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I Bibliotecari non amano gli Editori
postato da mario guaraldi in Biblioteche, Profezie
Vi siete mai domandati perché mai i bibliotecari non comprino i libri direttamente dagli editori con lo sconto riservato ai distributori (50% e oltre) e preferiscano invece comprare dal libraio sotto casa col 20% di sconto? C’è una legge che lo impone? Non credo. E allora, come si spiega? Non vi sembra che così facendo i Bibliotecari arrechino un danno alla collettività oltre che alla cultura? Non vi sembra uno spreco pazzesco di risorse soprattutto in tempi di crisi come quelli attuali?
Non sarà magari per pigrizia, (per fanullaggine, direbbe il Ministro Brunetta), perché è troppo gravoso e complicato vagliare le decine di migliaia di novità che escono annualmente, ed è più facile basarsi sui “consigli” del libraio? Ma se anche così fosse stato un tempo, oggi basterebbe un click al sito dell’Istituto Centrale per il Catalogo Unico per essere informati sulle novità e valutare la politica di acquisti più coerente con la mission della propria Biblioteca…
O non sarà piuttosto per sottrarsi alle presunte potenziali “pressioni” degli editori? Ma se così fosse, basterebbe un decreto ministeriale che regolamenti le modalità con cui gli editori debbono sottoporre le loro novità al sistema bibliotecario, come in Danimarca e in Svezia, se ricordo bene, qualche mese prima dell’uscita nei circuiti commerciali, per consentirne la valutazione e la prenotazione. In tal modo si prenderebbero molti piccioni con un’unica fava: si sottoporrebbe la produzione editoriale al vaglio competente dei bibliotecari, abbandonando i titoli più commerciali al loro destino di mercato, e tutelando invece le opere culturalmente più meritevoli di conservazione e di prestito. Gli editori saprebbero fra l’altro in anticipo che una parte della propria tiratura è assorbita dal sistema bibliotecario e ciò rappresenterebbe una vera boccata d’ossigeno per gli editori di cultura! Ma soprattutto si favorirebbe la collocazione potenzialmente totale di tutti i libri in formato e-book favorendo finalmente la creazione di quei benedetti scaffali digitali che oggi faticosamente vengono promossi solo da qualche privato (www.medialibrary.it) e sperimentati solo da alcuni sistemi bibliotecari del Nord.
Perché queste domande e queste considerazioni apparentemente bizantine, da parte di un editore, sul mondo delle Biblioteche? Ma perché i sistemi bibliotecari rappresentano la più formidabile ed estesa rete di presidio culturale sul territorio che si possa immaginare: un vero sistema venoso attraverso cui i contenuti cartacei corrono lungo tutto il corpo del paese Italia, dell’Europa, del mondo intero, fino alle regioni più lontane. Un sistema che oggi può diventare arterioso se collegato al cuore pulsante dell’editoria, intesa come il luogo in cui si progettano e si realizzano i contenuti culturali messi in circolo. Un sistema capace di trasmettere potenzialmente contenuti in forma digitale in oltre 1.000 lingue scritte, a costo zero, sulle autostrade del web 2.0, favorendo l’integrazione multietnica e la formazione delle nuove generazioni.
La rete commerciale delle librerie e persino delle cartolibrerie-bazar, così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, con le sue poche centinaia di “punti vendita”, appare ridicola, scompare letteralmente rispetto al radicamento capillare del sistema bibliotecario. Sbagliano i miei amici di Feltrinelli e Coop se pensano che basti aumentare gli spazi espositivi – creare delle grand-surfaces e controllare monopolisticamente quanti più possibili punti vendita di un prodotto cartaceo chiamato libro – per vincere la scommessa della sopravvivenza commerciale del libro e della filiera di “pizzi” percentuali sul suo prezzo di copertina che lo soffocano…Quando avremo il coraggio di ricominciare a ragionare su quanto appaia anacronistico il “prezzo imposto” del libro, con calcolo a ritroso delle percentuali di remunerazione di ogni passaggio commerciale, in contrasto evidente con la logica democratica di ogni imposta sul valore aggiunto? Andate in qualsiasi Coop o Conad o Discount e vedrete quanto è rispettato il prezzo imposto!
Non appena il Sistema bibliotecario avrà accantonato la propria arroganza di casta della conservazione e si sarà aperto alla logica del Consorzio acquisti fatti direttamente alla fonte (con sconti da Centri commerciali!), alla logica dello scaffale digitale e a quella degli “shop” interni alla Biblioteca dove si potranno comperare e-book Reader di ultima generazione e i contenuti per gli stessi a pochi centesimi, dove si potranno consultare migliaia di giornali online in tutte le lingue, stampare on demand, riprodurre in fac-simile i pezzi rari conservati fra i fondi antichi e fatti rivivere da moderni Bibliotecari-Editori; ecco, in quel momento, la cultura – verso sangue pulsante delle civiltà – potrà vantarsi di aver sconfitto la barbarie attuale. È fantascienza? No, lo sostengo dal lontano 1999 quando presentai prima a Ljubjana poi a Strasburgo, su invito del Consiglio d’Europa, una relazione intitolata appunto “Ma non è fantascienza” in cui immaginavo una nuova economia del libro vista dai vari angoli di visuale dell’editore, del distributore, del libraio e del bibliotecario. Rileggerla oggi fa in qualche modo tenerezza.
Scarica QUI l’invito del Consiglio d’Europa del 1999
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1500 libri in palestra
postato da mario guaraldi in Eventi, Varie

Il simbolo di “infinito” disegnato con 1500 libri sul pavimento di una grande palestra; 1500 STUDENTI di un liceo che divisi per classi arrivano ignari in palestra, al ritmo di una ogni 10 minuti, per scegliersi ciascuno un titolo fra i 33 classici disposti random a costituire l’infinito della cultura, da portarsi a casa, a fine mattina. Misterioso regalo di un piccolo editore all’estrema periferia dell’impero. Strana “libreria” virtuale e analogica al tempo stesso, questa che emerge dalla banalissima idea di regalare libri agli studenti invece di mandarli al macero. Poi, l’incontro in Aula magna, con 8 classi e i loro insegnanti, a seguire e interloquire con la lectio di Gian Marco Malagoli* sull’uso delle nuove tecnologie nella Scuola: ragazzi esterrefatti che ci si potesse “divertire”, imparando; insegnanti colpiti al cuore dalla facilità con cui il dovere si può trasformare in piacere: piacere della cultura, del fare cultura, dopo decenni di conati di vomito degli allievi di fronte alla mostruosità dei vecchi libri di testo, di clisteri di finta cultura… Piacere di insegnare in classi di nativi digitali felici di poter finalmente insegnare qualcosa ai loro insegnanti…
No, non è un sogno quello sto raccontando: è la telecronoca di un evento che potrete presto vedere** con i vostri occhi in rete, e che si ripeterà per 5 settimane in diverse scuole riminesi in cui si giocherà nel mese di novembre la stessa sfida lanciata al mondo della scuola…
Per tutti gli sfiduciati, un messaggio di speranza. Cambiare la Scuola, si può!
* scarica QUI il pdf della presentazione dell’evento e QUI l’abstract dell’intervento di Malagoli
**prossimamente su questo blog ;)
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Universi paralleli
postato da mario guaraldi in Profezie
Riprendo il tema del “Far Web” attuale.
Vi consiglio di leggere la storia incredibile del viaggio nel Far West dell’antenata prediletta di Oriana Fallaci, uno dei suoi tanti DNA raccolti e catalogati nello splendido romanzo postumo Un cappello pieno di ciliege.
Oriana era una donna odiosa (in Romagna si dice sgudébla, sgodevole, il contrario di godevole…), ma questo suo romanzo la riscatta tutta intiera…
Beh, questo capitolo del suo viaggio nel Far West mi sembra istruttivo anche per il nostro Far Web attuale : vi si trovano anacronistici pellerossa che mirano al tuo scalpo, ma anche mormoni pluriammogliati, bari e bare (nei due sensi), puttane e pianisti. E una quasi totale assenza di regole. Il tutto mentre a New York si viveva appieno la bellezza della “modernità” e in Romagna i mazziniani venivano arrestati a Villa Ruffi come pericolosi sovversivi… La genialità dell’arcavola di Oriana consistette nell’essersi rapata a zero e nel girare con una vistosa parrucca. Di fronte al terrorizzato capo indiano che le era addosso per privarla del biondo trofeo, la nostra Oriana-ante-litteram, con un urlo orrendo, si scalpa da sola, gettando lontano da sé la parrucca. E salva la vita.
Viviamo in universi paralleli.
Va tutto bene, se ci mettiamo d’accordo su di un punto: per noi vecchi, quindici anni sono solo uno sputo. Per i nostri figli sono l’inizio della storia… E non è detto che nascere a Rimini sia un privilegio rispetto a nascere a Dakar….
Da qualche parte, a Dakka, a Bamako, a Kengou o sulle Ande , sta’ nascendo in questo momento qualcuno che rivoluzionerà ulteriormente quello che a noi pare solo futuribile.
La Scuola ha senso solo se diventa il Laboratorio di sintesi degli universi paralleli…Cioè: se farà cultura.
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Perché un blog nel Far Web
postato da mario guaraldi in Profezie
“Le date di ieri sono i dati di oggi offerti nel modo più tempestivo. La bruciante attualità è un deja vu“. La citazione è di Paolo Fabbri, introduzione a Profezie da due soldi, un libricino quasi introvabile del 1999 , ovviamente autoprodotto, del sottoscritto…
Scusate se, per l’esordio, la prenderò da lontano per giustificare un titolo così impegnativo.
Rileggo il breve testo del grande semiologo mio amico alla luce di tre fatti di bruciante attualità: la class action contro Google, lo sbarco in Europa del Kindle di Amazon e la recente iniziativa del Mulino di “aprire” agli studiosi 300 titoli del proprio catalogo.
“Il profeta pronuncia al futuro non ciò che accadrà, ma quel che deve avvenire. Dice il necessario, non il possibile. E dice anche quel che vorrebbe non avvenisse (…) Avvertito dalla profezia, c’è chi cambia il comportamento che porta diritto alla calamità (…): il profeta efficace è quello che si sbaglia, perchè riesce così a trasformare il mondo”…
Dunque, le cose stanno pressapoco così: dal 1991 – data in cui ripresi a pubblicare col mio nome dopo dodici anni di assenza dalla carta stampata, iniziò il rovello innescato dal miracolo del desktop publishing! Nel 1997 organizzai a Rimini un clamoroso match fra Umberto Paolucci (Microsoft) e Diego Piacentini (allora AD di Apple Italia), titolandolo La sfida europea dell’informatica: per una realtà futura non solo virtuale.
Fu in quegli anni che alcuni di noi iniziarono a sospettare che il vecchio modo di produrre e distribuire il libro fosse arrivato al capolinea; e che il web fosse null’altro che il tipo, l’immagine del grande mare affrontato da migranti in fuga da una realtà amara e culturicida, con la speranza di trovare altrove condizioni di vita migliore, e libertà di cultura (ah, l’America!).
I “migranti” nel web erano, come tutti i migranti di tutti i tempi, i reietti, i poveri, gli illusi, gli orfani (delle ideologie, dei valori, del ’68), forse gli assassini di un modo di pensare (craxiano ?) che li opprimeva e sembrava loro semplicemente mortifero…
Le mie piccole profezie iniziano però realmente solo il 27 ottobre 1998, con una relazione al “Laboratory of future communication” di Berlino, presente, appunto, Paolo Fabbri. Il titolo era Il futuro virtuoso (non solo virtuale) del sistema editoriale europeo – Rischi e vantaggi di una rivoluzione in atto.
Il mio inglese era stentato ma mi dissero che riuscii a comunicare ad oltranza, nell’ordine, il mio mal dissimulato disprezzo per gli editori mass market, il mio astio verso i distributori-killer, la mia antipatia per i librai-edicolarizzati, la mia incazzatura per i bibliotecari-burocrati (categorie tutte a cui sarebbe bastato aggiungere il qualificativo “tradizionali”); e per contro, il mio entusiasmo per quei formati digitali (fantastico PDF !) che sancivano l’immaterialità dei contenuti e svelavano l’anima disincarnata dei libri!; la mia fiducia nel web come nuova autostrada distributiva a costo zero e la mia speranza che il “Print on demand” sarebbe diventato il nuovo modo di produrre e stampare libri da remoto. C’erano, in quegli anni non più di un paio di editori “modello”, in Europa, di questa nascente filosofia editoriale: soprattutto la francese “Zero Heure” , col mitico URL www.00h00.fr .
Da allora, di visione in visione, di convegno in convegno, di seminario in seminario, è stato come cercare di stringere fra le dita l’ologramma del libro a venire.
Gli editori italiani dapprima se ne fregarono, poi non capirono, quindi si spaventarono, infine cercarono di fare i furbi (come successe col borsellino elettronico del Ministero, per i Learning Objects): infine, decisero di giocare contro questa rivoluzione ( o evoluzione ? ) digitale che metteva a rischio il business della carta… e del copyright. Tutti, o quasi tutti: da Mondadori a Il Mulino.
Ma il consesso dei profeti aveva sbagliato profezia; e sbagliando aveva modificato il futuro, proprio come sostiene Paolo Fabbri… I big radunarono in segreto le loro truppe e si prepararono armi in pugno ad invadere il nuovo continente al seguito delle tre caravelle. Sentivano odore di oro…
Era infatti apparso Google, non tanto o non solo come potente ed pertinente motore di ricerca, ma come Biblioteca planetaria che intendeva garantiva libero accesso a contenuti librari in centinaia di lingue per milioni di titoli! Gli editori di tutto il mondo paventarono questa “libertà di accesso”, gli si coalizzarono contro e gli intentarono causa.
Era apparso Amazon come Libreria planetaria (rispetto alla quale Fnac e Feltrinelli paiono solo granellini di polvere): ma era ancora una libreria basata sul cartaceo: il web serviva solo per gli ordini, e dunque era “tollerata”. Ma ecco che Amazon si inventa Kindle. Una banale rivisitazione del vecchio Rocket e-book, si sarebbe detto, tranne che questa volta si tratta di “carta elettronica”, non di un PC dedicato! Kindle ha un successo straordinario e appare per quello che è: un “terminale remoto” di e-books in formato proprietario, soprattutto per gli studenti ( addio zainetti e chili di carta!) con una riserva alle spalle di alcune centinaia di migliaia di titoli. Gli editori scolastici italiani sudano freddo quando, pochi giorni fa, Amazon annuncia a sorpresa, il suo sbarco in Europa.
E cosa fanno gli editori italiani (ovviamente democratici e di sinistra)? Rispondono per bocca dei furbetti del quartierino bolognese: il Mulino annuncia in maniera roboante un libero accesso ai suoi 300 titoli! Idea fantastica, come il nome (Darwin Books), che indica un progetto “evolutivo” di libri consultabili sul server dell’editore. Peccato che sia una bufala, che in realtà non faccia accedere a nulla! Anzi il modello bolognese sembra, se possibile, l’apologia del vecchio caro Digital Restriction Management che si credeva defunto!
E c’è da immaginarsi che nei prossimi giorni assisteremo a una valanga di (finte) conversioni al Web 2.0. Che diamine, per soldi si cade volentieri da cavallo sulla via di Seattle…
Così va il mondo: prima vengono i profeti, e vengono bastonati; poi gli apripista, e spesso saltano su qualche mina anti-editore. Finalmente arrivano le truppe d’invasione (succederà prestissimo nel mondo della Scuola): occorre infatti che tutto cambi perché tutto rimanga immutato. I vecchi contenuti faranno prestissimo a mettere le ali da pipistrello del lato oscuro del digitale… Perché il vero problema – sappiatelo amici – è davvero quello dei contenuti …
Cosa dunque abbiamo prefetizzato a fare ?
Davvero il futuro non è che la riproposizione in nuova veste dei vecchi modelli di business? Davvero non esiste, da qualche parte, un Adriano Olivetti del Web 2.0 capace di investire su contenuti diversi, su un futuro infinitamente più dignitoso per i nostri figli, senza per questo rinunciare a produrre reddito ?
Davvero bisognerà attendere la fine della lotta fra maschi dominanti multinazionali, che sfoderano i rispettivi formati o le rispettive soluzioni proprietarie per far ritrovare spazio a quei contenuti di cultura avvelenati dal mass-market e dalla TV spazzatura? O sarà come profetizzava Rifkin, che assisteremo cioè alla nascita di una acefala Editoria senza editori ?
Io ero e resto ottimista. La civiltà è davvero una questione di contenuti, non di formati. Ai formati ci adatteremo sempre, come ebrei nella diaspora… Ma niente come il futuro del libro avrà bisogno di editori veri. Niente come il futuro del libro dovrà confrontarsi con contenuti capaci di sfruttare al meglio le nuove tecnologie. Meglio questo “Far Web” di inizio secolo del lodo Mondadori del secolo scorso col suo seguito di libri di Bruno Vespa. Meglio Google della Biblioteca di Padre Jorge nel Nome della Rosa. Meglio Kindle delle Messaggerie Italiane…
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Hello world!
postato da mario guaraldi in Varie
Nuovo blog in arrivo :)
Mario Guaraldi è il fondatore dell'omonima 


