Aug
01

Content is king.

postato da mario guaraldi in Biblioteche, Editoria digitale, Eventi


Come ci piace questa frase !

È un po’ come dire che il nome più bello di Patria è Biblioteca. Già, perche biblioteca vuole dire “contenuti”, e noi subito aggiungiamo “culturali”: le radici della Patria stanno nella sua cultura e la sua cultura sta in Biblioteca. Dunque, Google è la nostra vera Patria !

Già. Ma è vero anche che di notte tutti gatti sono neri e solo il fatto che i libri fossero di carta li rendeva merceologicamente “simili”.

Ma oggi, con l’e-book ?

Non c’è più nulla che garantisca che una cazzata new-age sugli angeli, un saggio di “autoaiuto” su come aumentare la propria “autostima” erotica facendo ciuf-ciuf a tutto spiano, un libro di filosofia teoretica, un trattato di troduttologia e uno di storia dell’arte di un pittore minore del settecento, siano la stessa cosa.

Anzi, sono “generi” radicalmente diversi, spesso e volentieri opposti. Contenuti diversi, prodotti diversi.

E allora? Iva a parte, cosa succederà sulle nuove piattaforme distributive, dato che, appunto, “content is king”? Cosa caratterizzerà il futuro dell’e-book, di questo contenuto “immateriale”, nel nuovo mercato planetario dei contenuti ?

Questo “re” agognato è il vero discrimine del futuro digitale: “a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.

Tradotto: al Mercato quello che è Merce (magari deteriorata, o “scaduta”, o transgenica, insomma i “libracci”, e alla Cultura ciò che le compete: la ricerca, la qualità, soprattutto la formazione. Che qui chiamiamo, con orgoglio ed enfasi, “la nicchia”.

Linea di confine, come sempre ambigua, l’informazione e la narrativa: che possono scegliere (e scelgono) di stare al di qua o al di là della frontiera….

Su questi argomenti il seminario all’eBookFest, 10/11/12 settembre 2010 a Fosdinovo

Jul
18

Perché non sottoscriverò la petizione lanciata da Raffaele Barberio

Lettera aperta ad Agostino Quadrino di Garamond

Caro Agostino,

visto che lunedì 19 hai aderito al programma di Barberio e interverrai dunque al “lancio” del suo sito www.ebook.it, lascia che motivi – a te a tutti gli amici che parteciperanno all’incontro nella prestigiosa Sala della Mercede alla Camera – perché non sottoscriverò la petizione di riduzione dell’IVA degli e-books al 4% nell’attuale ambiguità legislativa che “regola” il commercio librario.

Tu ricorderai che la battaglia dell’AIE per ottenere l’IVA agevolata all’epoca si era incentrata proprio sui “meccanisi di resa” che caratterizzano il commercio librario. I libri “venduti” alle librerie non sono in realtà tali fino al definitivo sell-out che si realizza con l’acquisto da parte del cliente: il continuo andirivieni fra libraio, distributore ed editore avrebbe reso micidiale la tenuta contabile dell’Iva a credito e a debito.

Va anzi ricordato in questa sede che il vecchio libro cartaceo è l’unica “merce” che obbligatoriamente ha un “prezzo imposto”, per cui il concetto stesso di Imposta sul valore aggiunto è un non-senso: bisognerebbe infatti parlare non di IVA ma di una IVS, un’Imposta sul Valore Sottratto, giacchè tutto il suo meccanismo commerciale è basato su sottrazioni percentuali dal prezzo imposto di copertina: tot al distributore, tot al promotore, tot al libraio ecc. Non starò qui a ricordati le mie battaglie di una vita contro la logica aberrante del “prezzo imposto” e della percentuale intesa come “pizzo”che regola la distribuzione dei benefici di vendita ai vari protagonisti della filiera. A partire dal concetto stesso di “diritto d’autore” calcolato su un prezzo di copertina stabilito sempre arbitrariamente su “ipotesi” di venduto, inevitabilmente sempre sbagliate o per eccesso o per difetto! Rileggiti un po’ dei miei vecchi studi in proposito.

Quello che mi preme qui ricordare a te e agli amici che interverranno al dibattito è che per il libro cartaceo la normativa prevedeva banalmente una resa fisiologica per così dire “scontata in partenza”: ecco la ragione dell’IVA ridotta al 4%! Non la “nobiltà” della merce, non un privilegio della “cultura”, ma un semplice calcolo meccanico di come funziona il via vai del libro fra i magazzini dell’editore e gli scaffali delle librerie, regolato da quella micidiale legge non scritta chiamata “diritto di resa”. Unica protezione del libraio, è vero; ma anche vero responsabile della bulimia produttiva che caratterizza un mercato per sua natura affetto da nanismo: un migliaio di punti vendita in tutto, concentrati nelle mani di cinque grandi gruppi.

Fortunatemente, le modalità online del commercio dell’e-book fanno apparire per quello che sono, medievali, le logiche del “diritto di resa”: un libro scaricato dalla rete è venduto e basta! Ma è ovvio che facciano finta di non capirlo i colleghi che controllano ampi segmenti del mercato cartaceo, che si devono difendere dal rischio di improvvise rese milionarie, se il “sistema” si incrinasse e volvesse troppo rapidamente a favore della circuitazione digitale…

Ed eccoci al punto.

L’ebook, col suo contenuto immateriale, ripropone a tutto il sistema editoriale, in maniera non ambigua, la sua natura di servizio culturalmente rilevante offerto alla cittadinanza, a partire dal mondo della Scuola: non solo la sua natura di merce, che tuttavia non è estranea neppure al mondo degli ebook, senza scandalo per nessuno.

Nel mondo dei contenuti immateriali il concetto di “prezzo imposto” fortunatamente si vanifica e manifesta tutto il suo anacronismo storico. Lo stesso libro-servizio lo si troverà a prezzi diversificati sulle diverse piattaforme distributive. Kindle raddoppia il prezzo indicato dal proprietario dei diritti (non più necessariamente solo l’editore, così come lo concepiamo oggi) in relazione ai vari Paesi di destino (da cui viene originato l’ordine), ai cosiddetti delivery-cost e ai relativi sistemi di tassazione. Lo stesso libro sarà acquistabile a 5 dollari negli USA e a 10 in Europa, e così a seconda delle varie Piattaforme Distributive che fra non molto pulluleranno nel web. Per lo stesso motivo diventa irrilevante, rispetto al prezzo di vendita, il fatto che l’ebook sia di 500 pagine o di 32: entrambi potrebbero costare 9,90 dollari.

In questo quadro appena abbozzato sarebbe dunque più logico dedurre il contrario di quanto assunto dalla petizione che viene oggi proposta: bisognerebbe cioè avere il coraggio di rinunciare al prezzo imposto di copertina (anche per il libro di carta) e accettare la logica di una vera Imposta sul Valore Aggiunto: ripensata però in funzione della tipologia del servizio offerto, come già si attua ad esempio per molte merci definite “di lusso”, giustamente caricate di una IVA più pesante.

Non ti sembrerebbe corretto, ad esempio, ipotizzare che i libri scolastici meritino un’Iva del 2% mentre i Libri di cucina quella del 20%, o che i Coffee-table Books possano sopportare tranquillamente il 30%? Riterresti scandaloso ipotizzare che i libri acquistati dal Sistema Bibliotecario per il prestito gratuito dei contenuti immateriali siano esenti Iva e che gli stessi venduti ai librai per ricavarne un beneficio economico siano trattati al 20?

Mi obietti che è pericoloso entrare nel merito delle “tipologie”: un’opera dell’ingegno è tale e ha (o non ha) un valore indipendentemente dalla sua destinazione. Ti rispondo: si viaggia sia in Yaris che in SUV, ma con aliquote diverse e senza alcun giudizio di valore sulla qualità dei mezzi… Se il libro di carta poteva prestarsi all’equivoco merceologico della sua forma, non più per l’e-book: un libro sui funghi non è la stessa cosa di un testo di filologia romanza. Vedi dunque che non fa differenza a questo punto che si tratti di un libro di carta o di un cosiddetto ebook.
La battaglia per applicare a quest’ultimo un’agevolazione artatamente mutuata dal vecchio modo di commerciare la carta, è una battaglia di retroguardia, ambigua e da rigettare. E le paparazzate del Palazzo servono davvero a poco (e a pochi).

Sarebbe invece tempo di invocare una vera Costituente del Libro tout-court, come quella che dovremmo discutere come Consortium al Vega di Venezia o all’eBookFest di Fosdinovo: perché un libro è un libro in qualunque forma si presenti, è il suo contenuto non la sua forma.

Buon lavoro a tutti.
Mario Guaraldi

May
04

Un saluto a Ivan

postato da mario guaraldi in Varie

Frequentare Ivan era come fare un tuffo nel passato e ritrovarsi nel futuro, un’esperienza “fuori del tempo” enfatizzata anche dal luogo in cui operava e viveva, un borgo, un castello, una Lunigiana davvero “anacronistica” e terribilmente affascinante, uno sguardo “dall’alto”, l’occhio di un falco.

Frequentare Ivan a Fosdinovo era come risuscitare passioni politiche sepolte dalla modernità, imbalsamate dalla sfiducia e dallo sconforto, passioni bendate che già mandavano cattivo odore.

Ivan aveva adottato il nostro progetto di modernizzazione dell’editoria e dell’insegnamento con un entusiasmo arcaico, da cavaliere comunista. Il suo tempo si è spezzato improvvisamente, la sua morte una protesta controtendenza, come tutta la sua vita. Continuerà in Paradiso a lavorare per il nostro BookCamp, ne sono certo…

Ricordano Ivan anche Noa Carpignano, Gianni Marconato e gli Archivi della Resistenza.

Apr
25

Abbiamo del Far West la visione romantica (e magari anche drammatica) dei primi coloni che arrivavano e si insediavano in quei territori incontaminati e smisurati. Poi dev’essere velocemente subentrato l’inferno: la ferrovia, i villaggi che diventavano città, la speculazione, la corruzione, gli avventurieri, il malaffare…

Così nel Far Web.

Prima, pochi coloni romantici, qualche povero editorello scampato ai Cheyenne della PDE, qualche abile gestore di casinò on demand, insomma un paradiso da Tom Dooly. Poi di colpo tutti scoprono che anche nel Far Web si possono fare buoni affari e arriva la fiumana: produttori di hardware, venditori ambulanti di devices, distributori di manuali smaterializzati su come si guadagna con la compravendita di immobili, postini in veste di distributori digitali… I finanzieditori di città mandano in avanscoperta faccendieri e avvocati per tastare il terreno e metter pegno sulle situazioni più appetitose.

Tutto cambia nel web perché tutto possa rimanere immutato come nell’analogico: distribuire costerà sempre il 50% e il pricing del digitale imiterà quello cartaceo benchè non ci sia più da pagare carta stampa legatura libraio e via cantando la vecchia canzone dell’IVS, l’Imposta sul Valore Sottratto. Non una proposta, non uno straccio di Associazione confindustriale che si premuri di predisporre una Costituente della filiera editoriale, non un Osservatorio della Galassia libro digitale…

* E allora: ecco un gruppettino di amici che si ritrovano domani lunedì 26 aprile al Vega di Venezia – sotto l’ala protettrice di Monica Centanni (IUAV) e di Valerio Eletti (La Sapienza) – per tentare di mettere in piedi un “e-Book Consortium”. Per far che? Quello che altri non fanno. L’approccio alla lettura sta cambiando molto rapidamente come l’accesso alle informazioni; sta cambiando il concetto stesso di libro, di copyright e di editoria. Alcuni nuovi concetti si sono affacciati come la ‘coda lunga’, la ‘freenomics’, l’’open access’ (dichiarazione di Berlino) e lo straordinario fenomeno dei social network hanno ancora una volta messo in crisi e diviso i punti di vista degli editori, degli investitori, degli stessi lettori.
* Ecco l’ipotesi di dar vita a un polo di ricerca e sviluppo intorno alle questioni della lettura e della trasformazione digitale del libro e della conoscenza e dell’accessibilità massima garantita.
* Ecco l’idea di monitorare tutte le iniziative emergenti in ordine alle piattaforme distribuitive di contenuti digitali e in ordine ai nuovi devices prodotti e commercializzati.
* Ecco il progetto di un Osservatorio Permanente, che collabori attivamente con le eventuali fiere o Book Camp che si organizzano sul territorio.
* Ecco l’intenzione di favorire lo studio di nuove forme di tutela del diritto d’autore, chiamando a raccolta gli esperti e i giuristi specializzati (avvocati e docenti di diritto privato e internazionale) non escludendo l’ipotesi di giungere a formulare concrete proposte legislative da sottoporre ai vari Governi europei.
* E ancora, ecco la coscienza della necessità di tenere stretti contatti con il mondo Bibliotecario come canale fisiologicamente privilegiato di diffusione dei contenuti culturalmente rilevanti e spingerlo nella direzione sia del Prestito che della Vendita dei contenuti digitali (vedi MediaLibrary Online) e soprattutto verso la digitalizzazione e la diffusione su scala mondiale dei capolavori librari (Codici, incunaboli, libri rari e preziosi) conservati nelle nostre Biblioteche.

E a proposito di mondo Bibliotecario, a Milano la Regione Lombardia convoca per martedì 27, nell’ambito della Settimana della Cultura, alla Braidense, un piccolo Gotha di studiosi per dibattere su come si conserva il digitale; e la Sovrintendente Ornella Foglieni “apre” al mondo editoriale chiedendo al sottoscritto la relazione allegata che i più volonterosi potranno scaricare e i più temerari addirittura leggere.

Insomma, sommovimenti, bradisismi, piccole eruzioni di idee per contrastare la colonizzazione selvaggia di questo splendido e affascinante Far Web, all’alba del Secolo digitale.

File allegato .pdf

Mar
18

Festa del papà, SAN GIUSEPPE, AIUTO!

postato da mario guaraldi in Cronaca, Varie

Una volta si diceva “San Giuseppe” dalle mie parti, nelle campagne, si facevano le focheracce – dette anche con la g e tre c, le fogheraccce! – e voleva dire che l’inverno era finito, si poteva bruciare la legna che restava. Si accendevano appena faceva buio, sulle aie di ogni casolare. Fellini l’ha riproposta in versione urbana, gigantesca come nella sua fantasia, sulla piazza, con “Scurezza” che ci gira intorno con la moto.
Il Comune di sinistra di fine secolo scorso l’ha scippata sia alle aie contadine che alla fantasia felliniana; e ne ha fatto un focone sovietico in riva al mare, proprio là dove dovrebbe sorgere il bananone fantarchitettonico della nuova frontiera della cementificazione riminese. Persino il nome è triste e burocratico: FogherAmia , dove Amia sta per Azienda della Nettezza Urbana. L’ingorgo mostruoso che ha sempre promesso e mantenuto è solo la prova generale, in vitro, di quello che sarà domani. A pochi passi di distanza, in quello che si chiama pomposamente Teatro Novelli e che il bravissimo Toni Servillo ha ribattezzato “un cesso di teatro”, si celebra per ironia della sorte la feroce satira goldoniana della “Trilogia della villeggiatura”, il ritratto di una classe dirigente al tramonto. Toni urla, quasi, alla fine dello spettacolo il suo sdegno per la vergogna indecorosa di camerini-topaie indegni di una città civile; addita la sporcizia, i cessi da vomito, parla di mancanza del minimo senso di rispetto per il lavoro altrui, di professionisti che passano mesi fuori di casa per far divertire una platea di ottuagenari dove non trovavi un giovane neanche a pagarlo. “Cosa volete che vengano a fare in questo cesso di teatro, i giovani? Meglio le loro discoteche che questo lerciume indecoroso”. Chiedo scusa a nome della città, scusa Toni, mi vergogno a nome della mia città… Con lui c’è Paolo Graziosi, grande, grandissimo, straordinario attore anche lui, riminese che torna a casa sulla via della tournèe ma non ricorda neppure più dov’è la Piazza Ferrari, e dice “si, mi ricordo, lì c’è l’Ospedale”, dove adesso c’è il Museo della Città. A salutarlo, dopo lo spettacolo, non c’è uno straccio di assessore, non un funzionario, non uno che gli abbia mai mandato una mail per dirgli che nel mezzo della Piazza hanno fatto un gran buco e hanno trovato la Casa del Chirurgo. Chi va via perde il posto all’osteria. Glielo regalo io il libro sulla Domus.

Parliamo dei nostri rispettivi figli.
Domani è la Festa del papà, anzi no, è San Giuseppe, chissà se ci faranno gli auguri… Di’, ma a te non ti fa effetto pensare che hai settant’anni? No, a me no. Neanche a me. E Tonino che ne compie 90? beh, lui è sempre il solito patàca! Te sei nonno? Io ancora no, ma ormai, mia figlia ha quarant’anni!

Una vita… davvero.
Mi sono distratto un attimo e mi ritrovo settantenne. Ho in mente come fosse ieri quando ci stendevamo sulle rotaie a Milano per protestare contro l’uso della garrota in Spagna (c’era ancora Franco); mi sono distratto un attimo e mi ritrovo in questo Paese, il nostro, in piena guerra civile…

Già. Questa è la sensazione che provo a pelle: odore di guerra civile.
Certo, di nuovo tipo, ancora senza sangue e senza armi per le strade se non quelle delle bande malavitose; ma guerra civile. Con il timore che basti poco, una scintilla, qualcuno degli ultras – qualche figlio di buona famiglia, o al contrario qualche figlio di Gomorra – che per noia o per disperazione o per denaro, invece di tirare giù motorini dalle gradonate degli stadi, cominci a tirarli indifferentemente addosso a qualcuno delle due fazioni che si stanno combattendo, e il Paese sarebbe in fiamme. L’abbiamo visto pochi anni fa qualche chilometro in linea d’aria di là dal mare. È facile…. È terribilmente possibile.

E allora chiedo aiuto a San Giuseppe.
Chiedo aiuto e perdono per questa infelice eredità che lascio ai miei figli. Chiedo perdono per questo Paese che abbiamo lasciato imbarbarire, involgarire, inferocire fino a questo punto.
Chiedo perdono per il Grande fratello, per Amici, per le veline, per le escort, per i trans.
Imploro perdono, non pietà, per questa classe politica indecente, indipendentemente dal colore che indossa. Imploro viscere di misericordia per tutti quelli che in silenzio e nell’ombra hanno continuato a fare il loro dovere in tutti questi anni, ma non sono stati capaci di impedire lo scempio, il sacco d’Italia; e si sono addormentati davanti alla televisione sognando il “pacco” che si sono meritati. Per fortuna c’è il web. Per fortuna c’è questa nuova foresta di Sherwood, troppo grande per essere controllata dagli sceriffi del momento. Per fortuna c’è sempre un seme che germoglia da qualche parte nel cuore dei nostri figli, un piccolo resto…

Feb
19

A distanza di pochi giorni dal seminario LUMINAR 9 – Internauti, pirati e copyleft nell’era .torrent – promosso da Università IUAV di Venezia, dalla Sapienza di Roma e dal VEGA – Parco Scientifico Tecnologico di Venezia – ecco al nastro di partenza  CULTURA SENZA BARRIERE [http://www.culturasenzabarriere.org] convegno promosso dall’Università di Padova e dedicato a Biblioteche Digitali, Editoria Digitale, E-learning, Accessibilità, Multimedia, Web Semantico, Architettura dell’Informazione, Mondi Virtuali, Politica Online, Open Source, Tecnologie Vocali… e chi più ne ha più ne metta!

Contributi al dibattito per Luminar 9 e Cultura senza Barriere
Venerdì 19 febbraio, ore 15.00

Per il mondo dell’editoria, la rivoluzione digitale inizia quando si capisce che un libro è il suo contenuto, non la sua forma. Per molti colleghi questa rivoluzione non è mai avvenuta, o per meglio dire non è ancora avvenuta.
Gli amanuensi, i calligrafi e i miniatori hanno continuato a fare egregiamente il loro mestiere ancora per oltre mezzo secolo dopo Gutenberg. Il Duca di Urbino si vantava di non avere un solo libro a stampa nella sua biblioteca, ma non poté fare a meno di utilizzare, per le sedute esterne del suo splendido Palazzo, le immagini delle macchine belliche disegnate da Matteo de’Pasti per l’incunabolo dell’opera di Roberto Valturio stampato a Verona nel 1472: più semplici che non le fantasiose versioni miniate nei 22 codici realizzati dallo scriptorium riminese del grande umanista.
Una mia laureanda ha fatto una tesi sull’evidenza, emersa a lezione, che ogni “salto tecnologico” comporta in prima istanza un calo della qualità estetica del manufatto . Ancora oggi appare difficile dire che una buona stampa offset possa essere migliore della foto originale. Troppi “passaggi” rendono arduo il compito. Ma paradossalmente, l’estetica, nell’era della sua riproducibilità tecnologica, doveva attendere l’avvento del digitale per poter accettare la sfida: oggi una stampante Indigo può calibrare l’immagine da stampare direttamente e al vivo nel confronto con l’originale; e la zoomabilità dell’immagine digitale fino a molte centinaia di volte consente “letture” dell’originale impensabili per l’autore stesso. Queste “visioni” , queste zoomate della fantasia , sono tipiche dei “profeti”. Essi vedono oltre l’attualità tecnologica del momento. Il profeta è l’ecografista del futuro. Egli vive ai margini del mercato, lo conosce ma non lo ama. Non lavora per le Ausl. È una sentinella. Preferisce le alture da cui scrutare l’orizzonte. Sentinella, dimmi, che turno è della notte dell’editoria? Dal ramo del fico quando intenerisce e mette le gemme sa che l’estate digitale è vicina.
C’è una specie di legge che regola le evoluzioni, una specie di maturità dei tempi. La rivoluzione è solo il piccolo momento di rottura conclusivo di una lunga gestazione della novità . Come la rottura delle acque nel travaglio del parto. Ma non è quello il clou dell’evento. Deve prima apparire il volto del neonato perché l’avventura abbia inizio davvero , prima che si possa parlare di una nuova vita che si sviluppa e avanza sulla inesorabile decadenza di chi l’ha generata.
L’e-book – il libro digitale che ha bisogno di un nome straniero per definirsi – è il neonato di cui stiamo parlando; ha ancora gli occhi chiusi ma un prepotente bisogno di nutrirsi. I fratelli cartacei più grandi cercano subito di soffocarlo, come Freud insegna, ma il fantasma fratricida si stempererà presto in una specie di presa di controllo contrabbandato da istinto di protezione. I vari e-Reader, i Kindle, gli i-Rex, i Sony, i Samsung sono i primi giocattoli che genitori apprensivi gli rovesciano addosso per stimolarne lo sviluppo. I genitori abitano in Internet , la città planetaria, si chiamano Google e Amazon , bibliotecario lui, libraia lei: sono gli apripista di una mutazione genetica da cui si aspettano molto; e su cui investono molto. Nonno Microsoft e nonna Murdoch stanno a guardare irritati questi figli voraci che vogliono spartirsi l’eredità. Ma i capostipiti sono ancora capaci di generare, forse , qualche figlio della vecchiaia che faccia Bing. E sicuramente non si faranno spogliare senza qualche scapaccione legale. Né i nonni né i genitori sembrano consci del fatto che il nipotino e-book è geneticamente modificato e nessuno sa esattamente a cosa sia destinato.
Ma presto sarà guerra totale. Presto arriveranno le truppe di invasione. Armagheddon sta armando i propri bit, sta cercando di controllare le vie del web, cerca di imporre dazi sulle autostrade di Internet, inventa virus, ripropone antiche gabelle, alza barriere. La posta in gioco è il Diritto d’autore, il nemico da battere la gratuità. Il copyright è una invenzione giuridica recente, la gratuità una antica pretesa della Natura. Una domanda inespressa corre muta nel web: la cultura è una merce , un servizio o un bene comune, come l’aria o l’acqua? 
Anche l’acqua, lo sappiamo, può diventare un business, e in un mondo carente d’ossigeno non mi stupirei che apparissero presto anche i contatori d’aria, delle bombole a pagamento. Ma oggettivamente il problema esiste: come guadagnare commerciando l’immateriale? Come remunerare la creatività? Non si tratta di salvaguardare una normativa, ma di inventare un diverso modo di far fruttare la gratuità della rete; di far pagare un servizio multiforme che muta pelle a seconda dei devices cui è destinato. Per il momento, l’e-book non è ancora precettato, per ora lo tengono sotto tiro solo con la stupidità del new-age, con la voracità dei DRM. Il giovane e-book guarda con trepidazione al mondo della Scuola e alla galassia dei sistemi bibliotecari: ma i suoi potenziali alleati lo ricambiano ancora con sospetto. Lo temono. Temono la carica dirompente di un nuovo modo di concepire la didattica, di un modo virale di diffondere la cultura. Non aveva evidentemente fatto troppo male la prima bordata delle truppe d’assalto contro le Biblioteche, pretendendo da queste il pagamento di diritti sul prestito bibliotecario. Solo un’avvisaglia, attente a non tradire la carta! Non stupisce che ora Murdoch chieda i diritti a Google per indicizzare i contenuti delle sue news.
Ancora una volta prevarrà la notte della ragione come nella piovosa San Francisco di Blade Runner? “Ho visto cose che voi umani…”. Sarà una colomba che si libra nella pioggia, il finale, o una pagina di Moby Dick sfogliata sul Kindle  con l’immagine del capitano Achab trascinato sul fondo?
Si, la guerra scoppierà.
Ma chi vincerà è ancora incerto: per ora  sembrano avere la meglio le truppe dotate di hardwares proprietari potenti. Truppe corazzate.
Sembra davvero di essere tornati alla fine del ’400 , quando le truppe portavano ancora le armature ma imbracciavano assieme alle balestre i primi archibugi. E il bravo Roberto Valturia repertori ave le invenzioni belliche che grazie alla polvere nera dei cinesi avrebbero rivoluzionato il modo di fare la guerra: le bombe a mano , i cannoni, le mitragliatrici…
Ma che strano, contemporaneamente, contestualmente, Gutenberg inventava i caratteri mobili e le nuove tecniche di stampa: un’arma infinitamente più potente per vincere le guerre!
Tomasi di Lampedusa ha avuto ragione una volta di più: occorreva che tutto cambiasse perché tutto restasse immutato, anche per la rivoluzione digitale (?).
Ma innanzi tutto: è una domanda o una affermazione? Diciamo così: fino a ieri il mercato ha sbeffeggiato i profeti di sventura che annunciavano la fine dell’la morte del libro cartaceo, o per meglio dire l’avvento ineluttabile del libro digitale (andate a rileggervi gli articoli di Geminello Alvi su Repubblica, l’apologia del paradisiaco giardino delle librerie, il buon odore della carta stampata, da un lato; e considerate dall’altro la creazione del latifondo distributivo delle librerie soviet-style di Romano Montroni , iniziato con Feltrinelli e proseguito con le Coop). Ieri? Le mie prime profezie risalgono ormai al secolo scorso (anni ‘90), ma il fuoco di sbarramento della filiera editoriale italiana contro il rischio dell’e-book dura letteralmente fino a pochi mesi fa.
Poi scoppia Kindle . E di colpo, dico proprio di colpo, dalla sera alla mattina, la spoletta Kindle sembra far partire la vocazione digitale dell’editoria italiana. Il Mulino annuncia in contropiede l’apertura del suo catalogo ai ricercatori, titolo splendido DARWINBOOKS, l’evoluzione del libro. Peccato che sia solo una furbesca trovata di marketing editoriale per vendere contenuti universitari a pagamento. Ben venga, comunque, rispetto a Bruno Editore (pardon www.autostima.net!) che annuncia di aver venduto il suo milionesimo e-book “per la formazione” dalla sua piattaforma : si tratta di un testo fondamentale, SessualMente, di Maria Rosa Greco Vivere Pienamente la Tua Vita Sessuale e il Rapporto con il Sesso, solo 29 € più Iva al 20% . Gli altri titoli “per la formazione” si chiamano Piacersi per piacere, Da timido a vincente, Fare soldi online in 7 giorni, a firma dello stesso editore che così guadagna anche come autore!, tutti rigorosamente a soli 29 euri più iva. Ma se voleste cose più importanti eccovi serviti: Investire in Aste Immobiliari, di tale Igino Di Pietra Tecniche e Strategie Pratiche per Guadagnare in Immobili con le Aste, vi costerà 47 € più iva, ma cosa volete che siano a fronte dei futuri guadagni! Giuro che do’ io 50 € all’acquirente di questo e-book se mi spiega cosa lo ha spinto a fare questo straordinario investimento Mobiliare (con la M rigorosamente maiuscola).
Morale: se avevate fatto il tifo per il digitale come potente zippatore di costi a beneficio del fruitore finale, avete dimostrato  tutta la vostra ingenuità!
Sciocchi! “Abbiamo azzerato  i costi della carta della stampa della legatura: restano solo i costi propri dello specifico editoriale!”: era questa la vostra omelia? Ciechi! Finalmente lo specifico editoriale riacquista il “valore” che meritava e che finalmente incasserà! Peccato che Vanna Marchi si sia trovata ad operare un pelino troppo in anticipo, avrebbe fatto una fine diversa…Dimenticavo: il “collega” Bruno è il primo editore italiano ad essere caricato e distribuito da Kindle. Non ha invece evidentemente capito la regola di cui sopra, l’amico Tombolini, che consente di mettere nel suo carrello della spesa un poutpourri di e-books “a gratis”, da Mompracem all’Orlando furioso, e solo una mezza dozzina a pagamento: non chiedete a me la sua logica editoriale!
Dopo (e onestamente anche prima di) Kindle, la cagnizza dei concorrenti:
Il Nook di Barnes & Noble, il BeBook di Samsung , i vari Sony, gli i-Rex, i Cybook di Booken, e ancora: pocket Book , Foxit e-Slik, iriver Story Ereader, Flatreader e chi più ne ha più ne metta , come fa, oltre la benemerita Book Farm di Tombolini, anche la Libreria Ledi di Via Alamanni a Milano (http://www.ebookreaders.it/?gclid=CPTQq82t0Z8CFQ8eZwod1ilmdg). Ma che strano: sul sito della stessa Libreria, in menu campeggia una terribile domanda : E I LIBRI? risposta: “Eh già ma dove si trovano i libri?? In italia l’offerta è ancora scarsa” . E puntualmente, nella lista, si trovano solo i link ad Apogeo, Franco Angeli, Mondadori e dulcis in fundo le famosissime Ledizioni. (Per forza l’offerta è scarsa: si erano dimenticati gli 800 e-book della Guaraldi! e gli altri 200 cataloghi che offrono e-books in uno qualsiasi dei 28 formati supportati dalle varie macchinette , oltre quelli “proprietari” (come il Kindle AZW e TOPAZ)…Ma il ragazzo di Ledi sembra sveglio, ed ha subito colmato la lacuna dopo la segnalazione!).
Già, i formati!
Txt, PDF, RTF, e-Pub, Lit, PPT, DOC, WOLF, CHM, FB2, PRC/MOBI, HTML, DJVU, MP3, TIFF, JPG, BMP, PNG, RAR, ZIP, BBeB, , Plucker, zTxt, TCR, OEB, un’orgia di sigle e di aspettative . La battaglia fra PAL e SECAM alla preistoria della TV fu roba da ridere in confronto… Perché questa proliferazione di formati proprietari legati alla “macchinetta”?
Tutto nasce, credo, dall’equivoco Kindle: un semplice terminale virtuale del negozio Amazon fra le mani del cliente finale. Una strada obbligata per Amazon, la più grande libreria al mondo, che nonostante una logistica praticamente perfetta nella gestione del cartaceo “non voleva diventare la “Kodak” del libro digitale” (l’espressione è di Diego Piacentini!) , anzi pretendeva di guidare l’evoluzione dell’e-book per evitare di rimanere indietro. Dopo aver sondato a lungo la strada del “Print on demand planetario” (vedi l’acquisizione di Book Surge), l’intuizione, come Colombo, che l’uovo bastava spiaccicarlo su un tablet , di fronte al suo cliente. E in tempo reale. Ma Kindle, ripeto, è un caso a se, come il Nook di Barnes & Noble, vero omologo di terminale di libreria. Io vorrei stare su Kindle o su Nook, esattamente come una volta volevo stare sui banconi della Feltrinelli….! Per Amazon, Kindle è nient’altro che l’equivalentre della tessera di fedeltà Feltrinelli: Presto lo regaleranno, con vendita del solo credito incorporato per l’acquisto libri…: che si ne frega dello standard? Più chiuso è meglio è…!
Per tutti gli altri e-Reader, invece, la partita è radicalmente diversa. Sono devices analoghi ai mille modelli di archivi digitali di files MP3 che spianarono il cammino ad i-Tunes. Per questi – e solo per questi – lo standard (l’MP3 del caso) sarà determinante.. Chi ha mai visto andare a fare acquisti da Feltrinelli con la tessera delle Dehonaiane?
Dove stava e dove sta allora l’errore? Semplice: nel non aver capito che ancora una volta il problema è “distributivo”, prima che produttivo! L’errore sta nell’aver pensato che avrebbe vinto il libro (digitale) non la Libreria (digitale); il contenuto , il digital book content, invece del suo contenitore (carta prima e macchinetta per leggere oggi); l’editore invece del distributore…Ma sarà poi vero? Senza Avatar le multisale vivrebbero bene lo stesso con mille Muccino? Senza Thomas Mann le librerie vivrebbero bene lo stesso con mille Bruno Vespa?
La rivincita del computer sull’e-ink.
Come in un thriller mozzafiato, la recentissima presentazione del i-Pad di Steve Jobs ribalta ancora una volta le carte in tavola e rilancia l’i-Phopne in versione e-book multifuzione, ma non multitasking : la sirena i-Pad , una meraviglia, gadgettisticamente parlando, l’ibrido per eccellenza. Costa poco, fa tutto, scarica qualsiasi cosa, televisione inclusa, da uno store che se fosse Google, ci sarebbe da svenire per sindrome di Sthendal …Ma:
E’ qui che rispunta il nodo della distribuzione.
Tentiamo di riepilogare:
• abbiamo dei “contenuti culturali” in cerca di canali di vendita (proviamo a chiamarli semplicemente “Libri”?)
• abbiamo delle “librerie planetarie” (Amazon, Barnes & Noble) con vetrine tentacolari e remote in forma di macchinette che chiamiamo è-Reader le quali reclamizzano il fatto di essere fatti di carta, sia pure elettronica; insomma, non “screen” retroilluminati;
• abbiamo dei “formati” con cui proporre i nostri contenuti ( il caro vecchio PDF! o il moderno XML? o il modernissimo e-Pub? O i vari formati proprietari dei vari Librai Planetari (come TOPAZ , un nome un programma!) e perché no, dei potenziali editori che volessero scendere nell’agone, come fece Mondadori-Microsoft con il .Lit
• abbiamo delle Biblioteche Planetarie come il pur ambiguo ma geniale Google Book Search, che consente di “cercare il libro e dentro il libro” fra fuori diritto , libri orfani ed editori consenzienti (me me)
• abbiamo persino delle nuovissime piattaforme di prestito bibliotecario “vero”, che pffer contenuti digitali interi e fruibili, come MediaLibrary online 
• E finalmente abbiamo persino dei nuovi Distributori di contenuti digitali, che si presentano come tali : “di-stri-bu-to-ri” , grazie alle piattaforme corazzate su cui qualcuno ha investito milioni di dollari, tipo www.zinio.com , che si propongono come nuovi “cambiavalute” planetari: vendono contenuti in qualsiasi formato destinatatrio (proprio come aveva previsto il vecchio Rodrigo Vergara con la sua Logos Library, teorico innamorato della parola – Logos!- e del nonno di tutti i formati, il txt …
“Tu pensa al contenuto, che al formato di destinazione ci pensiamo noi”: questo lo slogan inespresso di questa come di tutte le future piattaforme distributive.
Piccolo dettaglio: Zinio chiede il 50% del prezzo digitale di vendita che fissa l’editore, mica iol Libraio (come invece fa Amazon…) . Perchè abbasare i prezzi, cari colleghi? Anzi, è questo il momento di alzarli per salvaguardare il nostro “netto”. A’ la guerre comme à la guerre, che abbia ragione Bruno? Dopo la circumnavigazione della luna, siamo tornati alle Messaggerie Italiane
Ma visto che ho citato le Messaggerie, una domanda mi prude fastidiosamente dentro l’orecchio: come mai da qualche parte nel mondo, qualcuno investiva milioni di dollari per realizzare una piattaforma distributiva di contenuti digitali, quando dalle nostre parti i Padroni della Distribuzione sbeffeggiavano i profeti i sventura? Mauri, rispondimi, per favore!
Un ultimo pensierino prima di chiudere. Per il mondo bibliotecario.
Confesso di avere un debole per Google Book Search. Trovo che solo due veri geni potevano arricchirsi pensando di rimpiazzare i Bibliotecari di mezzo mondo. E non ho mai nascosto di ritenere che la salvezza (dell’Editoria) verrà dalla Biblioteca, unica “istituzione” di dimensione planetaria, ben più diffusa di Google, in Cina come a Busto Arsizio. Altro che catene Coop!
Dalle barricate di Pesaro, dove Coop sta aprendo il suo ennesimo gigantesco museo archeologico Montroni si guarda indietro e scopre improvvisamente che è rimasto solo, gli si sono rivoltati contro i suoi piccoli orfani in attesa di adozione, gli smunti e pallidi partigiani della cultura tradizionale e di nicchia in pura carta cellulosa, i famosi “piccoli librai indipendenti”… Siamo quasi al The day after.
Sarà la biblioteca la frontiera futura del libro in formato digitale. Il costo del prestito coinciderà col costo di vendita del file digitale, come per la musica: 30 centesimi a pezzo, per milioni di copie distribuite in almeno 100 lingue diverse…
Sì, la guerra è già scoppiata, il profeta avrà nuove visioni, le truppe si sposteranno per altre invasioni.    L’e-book diventerà grande. Quale sarà il suo volto ancora non sappiamo. Ma sappiamo per certo che tutti lo capiranno, non escluderà nessuno, parlerà mille lingue e anche i ciechi lo vedranno…
Non è forse questo il tema di questo Convegno? Non vorremmo tutti un “Nuovo Umanesimo” grazie a Internet, una “Cultura senza barriere”?

Jan
12

Rosarno e le disattenzioni del Ministro

postato da mario guaraldi in Cronaca

“L’immigrazione è diventata una realtà anche in Italia ma si è ancora lontani dal riconoscere tale fenomeno come una risorsa per il nostro paese, e molta strada si deve fare sulla via delle riforme necessarie per diffondere una matura cultura dell’integrazione”.

“Le città appaiono come spazi in cui si opera una continua negoziazione delle risorse e dei contrasti socioeconomici, abitate come sono da nuove forme di povertà e di esclusione sociale, dalle incertezze della partecipazione sociale e della riqualificazione urbana, dalla necessità di nuove politiche”.

“I tempi e le modalità con cui le donne immigrate svolgono le loro attività sono così frenetici ed assorbenti, le difficoltà economiche che incontrano, gli ostacoli che devono superare per reperire un alloggio sono così numerosi, da impedire alla maggioranza di loro di usufruire – a volte addirittura di conoscere – le politiche multiculturali progettate e attivate per loro dalle amministrazioni locali”.

No, non sono brani tratti dalla stampa relativa ai recenti drammatici fatti di Rosarno, ma “quarte di copertina” di alcuni titoli di una collana di studi di antropologia culturale (curata da Ivo G. Pazzagli per la mia casa editrice) usciti negli anni scorsi:

Matilde Callari Galli, Ivo Giuseppe Pazzagli, Bruno Riccio, Daniele Ventura – Adina Sgrignuoli
STEREOTIPI E RETI SOCIALI TRA LAVORO E VITA QUOTIDIANA, 2004

Matilde Callari Galli, Giovanna Guerzoni, Bruno Riccio
CULTURE E CONFLITTO, 2005

Ralph Grillo, Jeff PrattBruno Riccio
LE POLITICHE DEL RICONOSCIMENTO DELLE DIFFERENZE, 2006

Matilde Callari Galli,
MAPPE URBANE – PER UN’ETNOGRAFIA DELLA CITTA’, 2007

Pochi giorni fa è uscita una trilogia sul tema Contesti urbani, processi migratori e giovani migranti che nel piano delle ricerche di rilevanza nazionale ha ricevuto un finanziamento biennale dal Ministero dell’Università e della Ricerca.
Lo studio, condotto dal solito gruppo di antropologi e ricercatori coordinati da Matilde Callari Galli, svoltosi fra il febbraio 2007 e il febbraio 2009, riguarda le modalità e gli stili di vita dei residenti e degli immigrati recenti nelle nostre città, nel tentativo di individuare gli andamenti e le dinamiche di queste interazioni attraverso gli strumenti propri delle scienze sociali.

Le drammatiche vicende di Rosarno, pur così specifiche e diverse – riguardando fenomeni gravi di xenofobia, di esclusione e di interferenze della malavita organizzata, piuttosto che le civilissime problematiche dell’inclusione - si dimostrano dunque non solo come un dramma annunciato (basta guardare i filmati di un anno fa su Youtube), ma un dramma che poteva essere “studiato” (politicamente) con quegli strumenti tecnologici arretrati e obsoleti che ci ostiniamo a chiamare libri ma che da tempo, almeno sul nostro catalogo, sono disponibili anche in versione e-book.
C’è solo da augurarsi che il Ministro Maroni e il suo staff prestino più attenzione, d’ora in avanti, a questo genere di studi, elaborati dall’Università e prodotti dall’editoria italiana, che certamente sono fin qui sfuggiti alla loro attenzione: da parte nostra saremo felici di fargliene avere una copia in omaggio.

À
Jan
05

Auguri amari

postato da mario guaraldi in Uncategorized, Varie

Amari gli auguri che mi sento di fare da una Puglia dilaniata da una lotta ormai endemica fra il Governatore uscente Nichi Vendola e il sanguigno sindaco di Bari Michele Emiliano: una lotta-simbolo che ci consente di osservare al microscopio la catastrofe storica rappresentata dall’implosione della sinistra nel nostro Paese.
Avevo avuto occasione di ascoltare il sindaco Emiliano – strano nome per un pugliese doc – al Meeting di Rimini, in occasione di una tavola rotonda assieme a Calderoli e a Formigoni, e ne ero rimasto colpito: un populista vero, uno straordinario marpione che in pochi minuti era riuscito a conquistare la platea ciellina spandendo a dritta e a manca “gratitudine immensa” per l’invito ricevuto e un’umiltà fratesca. Aveva blandito persino Calderoli sul federalismo fiscale per poi farlo apparire quell’analfabeta politico (e non solo) che è, ridicolizzandolo sui suoi “richiami alle armi” con un ben più efficace e trombonesco ricorso alla retorica patriottica di chi si dichiara “vero figlio di carabinieri” che hanno dato un contributo di sangue alla Patria (come tutto il Sud) e che si mette sull’attenti quando sente l’Inno di Mameli! E ancora: punzecchiando un brizzolato e sorridente Formigoni adagiato sul triclivio della sua superiorità lombarda, elencandogli come in una litania lauretana i molti primati della sua Puglia (pugliese persino l’ingegnere inventore del common-rail! Tutti salmi finiscono nella gloria della Fiat!) e lasciargli invece tutto intero il primato della massima presenza mafiosa sul territorio lombardo; là dove invece la sua Bari è del tutto “ripulita” e oggi si può tranquillamente passeggiare nel centro storico senza tema di scippi!
Insomma, un genio.
Un genio politico tutto pugliese, come quello del perfido baffetto D’Alema, dell’emiliano (qui aggettivo) Casini (pugliese d’origine anch’egli!), del gaio e oggettivamente bravissimo Nichi Vendola, espressione di quella predisposizione della sinistra alla diversità (soprattutto sessuale) che dalla battaglie dell’Arci-Gay di Grillini in poi ne ha fatto il partito del gay-pride, dei frequentatori di trans (povero Marrazzo!) delle profetesse lesbiche tipo Anna Paola Concia, pugliese anche lei, figurarsi. Insomma, a voler essere volgari e un po’ qualunquisti, un partito da “altra sponda” rispetto a quella celodurista di un Bossi (colpito da ictus – si dice – sul durissimo campo di battaglia di una nota soubrette), o a quello di Silvio-superdotato che sa far felice sul lettore di Putin persino una professionista come la D’Addario , pugliese anche lei, ci mancherebbe, munita di tutto l’occorrente, registratore incluso. Insomma, un partito, il PD, cui sembra piacere molto “prenderlo in quel posto”, anche politicamente parlando… E a proposito di qualunquismo: sotto casa mia, nel centro storico di Noci, in questa Puglia dei trulli e del lusso sfrenato (mai viste tante Ferrari e tanti Suv come da queste parti…), in questa regione che ha votato a furor di popolo il Governatore con l’orecchino, c’è la sede dell’”Uomo Qualunque”, giuro, proprio quello, il mitico movimento fondato da Giannini, nel dopoguerra, che per un attimo fece tremare i Partiti cosiddetti “storici”, col suo logo vintage e il tricolore! Oggi è un “circolo culturale” frequentato da brave persone che mangiano e bevono in sede e mi salutano quando rincaso…
Diciamolo: siamo di fronte a una farsa della politica. Una drammatica pochade.
Quella che abbiamo sotto gli occhi è una ridicola riduzione della politica a performance di doti individuali di qualunque tipo : ego giganteschi a confronto , uno contro tutti. Quella cui assistiamo impotenti è la fine definitiva dei Partiti organizzati attorno a un’idea , a una concezione del mondo. I nuovi partiti sono ormai raggrumati solo attorno ai carismi personali dei capi, giacché per tutti c’è ormai un’unica concezione del mondo meritevole di essere perseguita : il potere. Lo aveva ben capito Pannella (altra sponda anche lui) nemico dichiarato della Chiesa e grande accusatore dei suoi “misfatti”; ma anche  grande formatore di personalità liberate da ogni “limite (morale) cattolico” come Capezzone, roba da rabbrividire!
La politica è Dio e Berlusconi il suo Profeta!!!
Oggi , il modello di aggregazione politica sembra caso mai preso in prestito – in positivo, s’intende! – dalle famiglie mafiose, dai Clan camorristici o dalle Logge più o meno deviate. C’è la Famiglia Berlusconi come il Clan Vendola. La Famiglia perdente dei prodiani e la Cosca ribelle di Fini. C’è persino, oserei dire, la Gran Loggia Dipietrista, gli irriducibili Zorro del progetto di rivoluzione istituzionale “Mani Pulite” inventato dal Gran Picconatore gladista Kossiga, che ancora oggi, a distanza di vent’anni , replica la farsa da guardie e ladri di Totò-Fabrizi nei panni di Berlusconi-Di Pietro… In questa sfacelo Casini recita eroicamente il ruolo del potenziale “salvatore”: quello che avrebbe il potere di far vincere Emiliano in Puglia, per esempio; quello che potrebbe allearsi con Fini per mettere finalmente in crisi il Capo del Governo; quello che dovrebbe garantire il ritorno alla “normalità” della politica moderata. Un sogno centrista destinato, temo, a un brusco risveglio: l’anomalia politica attuale – la violenza verbale, l’enormità delle ricchezze accumulate grazie alla politica, l’arroganza del potere, la sessualità esibita e drogata, la follia della finanza fine a sé stessa – è ben lungi dall’aver scaricato la propria energia entropica. E’ figlia di una de-generazione culturale nata molti anni fa, con la consacrazione della televisione a unica vera Agenzia educativa nazionale: un mostro. Inevitabile, certo. Ma una vera classe politica avrebbe almeno tentato di mettere in campo degli anticorpi, dei contrappesi.
Invece è successo il contrario: la sinistra non solo non ha capito qual’era la posta in gioco ma ha giocato a fare il gioco imposto dalle nascenti televisioni cosiddette commerciali dell’attuale capo del Governo. Povero Celli, in che trappola sei caduto! E adesso giustamente non hai titolo per invitare i nostri giovani ad andarsene da questo Paese! Hai cavalcato il mostro e non ti sei accorto che il Grande Fratello esisteva ormai per davvero. Questa politica è figlia legittima di questa “educazione televisiva” alla rissa, al turpiloquio, all’esibizione corporea, al denaro vinto con un “pacco”…
Rileggetevi “Il Mondo Nuovo” di Aldous Huxley: siamo davvero stati condizionati in provetta. Ci vorrà, temo, ben più di qualche appello all’ emergenza educativa per rimediare i danni compiuti.
Attrezziamoci a una battaglia culturale di lunga durata, scaviamo in Internet le nostre trincee, carichiamo sui nostri e-Reader tutti gli e-books di cui dovremo nutrirci nei prossimi quarant’anni di traversata del deserto culturale che abbiamo di fronte…

A PROPOSITO DI BEFANA: AUGURI A TUTTE LE AMICHE!

Dec
19

Buon Natale a tutti

postato da mario guaraldi in Uncategorized, Varie

Rorate coeli desuper

Stillate, cieli, dall’alto
e le nubi facciano piovere la giustizia;
si apra la terra
e produca la salvezza…
(Isaia 45, 6-8)

Misericordia e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
La verità germoglierà dalla terra
e la giustizia si affaccerà dal cielo.
(Salmo 84)

A pochi giorni dal Natale, per la prima delle “Tempora” d’inverno, oggi quasi dimenticate, la Chiesa propone, nella sua estrema saggezza, queste letture che mi sembrano davvero l’unico augurio meritevole di essere proclamato agli amici e ai nemici, in questi tempi di ingiustizia, di menzogna, di lacerazione e di degrado.
Per non soccombere alla vergogna di come quotidianamente viene ormai vilipeso il bene dell’intelligenza e della verità delle cose, abbiamo davvero bisogno di invocare che il Cielo pianga su di noi lacrime di Giustizia; di sperare che giustizia e pace si bacino invece di scontrarsi, innescando quel meccanismo perverso che sempre più assomiglia ad una guerra in-civile.
Abbiamo bisogno di credere – nonostante le apparenze più nefaste – che la profezia di Isaia si è avverata: che la Verità è davvero germogliata dalla terra, in un piccolo villaggio della Palestina, dove ancora oggi si sparge sangue; e che la Giustizia si affaccerà dal Cielo, per giudicare i vivi e i morti.
Noi, nel piccolo campo culturale che ci è stato affidato, cerchiamo di tenere saldo il senso della dignità, del rigore intellettuale e della speranza. “Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria”.

Buon Natale a tutti,
Mario Guaraldi

Nov
25

Per il mondo dell’editoria, la rivoluzione digitale inizia quando si capisce che un libro è il suo contenuto, non la sua forma.
Per molti colleghi questa rivoluzione non è mai avvenuta, o per meglio dire non è ancora avvenuta.
Gli amanuensi, i calligrafi e i miniatori hanno continuato a fare egregiamente il loro mestiere ancora per oltre mezzo secolo dopo Gutenberg. Il Duca di Urbino si vantava di non avere un solo libro a stampa nella sua biblioteca, ma non poté fare a meno di utilizzare, per le sedute esterne del suo splendido Palazzo, le immagini delle macchine belliche disegnate da Matteo de’ Pasti per l’incunabolo dell’opera di Roberto Valturio stampato a Verona nel 1472: più semplici che non le fantasiose versioni miniate nei 22 codici realizzati dallo scriptorium riminese del grande umanista.
Una mia laureanda ha fatto una tesi sull’evidenza, emersa a lezione, che ogni “salto tecnologico” comporta in prima istanza un calo della qualità estetica del manufatto. Ancora oggi appare difficile dire che una buona stampa offset possa essere migliore della foto originale. Troppi “passaggi” rendono arduo il compito. Ma paradossalmente, l’estetica, nell’era della sua riproducibilità tecnologica, doveva attendere l’avvento del digitale per poter accettare la sfida: oggi una stampante Indigo può calibrare l’immagine da stampare direttamente e al vivo nel confronto con l’originale; e la zoomabilità dell’immagine digitale fino a molte centinaia di volte consente “letture” dell’originale impensabili per l’autore stesso.
Queste “visioni”, queste zoomate della fantasia, sono tipiche dei “profeti”. Essi vedono oltre l’attualità tecnologica del momento. Il profeta è l’ecografista del futuro. Egli vive ai margini del mercato, lo conosce ma non lo ama. Non lavora per le Ausl. É una sentinella. Preferisce le alture da cui scrutare l’orizzonte. Sentinella, dimmi, che turno è della notte dell’editoria? Dal ramo del fico quando intenerisce e mette le gemme sa che l’estate digitale è vicina.
C’è una specie di legge che regola le evoluzioni, una specie di maturità dei tempi. La rivoluzione è solo il piccolo momento di rottura conclusivo di una lunga gestazione della novità . Come la rottura delle acque nel travaglio del parto. Ma non è quello il clou dell’evento. Deve prima apparire il volto del neonato perché l’avventura abbia inizio davvero, prima che si possa parlare di una nuova vita che si sviluppa e avanza sulla inesorabile decadenza di chi l’ha generata.

L’e-book – il libro digitale che ha bisogno di un nome straniero per definirsi – è il neonato di cui stiamo parlando; ha ancora gli occhi chiusi ma un prepotente bisogno di nutrirsi. I fratelli cartacei più grandi cercano subito di soffocarlo, come Freud insegna, ma il fantasma fratricida si stempererà presto in una specie di presa di controllo contrabbandato da istinto di protezione.
I vari e-Reader, i Kindle, gli i-Rex, i Sony, i Samsung sono i primi giocattoli che genitori apprensivi gli rovesciano addosso per stimolarne lo sviluppo. I genitori abitano in Internet, la città planetaria, si chiamano Google e Amazon, bibliotecario lui, libraia lei: sono gli apripista di una mutazione genetica da cui si aspettano molto; e su cui investono molto. Nonno Microsoft e nonna Murdoch stanno a guardare irritati questi figli voraci che vogliono spartirsi l’eredità. Ma i capostipiti sono ancora capaci di generare, forse, qualche figlio della vecchiaia che faccia Bing. E sicuramente non si faranno spogliare senza qualche scapaccione legale. Né i nonni né i genitori sembrano consci del fatto che il nipotino e-book è geneticamente modificato e nessuno sa esattamente a cosa sia destinato.
Ma presto sarà guerra totale. Presto arriveranno le truppe di invasione. Armageddon sta armando i propri bit, sta cercando di controllare le vie del web, cerca di imporre dazi sulle autostrade di Internet, inventa virus, ripropone antiche gabelle, alza barriere.
La posta in gioco è il Diritto d’autore, il nemico da battere la gratuità. Il copyright è una invenzione giuridica recente, la gratuità una antica pretesa della Natura. Una domanda inespressa corre muta nel web: la cultura è una merce, un servizio o un bene comune, come l’aria o l’acqua? Anche l’acqua, lo sappiamo, può diventare un business, e in un mondo carente d’ossigeno non mi stupirei che apparissero presto anche i contatori d’aria, delle bombole a pagamento. Ma oggettivamente il problema esiste: come guadagnare commerciando l’immateriale? Come remunerare la creatività? Non si tratta di salvaguardare una normativa, ma di inventare un diverso modo di far fruttare la gratuità della rete; di far pagare un servizio multiforme che muta pelle a seconda dei devices cui è destinato.
Per il momento, l’e-book non è ancora precettato, per ora lo tengono sotto tiro solo con la stupidità del new-age, con la voracità dei DRM. Il giovane e-book guarda con trepidazione al mondo della Scuola e alla galassia dei sistemi bibliotecari: ma i suoi potenziali alleati lo ricambiano ancora con sospetto. Lo temono. Temono la carica dirompente di un nuovo modo di concepire la didattica, di un modo virale di diffondere la cultura. Non aveva evidentemente fatto troppo male la prima bordata delle truppe d’assalto contro le Biblioteche, pretendendo da queste il pagamento di diritti sul prestito bibliotecario. Solo un’avvisaglia, attente a non tradire la carta! Non stupisce che ora Murdoch chieda i diritti a Google per indicizzare i contenuti delle sue news.
Si, la guerra scoppierà. Ancora una volta prevarrà la notte della ragione come nella piovosa San Francisco di Blade Runner? “Ho visto cose che voi umani…”. Sarà una colomba che si libra nella pioggia, il finale, o una pagina di Moby Dick sfogliata sul Kindle con l’immagine del capitano Achab trascinato sul fondo?
Chissà. La guerra scoppierà, il profeta avrà nuove visioni, le truppe si sposteranno per altre invasioni. L’e-book diventerà grande. Quale sarà il suo volto ancora non lo sappiamo. Ma sappiamo per certo che tutti lo capiranno, non escluderà nessuno, parlerà mille lingue e anche i ciechi lo vedranno…

  mario guaraldi

Mario Guaraldi è il fondatore dell'omonima casa editrice. Dal 1998 inizia a trasferire tutta l'attività editoriale in rete e dal 2004 è docente presso la Facoltà di Sociologia dell'Università di Urbino per il corso di laurea in Editoria, Media e Giornalismo.
Per saperne di più puoi leggere una sua breve biografia QUI