstract dell’intervento di Malagoli
**prossimamente su questo blog ;)
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Universi paralleli
postato da mario guaraldi in Profezie
Riprendo il tema del “Far Web” attuale.
Vi consiglio di leggere la storia incredibile del viaggio nel Far West dell’antenata prediletta di Oriana Fallaci, uno dei suoi tanti DNA raccolti e catalogati nello splendido romanzo postumo Un cappello pieno di ciliege.
Oriana era una donna odiosa (in Romagna si dice sgudébla, sgodevole, il contrario di godevole…), ma questo suo romanzo la riscatta tutta intiera…
Beh, questo capitolo del suo viaggio nel Far West mi sembra istruttivo anche per il nostro Far Web attuale : vi si trovano anacronistici pellerossa che mirano al tuo scalpo, ma anche mormoni pluriammogliati, bari e bare (nei due sensi), puttane e pianisti. E una quasi totale assenza di regole. Il tutto mentre a New York si viveva appieno la bellezza della “modernità” e in Romagna i mazziniani venivano arrestati a Villa Ruffi come pericolosi sovversivi… La genialità dell’arcavola di Oriana consistette nell’essersi rapata a zero e nel girare con una vistosa parrucca. Di fronte al terrorizzato capo indiano che le era addosso per privarla del biondo trofeo, la nostra Oriana-ante-litteram, con un urlo orrendo, si scalpa da sola, gettando lontano da sé la parrucca. E salva la vita.
Viviamo in universi paralleli.
Va tutto bene, se ci mettiamo d’accordo su di un punto: per noi vecchi, quindici anni sono solo uno sputo. Per i nostri figli sono l’inizio della storia… E non è detto che nascere a Rimini sia un privilegio rispetto a nascere a Dakar….
Da qualche parte, a Dakka, a Bamako, a Kengou o sulle Ande , sta’ nascendo in questo momento qualcuno che rivoluzionerà ulteriormente quello che a noi pare solo futuribile.
La Scuola ha senso solo se diventa il Laboratorio di sintesi degli universi paralleli…Cioè: se farà cultura.
Mario Guaraldi è il fondatore dell'omonima 


