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	<title>Prophetica Books &#187; Eventi</title>
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		<title>IV Bookcamp &#8220;Lo strano caso del Dr. Libro e di Mr. eBook&#8221; / Forlì, 9-10 settembre 2011</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 10:47:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mario guaraldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[ebook]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo Rimini e Fosdinovo a Forlì il IV BookCamp A L’innovazione Responsabile si parla de “Lo Strano Caso del Dr. Libro e di Mr. eBook” La due giorni forlivese dedicata a “L’innovazione Responsabile”, che si tiene venerdì 9 e sabato 10 settembre, si pone la domanda se è possibile governare i radicali cambiamenti che hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://barcamp.org/w/page/43681588/bookcamp2011" target="_blank"><img src="http://www.guaraldi.it/images/bookcamp2011.gif" alt="Bookcamp2011 - Forlì, 9-10 settembre" width="508" height="76" border="0" /></a></strong></p>
<p><strong>Dopo Rimini e Fosdinovo a Forlì il IV BookCamp</strong><br />
A <em>L’innovazione Responsabile</em> si parla de <strong>“Lo Strano Caso del Dr. Libro e di Mr. eBook”</strong><br />
La due giorni forlivese dedicata a “L’innovazione Responsabile”, che si tiene venerdì 9 e sabato 10 settembre, si pone la domanda se è possibile governare i radicali cambiamenti che hanno investito il mondo, sulle tracce (web) di un percorso più comprensibile e ottimizzabile.<br />
Oltre al nutrito apporto dei membri del comitato scientifico (il “web-guru” Luca De Biase e il prof. Massimo Sobrero dell’Università di Bologna), ci sarà un intervento di Alessandro Bergonzoni sull’uso delle parole e numerosissimi seminari e incontri, dal fisco alla creatività sul web. Il tutto promosso da una lunga lista di sponsor, fra i quali Unicredit, e i patrocini del Ministero dell’Innovazione e della Regione Emilia- Romagna.<br />
Un evento da non trascurare è quello organizzato dai giovani pionieri dell’editoria digitale (Simone Bedetti, Noa Carpignano e Giorgio Jannis guidati dal vecchio Mario Guaraldi), in collaborazione con Romagna Creative District. Si tratta di un barcamp, una sorta di seminario più simile a un dialogo aperto con i partecipanti che a un convegno “frontale” senza possibilità di interventi. Ognuno può prendere la parola per approfondire un proprio concetto sulla impronta degli argomenti proposti. Sottotraccia il tema scottante degli interessi corporativi delle grandi aziende editrici, che stanno condizionando la crescita di chi ha scelto di dedicarsi esclusivamente all’editoria digitale; molti i trabocchetti dei grandi cartelli editoriali, quali i prezzi pressoché identici fra cartaceo e digitale, che scoraggiano il lettore dall’acquisto, la connivenza con la politica che vara leggi (la legge Levi!) che consentono privilegi e ignorano le piccole e medie aziende digitali, fino ad arrivare al paradosso (solo paventato!) di dare la precedenza al sostegno pubblico delle piccole librerie. Inoltre una totale assenza di politiche infrastrutturali tecnologiche e la mancanza di attenzione al problema della carente distribuzione culturale sulla rete completano il totale disinteresse italiano verso un’economia altrove importante.</p>
<p><strong>Il programma di venerdì 9 e sabato 10 settembre</strong><br />
Il barcamp si tiene presso il Cortile del Palazzo Sassi-Masini (detto Palazzo del Diavolo)<br />
Centro Storico di Forlì, via Maroncelli 15 [<a href="http://maps.google.com/maps?q=via+Maroncelli+15+forl%C3%AC&amp;hl=it&amp;ie=UTF8&amp;sll=37.0625,-95.677068&amp;sspn=36.094886,78.310547&amp;vpsrc=0&amp;z=16" target="_blank">mappa</a>]</p>
<p><strong>Venerdì 9 settembre</strong></p>
<p>Ore 16:00. <em>Gli eBooks al bivio: fra ePub e Apps. Esiste un’economia possibile per i nuovi editori digitali? </em><br />
Non-relazione di Simone Bedetti e discussione aperta coi bibliotecari della Regione Emilia-Romagna.</p>
<p>Ore 18:00. <em>Il digital lending ha vinto! (ma i soldi delle Biblioteche sono spariti…)</em><br />
Non-relazione di Giuseppina Mancaluso</p>
<p>Ore 19:15. <em>Appello al Presidente Napolitano per una &#8220;Costituente del Libro&#8221;. </em><br />
Non-relazione di Mario Guaraldi sull’iniziativa di creare un movimento per proposte parlamentari indipendenti dall’AIE (Associazione Italiana Editori)</p>
<p><strong>Sabato 10 settembre</strong></p>
<p>Ore 9:00. <em>Il silenzio degli innocenti (ovvero il Futuro del Libro scolastico digitale nel silenzio inquietante del mondo della Scuola)</em><br />
A questo workshop, che non ha relatore, sono invitati tutti gli insegnanti delle scuole della Regione Emilia-Romagna affinché sia possibile ascoltare la loro voce.</p>
<p>Ore 11:00<em>. Il silenzio dei colpevoli (ovvero le strategie dei grandi gruppi editoriali che si sono barricati nel segreto delle proprie scelte per mantenere intatto il proprio monopolio sulla Scuola)</em><br />
Anche questo workshop non ha relatori e conta sulla partecipazione di chi abbia notizie ed episodi da raccontare. I lavori posso proseguire “spontaneamente” nel pomeriggio in base agli interessi che si aggregheranno. Chiunque abbia progetti o software da mostrare è libero di farlo in uno spazio apposito del cortile portando i propri materiali e computer.</p>
<p>Tutti i lavori saranno ripresi in diretta VideoLive (<a href="http://www.traderlink.it/" target="_blank">www.traderlink.com</a>) e divulgati attraverso il sito dell’evento (<a href="http://www.lartedinnovare.it/" target="_blank">www.lartedinnovare.it</a>) e i siti di Guaraldi editore (<a href="http://www.guaraldi.it//" target="_blank">www.guaraldi.it</a>)e Area51 Publishing (<a href="http://www.area51publishing.com/" target="_blank">www.area51publishing.com</a>).<br />
<strong><br />
Per informazioni e iscrizione gratuita: </strong><br />
<a href="http://barcamp.org/w/page/43681588/bookcamp2011" target="_blank">http://barcamp.org/w/page/43681588/bookcamp2011</a></p>
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		<title>I tre fari del digitale</title>
		<link>http://guaraldi.bibienne.net/2011/02/02/i-tre-fari-del-digitale/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 11:35:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mario guaraldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronache dal Far Web]]></category>
		<category><![CDATA[ebook]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Profezie]]></category>

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		<description><![CDATA[LAMENTO FUNEBRE DELL’EDITORE-NAVIGANTE NELLA TEMPESTA DEL WEB E I TRE FARI PER NON FARE NAUFRAGIO [1] di Mario Guaraldi Il primo aspetto su cui occorre ragionare, parlando di e-book, è che viene a crollare il concetto unitario di “libro” derivante dalla sua “merceologia cartacea”. Nell’era analogica e gutenberghiana, il fatto stesso che tutti i libri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><a href="http://www.ifbookthen.com/" target="_blank"><img class="alignleft" src="http://www.guaraldi.it/images/ifbookthen.jpg" alt="" width="535" height="74" /></a><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>LAMENTO FUNEBRE DELL’EDITORE-NAVIGANTE NELLA TEMPESTA DEL WEB<br />
E I TRE FARI PER NON FARE NAUFRAGIO<strong> [1]</strong></strong></p>
<p><em>di Mario Guaraldi</em></p>
<p>Il primo aspetto su cui occorre ragionare, parlando di e-book, è che viene a crollare il <em>concetto unitario</em> di “libro” derivante dalla sua “merceologia cartacea”.<br />
Nell’era analogica e gutenberghiana, il fatto stesso che tutti i libri fossero stampati su carta, richiedessero la stessa tecnologia produttiva e fossero canalizzati per il loro smercio in un unico e tendenzialmente esclusivo circuito (le librerie almeno fino allo scossone dei libri in edicola e dei best-seller nei grandi magazzini), bastava a legittimare la pretesa di parlare di “libro” come <em>astrazione concettuale</em> (“opera dell’ingegno”) che nessuno si sognava di mettere in discussione. Per questo motivo le Associazioni di categoria hanno per decenni cavalcato e invocato provvedimenti “a favore del libro” (<em>non meglio specificato</em>).<br />
Ma non poteva sfuggire a nessuno che la struttura stessa dei luoghi deputati alla vendita del libro denunciava da sé stessa la falsità dell’assunto, indicando con una opportuna segnaletica i settori e gli spazi in cui i libri vengono raggruppati per <em>tipologia di contenuto</em>: ad esempio “filosofia”, “storia”, “fotografia”, “cucina”, “erotismo”, “narrativa italiana” ecc. secondo l’intelligenza e l’abilità del libraio o del capofila della catena di librerie (Feltrinelli docet!).<br />
In altre parole, la libreria appariva &#8211; e appare &#8211; come l’ultimo residuo storico del vecchio “bazar”, spazio di vendita che per definizione offriva ai clienti le <em>merci più disparate</em>.<br />
Nessuno nega ovviamente che anche in questo consisteva il <em>fascino</em> di questo luogo, esattamente come i turisti europei restano tuttora affascinati dai bazar orientali. La recente polemica sulla richiesta di estensione all’e-Book del <em>privilegio</em> di un’iva ridotta come per il libro cartaceo riassume bene l’assunto, che pure continua a scandalizzare molti che confondono la natura del contenuto con la sua qualità. La verità è che non ha senso invocare un privilegio indifferenziato per una “merce” non più caratterizzata dalla sua vecchia “merceologia” bensì dai rispettivi contenuti immateriali. Ammesso infatti e non concesso che i “contenuti culturali” meritino un trattamento fiscale agevolato, o addirittura uno sgravio totale (come, in ipotesi, i libri di testo scolastici, i testi universitari e di ricerca scientifica) non si vede francamente per quale motivo i costosi manuali per commercialisti o le ponderose raccolte di giurisprudenza, per non parlare delle merceoleogie “di lusso” – come i <em>coffee-table books </em>realizzati dalle Banche per la rispettiva clientela esclusiva – dovrebbero essere considerati meritevoli di identico beneficio, <em>indipendentemente dal circuito distributivo adottato, analogico o digitale</em> che sia. Si tratta banalmente di <em>merci diverse</em>.<br />
Questo dato dell’Iva, in realtà, non è significativo in sé, ma è un’utile cartina di tornasole per ripensare totalmente alle nuove modalità di essere del <em>libro-multiforme </em>con <em>pricing differenziati </em>in relazione alle varie modalità distributive e alle varie forme di <em>fruizione</em> dello stesso “prodotto”.<br />
Più interessante, dal punto di vista concettuale, attorno al tema che vorrebbe premiato il contenuto rispetto alla sua forma, è la battaglia di retroguardia che le Agenzie per l’ISDN – banalmente gli uffici anagrafici del libro &#8211; stanno conducendo pretendendo che ogni “forma(to)” del libro (carta, PDF, ePub, Mbi, Kindle ecc.; e addirittura che ogni tipo di commercializzazione “protetta”) abbia un proprio ISBN! Come dire, registrare tante volte all’anagrafe il proprio figlio a seconda delle camiciola che indossa!<br />
Un paradosso che la dice lunga sulla volontà di destituire della corona regale il famigerato contenuto : “Content is its shirt”, altro che “Contenti is king”! Da notare che basterebbe un dodicesimo numero aggiuntivo allo standard ISBN per precisarne la forma di fruizione potenziale, ammesso e persino concesso che sarà utile quantificare i circuiti di fruizione di quell’unico contenuto.<br />
Viene dunque il sospetto che la scelta adottata dalle Agenzie Nazionali per l’ISBN ( l’AIE ha diffuso una “direttiva” in merito!) serva solo a moltiplicare per 5 o per 6 il lucrossisimo “ affare”[2] di vendita agli editori dei numeri di identificazione dello stesso contenuto! Personalmente propongo a tutti i colleghi di rispondere a questa ridicola pretesa con una fragorosa risata.<br />
Il futuro ci riserva tuttavia un duro lavoro di “messa a punto” di una nuova “normativa”: ma di fatto, è impossibile ipotizzare nuove “regole del gioco” quando tutte le carte sono per aria, sotto il soffio, da un lato, delle nuove tecnologie che mutano il panorama del mercato di giorno in giorno; e, dall’altro, delle strategie di marketing messe a punto dagli attori principali (non più solo i <em>proprietari di contenuti</em>, gli editori, ma soprattutto dai <em>padroni della circuitazione web</em>) che in questa fase cercano di annusare nuovi modi di generare un legittimo profitto in un contesto storico e tecnologico agitato dal cambiamento in atto.</p>
<p><strong>3 FARI PER NON FARE NAUFRAGIO</strong><br />
In questo mare tempestoso, ritengo personalmente che si debbano tenere ben fissi gli occhi sui almeno 3 <em>fari</em> che segnaleranno agli editori naviganti nel web la possibile costa di approdo e dunque una via di salvezza.</p>
<p><strong>1. La pertinenza      dei formati di utilizzo ( ovvero : sono i contenuti a dettare legge sui      circuiti che li veicolano)</strong><br />
La dimensione liquida e diffusa del web consente l’emersione delle nicchie di interesse. E’ quasi certo che si venderanno più singole copie di milioni di titoli tutti diversi che non milioni di copie di uno stesso titolo: una tendenza opposta a quella che ha dominato le regole dei best-seller nel mondo analogico.<br />
La costosa produzione del vecchio libro cartaceo, la costosissima distribuzione tradizione volta a un risibile numero di “punti vendita” deputati (le librerie-bazar) e la rincorsa di una “tiratura prestabilita” adattata all’investimento, con conseguente allineamento verso il “ minimo comune denominatore” dei livelli di qualità dei contenuti rivolti al mercato <em>consumer</em>, può lasciar posto, nell’era dei contenuti immateriali, al privilegio del “massimo comune multiplo” sul piano della qualità.<br />
Ora, non tutti i “contenuti” vanno bene per un unico “standard” digitale di distribuzione, come pretenderebbe il pur benemerito <em>e-Pub</em>.<br />
Questa logica “omologante” ha troppo l’occhio rivolto ai produttori dei <em>devices</em> di destino, in concorrenza fra di loro; e troppo poco alle esigenze dei “contenuti editoriali”.<br />
Per tutti noi, nati nell’analogico, il libro è davvero la sua “forma” : non solo nel senso del suo aspetto esteriore (dimensioni, rilegatura, qualità della carta) ma soprattutto nel senso della <em>qualità estetica del suo “impaginato” interno</em>.<br />
Margini, caratteri, corpi, spaziature, illustrazioni contestualizzate e quant’altro erano tutt’altro che meri “aspetti tecnici” affidati alla sensibilità grafica dell’editore o del grafico: erano e sono una sorta di “metalinguaggio” che si somma inscindibilmente alla “lingua scritta” e ne amplifica la capacità espressiva, esattamente come le espressioni facciali integrano e amplificano il senso del linguaggio verbale. E’ fin troppo evidente che un libro d’arte, ad esempio, o di architettura, <em>esige</em> quell’<em>impaginazione</em> mutuata dalla concezione cartacea che ancora le nuove tecnologie non hanno “rimpiazzato” in maniera credibile.<br />
Con l’avvento di Internet, questo “formato” rendeva soprattutto possibile affidare questo complesso lavoro espressivo, immodificabile, alla rete, sia pure in forma di bit, in modo che il destinatario “remoto” – fosse esso una tipografia all’altro capo del mondo, o semplicemente un computer – potesse fruirlo o stamparlo “esattamente come era stato pensato e voluto dall’editore”. Il mitico PDF rese esaltante la fase pionieristica di chi vedeva con chiarezza i limiti, anzi le assurdità, della commercializzazione cartacea rispetto alle ragioni del “Print on Demand [3].<br />
Ma gli editori “tradizionalisti” si misero di traverso per ragioni più che comprensibili: come proteggere il diritto d’autore (eufemismo per dire “diritto d’editore”) una volta scaricato il file PDF dal computer? Ben si sa che non c’è protezione che tenga di fronte agli smanettoni! Sarebbe stato un suicidio! E poi, chi mai credeva che un libro si potesse leggere su un monitor?<br />
Fu una lunga, estenuante battaglia…<br />
La scomparsa del PDF dalle logiche degli attuali grandi distributori planetari di contenuti digitali, non può non insinuare il sospetto che si stia giocando una “partita degli standard” che tiene conto di tutto tranne che delle esigenze dei contenuti culturali, per ovvie ragioni di interessi miliardari. E la costosissima, ultima generazione di DRM iper-protetto messo in campo da Adobe, non fa che confermarlo. E’ vero infatti che un romanzo o un saggio con testo corrente sono perfettamente leggibili su Kindle, o su un qualsiasi altro device, quasi meglio che sulla carta ; ma per un libro fotografico il lutto del “vecchio” impaginato come metalinguaggio essenziale, è tanto più cogente quanto più appare insoddisfacente la costosa e forsennata “rincorsa” attuale del formato ePub, e la troppo repentina “conversione” in massa degli editori a questo formato … che sta arricchendo i Services indiani.</p>
<p><strong>2. Il digital      lending (ovvero: il sistema bibliotecario come nuovo “mercato” di      riferimento)</strong><br />
I sistemi bibliotecari rappresentano attualmente la più formidabile ed estesa rete di <em>presidio culturale sul territorio</em> che si possa immaginare[4]. Davvero il sistema bibliotecario mondiale, nelle sue mille sfaccettature e caratterizzazioni, può essere paragonato al sistema di circolazione sanguigna nel corpo umano: qui pulsa e circola il sangue della cultura. La rete <em>commerciale</em> delle librerie e persino delle cartolibrerie-bazar, così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, con le sue poche centinaia di “punti vendita”, appare ridicola, scompare letteralmente rispetto al radicamento capillare del sistema bibliotecario.<br />
Intendiamoci: non ho nessun pregiudizio nei confronti dei circuiti commerciali. Mi limito ad osservare che essi bastano a loro stessi. Il criterio di selezione di un best-seller attiene alle regole del mercato. Il libro-merce, mi sta benissimo. Basta trattarlo per quello che è: una merce. Ma il libro a contenuto culturale e scientifico è un’altra cosa. Confondere i due libri, indipendentemente dal fatto che siano fatti entrambi di carta o siano entrambi in veste e-Book, sarebbe un errore clamoroso.<br />
Io credo che il mondo bibliotecario, forte dei suoi numeri, debba fare sentire chiaramente la propria voce nell’agone attuale. Il mondo delle Biblioteche deve dire con chiarezza che cosa chiede al mondo dei produttori di contenuti.<br />
Tutti coloro che concepiscono e trattano, come proprio “specifico”, dei contenuti editoriali &#8211; possedendone il Copyright o qualunque cosa gli assomigli nell’era della massima riproducibilità tecnologica &#8211; con esclusione cioè dei fornitori di servizi di <em>self-publishing</em> a pagamento, che per l’appunto non posseggono alcun diritto sui titoli che pubblicano in maniera mercenaria &#8211; dovrebbero essere trattati dal mondo bibliotecario come propri interlocutori privilegiati ed elettivi.<br />
E la richiesta dei Bibliotecari agli Editori dovrebbe partire proprio da quei <em>piccoli</em> accorgimenti cui accennavo all’inizio e che colpevolmente non sono mai diventati richieste o rivendicazioni nei confronti della corporazione editoriale.<br />
Sebbene sia il mondo editoriale che quello bibliotecario si nutrano di <em>contenuti culturali</em>, essi paiono invece reciprocamente estranei e addirittura ostili. Tuttavia, è solo apparentemente strano che siano fra loro così drasticamente alieni. Una ragione evidentemente c’è ed è ovvio svelarla: l’editoria è il mondo dove contenuto vuol dire <em>vendita e proprietà,</em> mentre la biblioteca è il mondo dove contenuto vuol dire <em>gratuità e servizio</em>. L’editore <em>vende</em> per proprio profitto, il bibliotecario <em>compra</em> per il profitto altrui.<br />
Se oggi i due mondi si guardano in cagnesco, resta da domandarsi se la reciproca ostilità sia “ragionevole” in tempi in cui la tecnologia ha reso possibile quello che fino a ieri era un puro paradosso se non addirittura una contraddizione in termini : <em>il “prestito di un contenuto digitale”</em>.<br />
Bastava guardare ial modello americano di Overdrive – colosso ante-litteram del <em>Digital Lending</em> operante da anni – per capire il potenziale interesse di convertire al digitale la tradizionale offerta di acquisto cartaceo delle Biblioteche. Il mercato italiano potenziale di questo servizio è costituito da circa 16.000 biblioteche ( di cui 6.000 pubbliche di ente locale &#8211; con un bacino d’utenza reale di circa 6 milioni di persone su base nazionale &#8211; 46 biblioteche pubbliche statali e 2.500 biblioteche nelle università statali; cui vanno aggiunte le biblioteche italiane all’estero &#8211; ad esempio Istituti di cultura statali, dipartimenti universitari di italianistica ecc. – e le public library che collezionano anche titoli italiani).<br />
Un mercato davvero straordinario in termini di potenziale d’acquisto di contenuti, ma contemporaneamente un mercato deputato a raccogliere preziose indicazioni di “gradimento” e “richiesta” da parte del pubblico che fruisce gratuitamente dei servizi di prestito bibliotecario : oserei dire uno straordinario “strumento di marketing” reale per il mondo dell’editoria.<br />
La realtà italiana vede già operante da tre anni una interessante piattaforma di distribuzione di contenuti digitali che sperimenta tutte le forme di digital lending oggi esistenti sul mercato (dallo streaming al download a tempo) a 360 gradi su tipologie multimediali (non solo libri ma anche musica, film, audiolibri, quotidiani, ecc.) e formati. Con l&#8217;obiettivo di rispondere alla multimedialità della domanda di contenuti effettivamente proveniente dal mondo delle biblioteche.</p>
<p><strong>3. La produzione multilingue (ovvero: L’allargamento      planetario del mercato )</strong><br />
Se non l’avessi letto oggi coi miei oggi sul prestigioso inserto domenicale del Sole24 ore avrei temuto di aver pensato una sciocchezza (come mi aveva bonariamente fatto notare un mio amico che lavora ai vertici di una grande casa editrice). Il guaio è che lo sostengo ( e lo scrivo) da anni.<br />
Scrivono Mike Shatzing e Marco Ferrario sul Domenicale[5]:” In teoria, non sarà più necessario per un editore americano (…) vendere i diritti a editori non di lingua inglese, se ciò che gli manca è la traduzione e l’editing nella lingua locale. Potrà farseli da solo.(…) gli editori del pianeta si troveranno di fronte alla sfida di valorizzare in maniera diversa il patrimonio di diritti che hanno in portafoglio…”.<br />
Già oggi il web è capace di trasmettere contenuti in forma digitale in oltre 1.000 lingue scritte, a costo zero, favorendo l’integrazione multietnica e la formazione delle nuove generazioni.<br />
Una “Babele” sconosciuta al mondo editoriale, chiuso nei recinti delle rispettive aree linguistiche, regolato da leggi secolari di interscambio e di vendita dei “diritti stranieri”, riti che si compiono puntualmente ogni anno nei vecchi santuari delle grandi Fiere del Libro ( come Francoforte). In questa prospettiva di “recinti linguistici” intercomunicanti per via contrattuale con la mediazione dell’universo dei traduttori, succedeva che alcuni mercati fungessero da “test” di marketing: un best-seller americano non poteva non esserlo anche in Europa; e il dato di vendita fissava la quotazione della traduzione nelle altre lingue.<br />
Questo dato di fatto era fisiologicamente determinato dalla “inaccessibilità” dei mercati di differente area linguistica: un editore italiano che avesse preteso di vendere un proprio autore direttamente negli Usa si sarebbe trovato a soccombere prima ancora di poter mettere piede da Barnes &amp; Noble!<br />
Ma oggi il web ha abolito le dogane e persino le frontiere (salvo che per gli aspetti fiscali) e persino il sito della microscopica Guaraldi è visibile e accessibile dagli Usa come dall’ Afghanistan, per non parlare invece di Librai planetari come Amazon o di web-bibliotecari come Google che hanno fatto della globalità dell’offerta il loro punto di forza!<br />
Certo, la penetrazione globale di una piattaforma come Amazon o come la futura Google eBooks implica investimenti miliardari; ma è un fatto che io possa immettere su queste stesse piattaforme dei “contenuti” in partenza concepiti come “multilingue”.<br />
Mi pare però evidente che questa “potenzialità” non potrà essere sfruttata immediatamente dai grandi gruppi editoriali proprio a causa della complessità della rete relazionale e contrattuale che ritualizza gli interscambi di traduzioni; mentre è una opportunità straordinaria per i piccoli editori di cultura che non sono necessariamente a caccia di grandi numeri. Nella logica delle nicchie cui facevamo riferimento, l’offerta di uno stesso titolo in cinque lingue diverse moltiplica ovviamente per cinque la potenziale ricerca e il successivo eventuale ordine di quel titolo, avendo come breakeven di redditività i soli costi di traduzione. Per piccoli editori abituati a un mercato di poche decine o centinaia di potenziali clienti cartacei, si tratta di non tremare di fronte a questa inattesa opportunità offerta loro dalla globalità del mercato dei contenuti immateriali, ma di cavalcarla con parusia e intelligenza al di fuori dei lacciuoli dei rapporti fra colossi che fino ad oggi si spartiscono l’accesso al più rudimentale fra gli strumenti di marketing: quello che sancisce le status del best-sellers.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong><br />
Forma del libro digitale, prestito ( o abbonamento) librario come alternativa al mercato retail &#8220;atomico&#8221; (per dirla con Giulio Blasi[6]), potenziale accesso multilingue dei contenuti al web, mi sembrano davvero tre snodi cruciali che consentiranno di uscire dall’attuale Far Web. E poiché in momenti epocali come quelli che stiamo vivendo non serve la semplificazione, e tanto meno una improbabile possibile conclusione, aggiungerei un’ultima considerazione sulla quale sarà opportuno dedicare uno specifico sforzo di pensiero: quello del “pricing”. Anzi <em>dei </em>“pricing”.<br />
Poiché il libro immateriale assomiglierà sempre di meno a una merce e sempre di più a un servizio, è ovvio che il costo di questo “service” dovrà essere misurato dall’importanza e dall’estensione del suo utilizzo e non più dalla ponderosità del suo contenuto.<br />
Ipotizzo in altre parole la possibilità di prefigurare finalmente quella metamorfosi radicale – fantasticata molti anni fa – che porterà gli editori a trasformarsi in “Banche dati di contenuti culturali” forniti on demand. Confesso che l’idea di diventare un <em>banchiere di contenuti culturali</em> non mi dispiace affatto.<br />
La geniale intuizione del bengalese Muhammod Iunus [7] sembrerà risibile, al confronto.</p>
<hr size="1" />[1] Una parte di questo documento è stata redatta in occasione del Brain Storming sul tema dell’editoria digitale (Firenze, 4 novembre 2010, Biblioteca Nazionale).<em> </em><em>Il tema che mi era stato affidato dalla brava Paola Capitani era di quelli che nessun editore vorrebbe svolgere in questi tempi di Far Web. Parlare infatti di “tipologie ed esempi di editoria digitale”, discutere dei “tanti modi di scrivere, impostare, immaginare, distribuire e leggere libri digitali” è in realtà parlare della “crisi di identità” dell’editore che si trova ad operare sul crinale di quel passaggio epocale dall’unico modo di pensare, produrre e distribuire i libri “di carta” dell’era analogica, alla multiforme complessità offerta ai contenuti editoriali dalla nuova era digitale. Per non disperdermi in analisi già fatte e in teorizzazioni che – almeno per quanto mi riguarda – datano ormai di una quindicina di anni ( alla faccia di chi parla di “rivoluzione” e non di lenta e prevedibile “evoluzione” del modo di fare editoria nell’era di Internet), avevo deciso di incentrare il mio contributo su quello che ho chiamato </em>Il lutto dell’editore nell’epoca di mezzo, ovvero<em> </em>Lamento funebre per la morte della pagina “giustificata” .</p>
<p><em> </em></p>
<p>[2] Se è vero che ogni ISBN “semplice” costa all’editore 3 euro cadauno e che si pubblicano in Italia circa 60.000 nuovi titoli all’anno non ci vuole un ragioniere per calcolare che le entrate dell’Agenzia italiana per l’ISBN passerebbero dai 180.000 euro attuali a circa 1 milione di euro !</p>
<p>[3] Da un lato : eccesso di tiratura necessaria per riempire le pieghe distributive in caccia della famigerata “vendita d’impulso”, via vai di reso-rifornimenti dal magazzino dell’editore ai punti di vendita sempre bisognosi di rese di “alleggerimento”, impossibilità di valutare il venduto reale (il sell-out), costi altissimi di gestione del magazzino, follia del prezzo imposto da cui scorporare tutte le percentuali dei vari passaggi commerciali. Dall’altro: la possibilità di pubblicare il solo PDF, senza più i costi di stampa, per raccogliere le prenotazioni di una successiva stampa “on demand”, o anche esclusivamente per la fruizione come file digitale.</p>
<p>[4] Cfr. Mario Guaraldi in “Biblioteche Oggi” n° 7 , p. 23 <em>Cronache dal Far Web, e-book e distribuzione<a href="http://www.bibliotecheoggi.it/content/n201007.html" target="_blank"> </a></em><a href="http://www.bibliotecheoggi.it/content/n201007.html" target="_blank">http://www.bibliotecheoggi.it/content/n201007.html</a> [abstract]</p>
<p>[5] “Conquistatores del nuovo Mondo e-book” in Domenica del 30 gennaio 2011, pag 26.</p>
<p>[6] Cfr. <a href="http://didattica.spbo.unibo.it/bibliotime/num-xiii-3/blasi.htm" target="_blank">http://didattica.spbo.unibo.it/bibliotime/num-xiii-3/blasi.htm</a></p>
<p>[7] <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Muhammad_Yunus" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Muhammad_Yunus</a></p>
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		<title>Quell&#8217;orrendo regalo di Natale</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 09:54:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mario guaraldi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fellini]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-138" src="http://guaraldi.bibienne.net/files/2010/12/fellinimemoria.jpg" alt="" width="272" height="385" /></p>
<p>Fra pochi giorni Rimini sarà protagonista della più banale notte televisiva dell’anno. Non è questo il “regalo” che la nostra città avrebbe meritato di trovare sotto l’albero; non è questo l’accoglimento di quello spirito di sobrietà che abbiamo sentito proclamare la notte di Natale. In tempi in cui tutto – inclusa la Festa riminese di Capodanno – sembra insegnare esattamente il contrario (il desiderio di apparire, lo sperpero, l’ingiustizia e l’egoismo), fa male al cuore pensare a tanto denaro pubblico letteralmente gettato in una notte.<br />
La nostra città non merita di essere infangata da polemiche inutili: ma   ciò che la infanga realmente è la rabbrividente (è proprio il caso di   dirlo!) apologia dei più logori luoghi comuni del divertimentificio   balneare affidata a naufraghi  dell’intrattenimento televisivo e a  qualche cantante o ballerina con la  pelle d’oca, cui bisognava pur  garantire una minestra calda.<br />
Indipendentemente dall’effimero “successo di pubblico” che la Festa potrà vantare il primo gennaio, quando il suo baraccone da circo in Piazzale Fellini verrà smontato, non potremo non pensare alla differenza con il Concerto di Natale ad Assisi. Il Tempio Malatestiano non è certamente da meno della Basilica di San Francesco! Ma il confronto fra Pino Insegno e Leon Battista Alberti , Roberto Valturio e i Malatesti, o fra Mara Venier e la Beata Chiara (sic) è ovviamente impari: chi diavolo sono costoro? Nomi sconosciuti alla maggior parte dei nostri ragazzi proprio per l’asfissia di quell’“incultura” televisiva che abbiamo regalato loro e di cui siamo totalmente responsabili. Rimini ha un disperato bisogno di cultura, sta soffocando per mancanza di ossigeno culturale!<br />
Ma quello che fa più male è pensare che la Festa avrebbe potuto essere giocata all’insegna di Federico Fellini, il cui nome è stato – quello sì – davvero infangato dalle miserrime vicende che fino a ieri hanno accompagnato la Fondazione a lui intestata. Evidentemente, la dirigenza politica riminese non è stata capace di pensare che una Festa di Capodanno dedicata al grande regista riminese potesse contemporaneamente ripianare il “buco” finanziario della Fondazione (su cui tutti si sono farisaicamente stracciate le vesti, senza vedere il confronto con i costi della Festa…); rilanciarla a livello nazionale (anche economicamente, con un appello televisivo alle grandi aziende, come suggerito dal neo Presidente Celli); e soprattutto qualificare davvero l’immagine di Rimini (da ribattezzare – perchè no – “Fellinia” secondo la geniale proposta di Sebastiano Vassalli!) e dell’intera riviera romagnola. Può essere almeno una proposta per l&#8217;anno 3012*? Il problema è non perdere la speranza.</p>
<p><em>Mario Guaraldi </em></p>
<p><em>* </em><strong>3012: La città di Fellinia</strong><em><br />
</em>La  maggiore industria italiana – come tutti sanno – è l’industria delle  vacanze e dei divertimenti e la capitale di quell’industria è la città  in cui nacque Antalo, la favolosa Fellinia: così chiamata in onore di  uno dei più grandi autori di cinema dell’Evo antico, Federico Fellini.  All’epoca della nostra storia, Fellinia contava forse due milioni di  abitanti, o pochi di più; si estendeva – e tuttora si estende – sulla  costa del mare Adriatico per una ventina di miglia e inglobava, come  quartieri autonomi e contigui, città antichissime: Rimini, Cesenatico,  Riccione, Cervia, Bellaria, Cattolica. I suoi sobborghi erano, a nord,  la città-museo di Ravenna, e, a sud, il popoloso e pittoresco quartiere  di Pesaro. Fellinia era, ed è tuttora, una metropoli del divertimento,  soprattutto estivo, per molti aspetti unica al mondo. Chi non si è  trovato almeno una volta e almeno in sogno in una delle cattedrali  felliniane del piacere, dove tutto è permesso e tutto è disponibile: il  Grand Hotel, il Casino, il Transatlantico Rex, il Luna Park? Chi non ha  desiderato di poter pranzare in uno di quei famosi ristoranti, dove i  maestri della cucina italiana preparano ogni singolo piatto come un  orafo preparerebbe un gioiello: il Rigatoni, il Goloso, il Gran Babà, il  Pecorino, la Scarpetta e tantissimi altri, forse meno famosi ma non  meno degni di essere conosciuti e frequentati? Chi, infine, da giovane  non ha desiderato di trascorrere un’intera estate in questa Mecca  dell’umana felicità, che ha saputo pianificare e personalizzare il  divertimento di massa fino a dare l’illusione, a ogni singolo  visitatore, che tutto esista e sia stato fatto solamente per lui? Detto  questo, però, è necessario aggiungere che la Fellinia dei tempi di  Antalo era una città un po’ meno allegra della Fellinia di oggi. Era la  capitale mondiale dei <em>centrivita</em>: che nell’Evo antico costituivano la  sua maggiore attrazione e che si servivano degli schermi tridimensionali  e dei “programmi” elaborati da un cervello elettronico per far vivere  ai clienti le avventure che loro desideravano, e che la realtà non gli  avrebbe mai dato. Nei <em>centrivita </em>di Fellinia c’erano programmi di ogni  tipo e di ogni durata. Le avventure più richieste, come dappertutto,  erano quelle erotiche di pochi giorni; ma erano molto ricercati anche i  programmi in cui il protagonista diventava ricco, oppure diventava  potente, o compiva imprese memorabili, o viveva, come artista, una  stagione straordinariamente creativa. C’era perfino chi si rivolgeva ai  <em>centrivita</em> per cercarvi situazioni che avrebbero dovuto essere normali o  addirittura banali, e che nell’epoca della pace non lo erano affatto:  una serata tranquilla con i propri familiari, una domenica con gli  amici, un incontro piacevole con uno sconosciuto (o con una  sconosciuta). La maggior parte dei programmi dei<em> centrivita</em> erano  accelerati, cioè facevano vivere in poco tempo una storia completa; ma  c’erano anche, e anzi erano sempre più richiesti, i programmi cosiddetti  in tempo reale, che duravano mesi ed anni e potevano prolungarsi nel  tempo, quanto la vita stessa del protagonista. Il sogno segreto di  moltissimi abitanti del pianeta, nell’età della pace, era quello di  arrivare ad avere abbastanza quattrini per tirarsi fuori dall’inferno  della competitività e dell’aggressività e per rifugiarsi in un programma  controllato da un calcolatore elettronico, a godere un’esistenza di  meritati successi, di affetti e di crescenti soddisfazioni, finché fosse  venuto il momento di togliere il disturbo e di andarsene, con i  conforti garantiti dall’elaboratore. Meglio una vita illusoria ma  piacevole – ragionavano in tanti – che una vita autentica e sgradevole; e  si riducevano a vegetare come automi nei cronicari dei <em>centrivita</em>,  programmati da un’intelligenza artificiale che in cambio del loro denaro  gli elargiva una felicità durevole e sicura, per quanto possano essere  sicure le cose degli uomini. Questo, dunque, era il mondo che si  preparava a celebrare, nel 3010 dell’èra cosiddetta cristiana, i suoi  primi cinquecento anni di pace, e che però non era mai stato così  pericoloso e difficile per chi doveva viverci, nemmeno nelle epoche più  lontane a cui la memoria potesse rivolgersi per cercare un confronto.</p>
<p>(Sebastiano Vassalli, 3012, Einaudi, Torino 1995, cap. 6, pp. 23 e sgg.)<br />
<em>Estratto da <a href="http://www.guaraldi.it/scheda.php?lang=it&amp;id=377&amp;type=tit" target="_blank">Federico Fellini La mia Rimini </a></em><br />
<em><br />
</em></p>
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		<title>ebookFest, un bilancio dell&#8217;evento</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 15:32:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mario guaraldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria digitale]]></category>
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		<description><![CDATA[Un inserto speciale [scarica qui il PDF] di 8 pagine dedicate da La Nazione all’evento strilla in copertina &#8220;Il più grande evento nazionale dedicato all’editoria digitale&#8221;. Non saprei dire se è stato “il più grande” coi suoi 22 seminari, le 5 grandi tavole rotonde, la trentina di “comunicazioni” di progetti, un intero spazio su “Second [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ebookfest.it" target="_blank"><img src="http://www.guaraldi.it/images/ebookfest.jpg" border="0" alt="www.ebookfest.it" width="504" height="85" /></a></p>
<p>Un inserto speciale [<a href="http://www.guaraldi.it/download/ebookfest_lanazione.pdf" target="_blank">scarica qui il PDF</a>] di 8 pagine dedicate da <em>La Nazione </em>all’evento strilla in copertina<strong> &#8220;Il più grande evento nazionale dedicato all’editoria digitale&#8221;.</strong></p>
<p>Non saprei dire se è stato “il più grande” coi suoi 22 seminari, le 5 grandi tavole rotonde, la trentina di “comunicazioni” di progetti, un intero spazio su “Second Life”, una web tv che trasmetteva in <em>streaming</em>, oltre a un numero imprecisato di incontri spontanei da vero “BookCamp”. Certo il livello delle partecipazioni è stato davvero alto, quello che si usa dire “irripetibile” per la tensione ideale che ha animato i tre giorni di lavori, mettendo a confronto tutti, davvero tutti i protagonisti della nuova filiera dell’<em>e-book</em> nel suo ambiente naturale (il web 2.0) assieme ai massimi studiosi in campo (da Gino Roncaglia a Mario Rotta, da Giulio Blasi a Maurizio Chatel, Roberto Maragliano e tantissimi altri) e ai blogger più famosi (da Giorgio Jannis a Gianni Marconato, fino alla bravissima Maria Grazia Fiore).</p>
<p>Editori, autori, distributori digitali, bibliotecari, rappresentanti della Regioni, docenti Universitari (6 le Università rappresentate), web designers, impaginatori, insegnanti di ogni ordine e grado (dalle elementari fino ai licei d’eccellenza), si sono confrontati a tutto campo sul futuro del libro; meglio, sul futuro della cultura nell’era di Internet, di Amazon e degli <em>eReaders</em>. All’insegna della speranza e dell’ottimismo. Non a caso si è ragionato addirittura sui tre termini del linguaggio informatico che sanciscono quasi una <strong>“teologia” della cultura digitale</strong>: <em>to convert, to justify, to save </em>(secondo la geniale definizione di Mons. Bruno Forte). Davvero il problema sul tappeto è la salvezza della cultura in tempi di basso impero mediatico e televisivo…</p>
<p>Un evento, ripeto, irripetibile: frutto della disseminazione generata tre anni fa a Rimini, nel quadro di Castel Sismondo, poi attecchita rigogliosamente nelle piazze d’armi e nei saloni medioevali di Castello Malaspina, incontro simbolico di due epoche che hanno visto le due sole grandi rivoluzioni del mondo del libro: quella di Gutenberg e quella digitale.<br />
La documentazione allegata è solo l’ombra di ciò che veramente è successo il weekend trascorso.</p>
<p>Grazie a tutti i partecipanti,<br />
Mario Guaraldi</p>
<p><strong>Album fotografico <em>ebookFest</em></strong><br />
• <a href="http://www.mariorotta.com/fotografie/fosdinovo2010/incontri/" target="_blank">Incontri<br />
</a>• <a href="http://www.mariorotta.com/fotografie/fosdinovo2010/luoghi/" target="_blank">Luoghi<br />
</a>• <a href="http://www.mariorotta.com/fotografie/fosdinovo2010/momenti/" target="_blank">Momenti<br />
</a>• <a href="http://www.mariorotta.com/fotografie/fosdinovo2010/ombre/" target="_blank">Ombre<br />
</a>• <a href="http://www.mariorotta.com/fotografie/fosdinovo2010/personaggi/" target="_blank">Personaggi</a></p>
<p><strong>Inserto speciale LA NAZIONE 13/09/2010</strong><br />
• <a href="http://www.guaraldi.it/download/ebookfest_lanazione.pdf" target="_blank">Scarica il PDF</a></p>
<p><strong>Il sito ufficiale di <em>ebookFest</em></strong><br />
• <a href="http://www.ebookfest.it/" target="_blank">www.ebookfest.it</a></p>
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		<title>Content is king.</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 19:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mario guaraldi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come ci piace questa frase ! È un po’ come dire che il nome più bello di Patria è Biblioteca. Già, perche biblioteca vuole dire “contenuti”, e noi subito aggiungiamo “culturali”: le radici della Patria stanno nella sua cultura e la sua cultura sta in Biblioteca. Dunque, Google è la nostra vera Patria ! Già. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://guaraldi.bibienne.net/files/2010/08/king.gif" alt="" width="450" height="334" class="alignnone size-full wp-image-125" /><br />
Come ci piace questa frase !</p>
<p>È un po’ come dire che il nome più bello di Patria è Biblioteca. Già, perche biblioteca vuole dire “contenuti”, e noi subito aggiungiamo “culturali”: le radici della Patria stanno nella sua cultura e la sua cultura sta in Biblioteca. Dunque, Google è la nostra vera Patria !</p>
<p>Già. Ma è vero anche che di notte tutti gatti sono neri e solo il fatto che i libri fossero di carta li rendeva merceologicamente “simili”.</p>
<p>Ma oggi, con l’e-book ?</p>
<p>Non c’è più nulla che garantisca che una cazzata new-age sugli angeli, un saggio di “autoaiuto” su come aumentare la propria “autostima” erotica  facendo ciuf-ciuf a tutto spiano, un libro di filosofia teoretica, un trattato di troduttologia e uno di storia dell’arte di un pittore minore del settecento, siano la stessa cosa.</p>
<p>Anzi, sono “generi” radicalmente diversi, spesso e volentieri opposti. Contenuti diversi, prodotti diversi.</p>
<p>E allora? Iva a parte, cosa succederà sulle nuove piattaforme distributive, dato che, appunto, “content is king”? Cosa caratterizzerà il futuro dell’e-book, di questo contenuto “immateriale”, nel nuovo mercato planetario dei contenuti ?               </p>
<p>Questo “re” agognato è il vero discrimine del futuro digitale: “a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.</p>
<p>Tradotto: al Mercato quello che è Merce (magari deteriorata, o “scaduta”, o transgenica, insomma i “libracci”, e alla Cultura ciò che le compete: la ricerca, la qualità, soprattutto la formazione. Che qui chiamiamo, con orgoglio ed enfasi, “la nicchia”.</p>
<p>Linea di confine, come sempre ambigua, l’informazione e la narrativa: che possono  scegliere (e scelgono) di stare al di qua o al di là della frontiera…. </p>
<p>Su questi argomenti il seminario all&#8217;<a href="http://www.ebookfest.it">eBookFest</a>, 10/11/12 settembre 2010 a Fosdinovo</p>
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		<title>Eruzioni di idee all&#8217;alba del secolo digitale</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 22:36:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mario guaraldi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abbiamo del Far West la visione romantica (e magari anche drammatica) dei primi coloni che arrivavano e si insediavano in quei territori incontaminati e smisurati. Poi dev’essere velocemente subentrato l’inferno: la ferrovia, i villaggi che diventavano città, la speculazione, la corruzione, gli avventurieri, il malaffare… Così nel Far Web. Prima, pochi coloni romantici, qualche povero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo del Far West la visione romantica (e magari anche drammatica) dei primi coloni che arrivavano e si insediavano in quei territori incontaminati e smisurati. Poi dev’essere velocemente subentrato l’inferno: la ferrovia, i villaggi che diventavano città, la speculazione, la corruzione, gli avventurieri, il malaffare…</p>
<p>Così nel Far Web.</p>
<p>Prima, pochi coloni romantici, qualche povero editorello scampato ai Cheyenne della PDE, qualche abile gestore di casinò on demand, insomma un paradiso da Tom Dooly. Poi di colpo tutti scoprono che anche nel Far Web si possono fare buoni affari e arriva la fiumana: produttori di hardware, venditori ambulanti di devices, distributori di manuali smaterializzati su come si guadagna con la compravendita di immobili, postini in veste di distributori digitali… I finanzieditori di città mandano in avanscoperta faccendieri e avvocati per tastare il terreno e metter pegno sulle situazioni più appetitose.</p>
<p>Tutto cambia nel web perché tutto possa rimanere immutato come nell’analogico: distribuire costerà sempre il 50% e il pricing del digitale imiterà quello cartaceo benchè non ci sia più da pagare carta stampa legatura libraio e via cantando la vecchia canzone dell’IVS, l’Imposta sul Valore Sottratto. Non una proposta, non uno straccio di Associazione confindustriale che si premuri di predisporre una Costituente della filiera editoriale, non un Osservatorio della Galassia libro digitale…</p>
<p>* E allora: ecco un gruppettino di amici che si ritrovano domani lunedì 26 aprile al Vega di Venezia – sotto l’ala protettrice di Monica Centanni (IUAV) e di Valerio Eletti (La Sapienza) &#8211; per tentare di mettere in piedi un “e-Book Consortium”. Per far che? Quello che altri non fanno. L&#8217;approccio alla lettura sta cambiando molto rapidamente come l&#8217;accesso alle informazioni; sta cambiando il concetto stesso di libro, di copyright e di editoria. Alcuni nuovi concetti si sono affacciati come la ‘coda lunga’, la ‘freenomics’, l&#8217;’open access’ (dichiarazione di Berlino) e lo straordinario fenomeno dei social network hanno ancora una volta messo in crisi e diviso i punti di vista degli editori, degli investitori, degli stessi lettori.<br />
* Ecco l’ipotesi di dar vita a un polo di ricerca e sviluppo intorno alle questioni della lettura e della trasformazione digitale del libro e della conoscenza e dell’accessibilità massima garantita.<br />
* Ecco l’idea di monitorare tutte le iniziative emergenti in ordine alle piattaforme distribuitive di contenuti digitali e in ordine ai nuovi devices prodotti e commercializzati.<br />
* Ecco il progetto di un Osservatorio Permanente, che collabori attivamente con le eventuali fiere o Book Camp che si organizzano sul territorio.<br />
* Ecco l’intenzione di favorire lo studio di nuove forme di tutela del diritto d’autore, chiamando a raccolta gli esperti e i giuristi specializzati (avvocati e docenti di diritto privato e internazionale) non escludendo l’ipotesi di giungere a formulare concrete proposte legislative da sottoporre ai vari Governi europei.<br />
* E ancora, ecco la coscienza della necessità di tenere stretti contatti con il mondo Bibliotecario come canale fisiologicamente privilegiato di diffusione dei contenuti culturalmente rilevanti e spingerlo nella direzione sia del Prestito che della Vendita dei contenuti digitali (vedi <a href="http://www.medialibrary.it/home/home.aspx">MediaLibrary Online</a>) e soprattutto verso la digitalizzazione e la diffusione su scala mondiale dei capolavori librari (Codici, incunaboli, libri rari e preziosi) conservati nelle nostre Biblioteche.</p>
<p>E a proposito di mondo Bibliotecario, a Milano la Regione Lombardia convoca per martedì 27, nell’ambito della Settimana della Cultura, alla Braidense, un piccolo Gotha di studiosi per dibattere su come si conserva il digitale; e la Sovrintendente Ornella Foglieni “apre” al mondo editoriale chiedendo al sottoscritto la relazione allegata che i più volonterosi potranno scaricare e i più temerari addirittura leggere.</p>
<p>Insomma, sommovimenti, bradisismi, piccole eruzioni di idee per contrastare la colonizzazione selvaggia di questo splendido e affascinante Far Web, all’alba del Secolo digitale.</p>
<p><a href="http://guaraldi.bibienne.net/files/2010/04/braidense.pdf">File allegato .pdf</a></p>
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		<title>Cultura senza barriere</title>
		<link>http://guaraldi.bibienne.net/2010/02/19/cultura-senza-barriere/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 11:57:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mario guaraldi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A distanza di pochi giorni dal seminario LUMINAR 9 – Internauti, pirati e copyleft nell’era .torrent – promosso da Università IUAV di Venezia, dalla Sapienza di Roma e dal VEGA – Parco Scientifico Tecnologico di Venezia – ecco al nastro di partenza  CULTURA SENZA BARRIERE [http://www.culturasenzabarriere.org] convegno promosso dall’Università di Padova e dedicato a Biblioteche Digitali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.culturasenzabarriere.org/wp-content/themes/cartariciclata/style/images/logo.png" border="0" alt="" /></p>
<p>A distanza di pochi giorni dal seminario LUMINAR 9 – Internauti, pirati e copyleft nell’era .torrent – promosso da Università IUAV di Venezia, dalla Sapienza di Roma e dal VEGA – Parco Scientifico Tecnologico di Venezia – ecco al nastro di partenza  CULTURA SENZA BARRIERE <strong>[<a href="http://www.culturasenzabarriere.org/" target="_blank">http://www.culturasenzabarriere.org</a>] </strong>convegno promosso dall’Università di Padova e dedicato a Biblioteche Digitali, Editoria Digitale, E-learning, Accessibilità, Multimedia, Web Semantico, Architettura dell’Informazione, Mondi Virtuali, Politica Online, Open Source, Tecnologie Vocali… e chi più ne ha più ne metta!</p>
<p><strong>Contributi al dibattito per Luminar 9 e Cultura senza Barriere<br />
<strong>Venerdì 19 febbraio, ore 15.00<br />
</strong><br />
</strong>Per il mondo dell’editoria, la rivoluzione digitale inizia quando si capisce che un <em>libro è il suo contenuto, non la sua forma</em>. Per molti colleghi questa rivoluzione non è mai avvenuta, o per meglio dire non è <em>ancora </em>avvenuta.<br />
Gli amanuensi, i calligrafi e i miniatori hanno continuato a fare egregiamente il loro mestiere ancora per oltre mezzo secolo dopo Gutenberg. Il Duca di Urbino si vantava di non avere un solo libro a stampa nella sua biblioteca, ma non poté fare a meno di utilizzare, per le sedute esterne del suo splendido Palazzo, le immagini delle macchine belliche disegnate da Matteo de’Pasti per l’incunabolo dell’opera di Roberto Valturio stampato a Verona nel 1472: più semplici che non le fantasiose versioni miniate nei 22 codici realizzati dallo scriptorium riminese del grande umanista.<br />
Una mia laureanda ha fatto una tesi sull’evidenza, emersa a lezione, che ogni “salto tecnologico” comporta in prima istanza un calo della qualità estetica del manufatto . Ancora oggi appare difficile dire che una buona stampa offset possa essere migliore della foto originale. Troppi “passaggi” rendono arduo il compito. Ma paradossalmente, l’estetica, nell’era della sua riproducibilità tecnologica, doveva attendere l’avvento del digitale per poter accettare la sfida: oggi una stampante Indigo può calibrare l’immagine da stampare direttamente e al vivo nel confronto con l’originale; e la zoomabilità dell’immagine digitale fino a molte centinaia di volte consente “letture” dell’originale impensabili per l’autore stesso. Queste “visioni” , queste zoomate della fantasia , sono tipiche dei “profeti”. Essi vedono oltre l’attualità tecnologica del momento. Il profeta è l’ecografista del futuro. Egli vive ai margini del mercato, lo conosce ma non lo ama. Non lavora per le Ausl. È una sentinella. Preferisce le alture da cui scrutare l’orizzonte. Sentinella, dimmi, che turno è della notte dell’editoria? Dal ramo del fico quando intenerisce e mette le gemme sa che l’estate digitale è vicina.<br />
<strong>C’è una specie di legge che regola le evoluzioni, una specie di maturità dei tempi. La rivoluzione è solo il piccolo momento di rottura conclusivo di una lunga gestazione della novità . Come la rottura delle acque nel travaglio del parto. Ma non è quello il clou dell’evento. Deve prima apparire il volto del neonato perché l’avventura abbia inizio davvero , prima che si possa parlare di una nuova vita che si sviluppa e avanza sulla inesorabile decadenza di chi l’ha generata.<br />
</strong>L’e-book – il <em>libro digitale</em> che ha bisogno di un nome straniero per definirsi &#8211; è il neonato di cui stiamo parlando; ha ancora gli occhi chiusi ma un prepotente bisogno di nutrirsi. I fratelli cartacei più grandi cercano subito di soffocarlo, come Freud insegna, ma il fantasma fratricida si stempererà presto in una specie di presa di controllo contrabbandato da istinto di protezione. I vari e-Reader, i Kindle, gli i-Rex, i Sony, i Samsung sono i primi giocattoli che genitori apprensivi gli rovesciano addosso per stimolarne lo sviluppo. I genitori abitano in Internet , la città planetaria, si chiamano Google e Amazon , bibliotecario lui, libraia lei: sono gli apripista di una mutazione genetica da cui si aspettano molto; e su cui investono molto. Nonno Microsoft e nonna Murdoch stanno a guardare irritati questi figli voraci che vogliono spartirsi l’eredità. Ma i capostipiti sono ancora capaci di generare, forse , qualche figlio della vecchiaia che faccia <strong>Bing</strong>. E sicuramente non si faranno spogliare senza qualche scapaccione legale. Né i nonni né i genitori sembrano consci del fatto che <strong>il nipotino e-book è geneticamente modificato</strong> e nessuno sa esattamente a cosa sia destinato.<br />
<strong>Ma presto sarà guerra totale. Presto arriveranno le truppe di invasione. Armagheddon sta armando i propri bit, sta cercando di controllare le vie del web, cerca di imporre dazi sulle autostrade di Internet, inventa virus, ripropone antiche gabelle, alza barriere. La posta in gioco è il Diritto d’autore, il nemico da battere la gratuità. Il <em>copyright</em> è una invenzione giuridica recente, la gratuità una antica pretesa della Natura. Una domanda inespressa corre muta nel web: la cultura è una merce , un servizio o un bene comune, come l’aria o l’acqua?</strong> <br />
Anche l’acqua, lo sappiamo, può diventare un business, e in un mondo carente d’ossigeno non mi stupirei che apparissero presto anche i contatori d’aria, delle bombole a pagamento. Ma oggettivamente il problema esiste: come guadagnare commerciando l’immateriale? Come remunerare la creatività? Non si tratta di salvaguardare una normativa, ma di inventare un diverso modo di far fruttare la gratuità della rete; di far pagare un servizio multiforme che muta pelle a seconda dei <em>devices </em>cui è destinato. Per il momento, l’e-book non è ancora precettato, per ora lo tengono sotto tiro solo con la stupidità del new-age, con la voracità dei DRM. Il giovane e-book guarda con trepidazione al mondo della Scuola e alla galassia dei sistemi bibliotecari: ma i suoi potenziali alleati lo ricambiano ancora con sospetto. Lo temono. Temono la carica dirompente di un nuovo modo di concepire la didattica, di un modo virale di diffondere la cultura. Non aveva evidentemente fatto troppo male la prima bordata delle truppe d’assalto contro le Biblioteche, pretendendo da queste il pagamento di diritti sul prestito bibliotecario. Solo un’avvisaglia, attente a non tradire la carta! Non stupisce che ora Murdoch chieda i diritti a Google per indicizzare i contenuti delle sue news.<br />
Ancora una volta prevarrà la notte della ragione come nella piovosa San Francisco di Blade Runner? “Ho visto cose che voi umani…”. Sarà una colomba che si libra nella pioggia, il finale, o una pagina di Moby Dick sfogliata sul Kindle  con l’immagine del capitano Achab trascinato sul fondo?<br />
<strong>Si, la guerra scoppierà.<br />
Ma chi vincerà è ancora incerto: per ora  sembrano avere la meglio le truppe dotate di hardwares proprietari potenti. Truppe corazzate.<br />
</strong>Sembra davvero di essere tornati alla fine del &#8217;400 , quando le truppe portavano ancora le armature ma imbracciavano assieme alle balestre i primi archibugi. E il bravo Roberto Valturia repertori ave le invenzioni belliche che grazie alla polvere nera dei cinesi avrebbero rivoluzionato il modo di fare la guerra: le bombe a mano , i cannoni, le mitragliatrici…<br />
Ma che strano, contemporaneamente, contestualmente, Gutenberg inventava i caratteri mobili e le nuove tecniche di stampa: un’arma infinitamente più potente per vincere le guerre!<br />
<strong>Tomasi di Lampedusa ha avuto ragione una volta di più: occorreva che tutto cambiasse perché tutto restasse immutato, anche per la rivoluzione digitale (?).<br />
</strong>Ma innanzi tutto: è una domanda o una affermazione? Diciamo così: <strong>fino a ieri</strong> il <em>mercato </em>ha sbeffeggiato i profeti di sventura che annunciavano la fine dell’la morte del libro cartaceo, o per meglio dire l’avvento ineluttabile del libro digitale (andate a rileggervi gli articoli di Geminello Alvi su Repubblica, l’apologia del paradisiaco giardino delle librerie, il buon odore della carta stampata, da un lato; e considerate dall’altro la creazione del latifondo distributivo delle librerie <em>soviet-style</em> di Romano Montroni , iniziato con Feltrinelli e proseguito con le Coop). Ieri? Le mie prime profezie risalgono ormai al secolo scorso (anni ‘90), ma il fuoco di sbarramento della filiera editoriale italiana contro il rischio dell’e-book dura letteralmente fino a pochi mesi fa.<br />
<strong>Poi scoppia Kindle</strong> . E di colpo, dico proprio di colpo, dalla sera alla mattina, la spoletta Kindle sembra far partire la vocazione digitale dell’editoria italiana. Il Mulino annuncia in contropiede l’apertura del suo catalogo ai ricercatori, titolo splendido DARWINBOOKS, l’evoluzione del libro. Peccato che sia solo una furbesca trovata di marketing editoriale per vendere contenuti universitari a pagamento. Ben venga, comunque, rispetto a Bruno Editore (pardon www.autostima.net!) che annuncia di aver venduto il suo milionesimo e-book “per la formazione” dalla sua piattaforma : si tratta di un testo fondamentale, <strong>SessualMente, di Maria Rosa Greco</strong> <em>Vivere Pienamente la Tua Vita Sessuale e il Rapporto con il Sesso, </em>solo 29 € più Iva al 20% . Gli altri titoli “<em>per la formazione</em>” si chiamano <em>Piacersi per piacere, Da timido a vincente, Fare soldi online in 7 giorni</em>, a firma dello stesso editore che così guadagna anche come autore!, tutti rigorosamente a soli 29 euri più iva. Ma se voleste cose più importanti eccovi serviti: Investire in Aste Immobiliari, di tale Igino Di Pietra T<em>ecniche e Strategie Pratiche per Guadagnare in Immobili con le Aste</em>, vi costerà 47 € più iva, ma cosa volete che siano a fronte dei futuri guadagni! Giuro che do’ io 50 € all’acquirente di questo e-book se mi spiega cosa lo ha spinto a fare questo straordinario investimento Mobiliare (con la M rigorosamente maiuscola).<br />
<strong>Morale: se avevate fatto il tifo per il digitale come potente zippatore di costi a beneficio del fruitore finale, avete dimostrato  tutta la vostra ingenuità!</strong><br />
Sciocchi! “Abbiamo azzerato  i costi della carta della stampa della legatura: restano solo i costi propri dello specifico editoriale!”: era questa la vostra omelia? Ciechi! Finalmente lo specifico editoriale riacquista il “valore” che meritava e che finalmente incasserà! Peccato che Vanna Marchi si sia trovata ad operare un pelino troppo in anticipo, avrebbe fatto una fine diversa…Dimenticavo: il “collega” Bruno è il primo editore italiano ad essere caricato e distribuito da Kindle. Non ha invece evidentemente capito la regola di cui sopra, l’amico Tombolini, che consente di mettere nel suo carrello della spesa un poutpourri di e-books “a gratis”, da Mompracem all’Orlando furioso, e solo una mezza dozzina a pagamento: non chiedete a me la sua logica editoriale!<br />
<strong>Dopo (e onestamente anche prima di) Kindle, la cagnizza dei concorrenti:<br />
</strong>Il Nook di Barnes &amp; Noble, il BeBook di Samsung , i vari Sony, gli i-Rex, i Cybook di Booken, e ancora: pocket Book , Foxit e-Slik, iriver Story Ereader, Flatreader e chi più ne ha più ne metta , come fa, oltre la benemerita Book Farm di Tombolini, anche la Libreria Ledi di Via Alamanni a Milano (<a href="http://www.ebookreaders.it/?gclid=CPTQq82t0Z8CFQ8eZwod1ilmdg" target="_blank">http://www.ebookreaders.it/?gclid=CPTQq82t0Z8CFQ8eZwod1ilmdg</a>). Ma che strano: sul sito della stessa Libreria, in menu campeggia una terribile domanda : <strong>E I LIBRI? risposta: “Eh già ma dove si trovano i libri?? In italia l’offerta è ancora scarsa”</strong> . E puntualmente, nella lista, si trovano solo i link ad Apogeo, Franco Angeli, Mondadori e dulcis in fundo le famosissime Ledizioni. (Per forza l’offerta è scarsa: si erano dimenticati gli 800 e-book della Guaraldi! e gli altri 200 cataloghi che offrono e-books in uno qualsiasi dei 28 formati supportati dalle varie macchinette , oltre quelli “proprietari” (come il Kindle AZW e TOPAZ)…Ma il ragazzo di Ledi sembra sveglio, ed ha subito colmato la lacuna dopo la segnalazione!).<br />
<strong>Già, i formati!</strong><br />
Txt, PDF, RTF, e-Pub, Lit, PPT, DOC, WOLF, CHM, FB2, PRC/MOBI, HTML, DJVU, MP3, TIFF, JPG, BMP, PNG, RAR, ZIP, BBeB, , Plucker, zTxt, TCR, OEB, un’orgia di sigle e di aspettative . La battaglia fra PAL e SECAM alla preistoria della TV fu roba da ridere in confronto… Perché questa proliferazione di formati proprietari legati alla “macchinetta”?<br />
Tutto nasce, credo, dall’equivoco Kindle: un semplice<strong> terminale virtuale del negozio Amazon</strong> fra le mani del cliente finale. Una strada obbligata per Amazon, la più grande libreria al mondo, che nonostante una logistica praticamente perfetta nella gestione del cartaceo “non voleva diventare la “Kodak” del libro digitale” (l’espressione è di Diego Piacentini!) , anzi pretendeva di guidare l’evoluzione dell’e-book per evitare di rimanere indietro. Dopo aver sondato a lungo la strada del “Print on demand planetario” (vedi l’acquisizione di Book Surge), l’intuizione, come Colombo, che l’uovo bastava spiaccicarlo su un tablet , di fronte al suo cliente. E in tempo reale. Ma Kindle, ripeto, è un caso a se, come il Nook di Barnes &amp; Noble, vero omologo di terminale di libreria.<strong> Io vorrei stare su Kindle o su Nook, esattamente come una volta volevo stare sui banconi della Feltrinelli….!</strong> Per Amazon, Kindle è nient’altro che l’equivalentre della tessera di fedeltà Feltrinelli: Presto lo regaleranno, con vendita del solo credito incorporato per l’acquisto libri…: che si ne frega dello standard? Più chiuso è meglio è…!<br />
Per tutti gli altri e-Reader, invece, la partita è radicalmente diversa. Sono devices analoghi ai mille modelli di archivi digitali di files MP3 che spianarono il cammino ad i-Tunes. Per questi &#8211; e solo per questi &#8211; lo standard (l’MP3 del caso) sarà determinante.. Chi ha mai visto andare a fare acquisti da Feltrinelli con la tessera delle Dehonaiane?<br />
Dove stava e dove sta allora l’errore? Semplice: nel non aver capito che ancora una volta il problema è “distributivo”, prima che produttivo! L’errore sta nell’aver pensato che avrebbe vinto il libro (digitale) non la Libreria (digitale); il contenuto , il digital book content, invece del suo contenitore (carta prima e macchinetta per leggere oggi); l’editore invece del distributore&#8230;Ma sarà poi vero? Senza Avatar le multisale vivrebbero bene lo stesso con mille Muccino? Senza Thomas Mann le librerie vivrebbero bene lo stesso con mille Bruno Vespa?<br />
<strong>La rivincita del computer sull’e-ink.<br />
</strong>Come in un thriller mozzafiato, la recentissima presentazione del i-Pad di Steve Jobs ribalta ancora una volta le carte in tavola e rilancia l’i-Phopne in versione e-book multifuzione, ma non multitasking : la sirena i-Pad , una meraviglia, gadgettisticamente parlando, l’ibrido per eccellenza. Costa poco, fa tutto, scarica qualsiasi cosa, televisione inclusa, da uno store che se fosse Google, ci sarebbe da svenire per sindrome di Sthendal …Ma:<br />
<strong>E’ qui che rispunta il nodo della distribuzione.<br />
</strong>Tentiamo di riepilogare:<br />
• abbiamo dei “contenuti culturali” in cerca di canali di vendita (proviamo a chiamarli semplicemente “Libri”?)<br />
• abbiamo delle “librerie planetarie” (Amazon, Barnes &amp; Noble) con vetrine tentacolari e remote in forma di macchinette che chiamiamo è-Reader le quali reclamizzano il fatto di essere fatti di carta, sia pure elettronica; insomma, non “screen” retroilluminati;<br />
• abbiamo dei “formati” con cui proporre i nostri contenuti ( il caro vecchio PDF! o il moderno XML? o il modernissimo e-Pub? O i vari formati proprietari dei vari Librai Planetari (come TOPAZ , un nome un programma!) e perché no, dei potenziali editori che volessero scendere nell’agone, come fece Mondadori-Microsoft con il .Lit<br />
• abbiamo delle Biblioteche Planetarie come il pur ambiguo ma geniale <strong>Google Book Search</strong>, che consente di “cercare il libro e dentro il libro” fra fuori diritto , libri orfani ed editori consenzienti (me me)<br />
• abbiamo persino delle nuovissime piattaforme di prestito bibliotecario “vero”, che pffer contenuti digitali interi e fruibili, come <strong>MediaLibrary online</strong> <br />
• E finalmente abbiamo persino dei nuovi Distributori di contenuti digitali, che si presentano come tali : “di-stri-bu-to-ri” , grazie alle piattaforme corazzate su cui qualcuno ha investito milioni di dollari, tipo <a href="http://www.zinio.com" target="_blank">www.zinio.com</a> , che si propongono come nuovi “cambiavalute” planetari: vendono contenuti in <em>qualsiasi formato destinatatrio</em> (proprio come aveva previsto il vecchio Rodrigo Vergara con la sua <strong>Logos Library</strong>, teorico innamorato della parola – Logos!- e del nonno di tutti i formati, il txt …<br />
“Tu pensa al contenuto, che al formato di destinazione ci pensiamo noi”: questo lo slogan inespresso di questa come di tutte le future piattaforme distributive.<br />
Piccolo dettaglio: Zinio chiede il 50% del <em>prezzo digitale</em> di vendita che fissa l’editore, mica iol Libraio (come invece fa Amazon…) . Perchè abbasare i prezzi, cari colleghi? Anzi, è questo il momento di alzarli per salvaguardare il nostro “netto”. <em>A’ la guerre comme à la guerre</em>, che abbia ragione Bruno? Dopo la circumnavigazione della luna, siamo tornati alle <strong>Messaggerie Italiane</strong>&#8230;<br />
Ma visto che ho citato le Messaggerie, una domanda mi prude fastidiosamente dentro l’orecchio: come mai da qualche parte nel mondo, qualcuno investiva milioni di dollari per realizzare una piattaforma distributiva di contenuti digitali, quando dalle nostre parti i Padroni della Distribuzione sbeffeggiavano i profeti i sventura? Mauri, rispondimi, per favore!<br />
<strong>Un ultimo pensierino prima di chiudere. Per il mondo bibliotecario.</strong><br />
<strong>Confesso di avere un debole per Google Book Search. Trovo che solo due veri geni potevano arricchirsi pensando di rimpiazzare i Bibliotecari di mezzo mondo. E non ho mai nascosto di ritenere che la salvezza (dell’Editoria) verrà dalla Biblioteca, unica “istituzione” di dimensione planetaria, ben più diffusa di Google, in Cina come a Busto Arsizio. Altro che catene Coop!</strong><br />
Dalle barricate di Pesaro, dove Coop sta aprendo il suo ennesimo gigantesco museo archeologico Montroni si guarda indietro e scopre improvvisamente che è rimasto solo, gli si sono rivoltati contro i suoi piccoli orfani in attesa di adozione, gli smunti e pallidi partigiani della cultura tradizionale e di nicchia in pura carta cellulosa, i famosi “piccoli librai indipendenti”… Siamo quasi al <em>The day after</em>.<br />
<strong>Sarà la biblioteca la frontiera futura del libro in formato digitale. Il costo del prestito coinciderà col costo di vendita del file digitale, come per la musica: 30 centesimi a pezzo, per milioni di copie distribuite in almeno 100 lingue diverse…</strong><br />
Sì, la guerra è già scoppiata, il profeta avrà nuove visioni, le truppe si sposteranno per altre invasioni.    L’e-book diventerà grande. Quale sarà il suo volto ancora non sappiamo. Ma sappiamo per certo che tutti lo capiranno, non escluderà nessuno, parlerà mille lingue e anche i ciechi lo vedranno…<br />
Non è forse questo il tema di questo Convegno? Non vorremmo tutti un “Nuovo Umanesimo” grazie a Internet, una “Cultura senza barriere”?</p>
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		<title>1500 libri in palestra</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 10:39:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mario guaraldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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Il simbolo di “infinito” disegnato con 1500 libri sul pavimento di una grande palestra; 1500 STUDENTI di un liceo che divisi per classi arrivano ignari in palestra, al ritmo di una ogni 10 minuti, per scegliersi ciascuno un titolo fra i 33 classici disposti random a costituire l’infinito della cultura, da portarsi a casa, a fine mattina. Misterioso regalo di un piccolo editore all’estrema periferia dell’impero. Strana “libreria” virtuale e analogica al tempo stesso, questa che emerge dalla banalissima idea di regalare libri agli studenti invece di mandarli al macero. Poi, l’incontro in Aula magna, con 8 classi e i loro insegnanti, a seguire e interloquire con la lectio di Gian Marco Malagoli* sull’uso delle nuove tecnologie nella Scuola: ragazzi esterrefatti che ci si potesse “divertire”, imparando; insegnanti colpiti al cuore dalla facilità con cui il dovere si può trasformare in piacere: piacere della cultura, del fare cultura, dopo decenni di conati di vomito degli allievi di fronte alla mostruosità dei vecchi libri di testo, di clisteri di finta cultura&#8230;  Piacere di insegnare in classi di nativi digitali felici di poter finalmente insegnare qualcosa ai loro insegnanti&#8230;<br />
No, non è un sogno quello sto raccontando: è la telecronoca di un evento che potrete presto vedere** con i vostri occhi in rete, e che si ripeterà per 5 settimane in diverse scuole riminesi in cui si giocherà nel mese di novembre la stessa sfida lanciata al mondo della scuola&#8230;<br />
Per tutti gli sfiduciati, un messaggio di speranza. Cambiare la Scuola, si può!</p>
<p>* scarica <a href="http://guaraldi.bibienne.net/files/2009/10/Un-libro-per-uno-un-libro-per-tutti.pdf">QUI </a>il pdf della presentazione dell&#8217;evento e <a href="http://guaraldi.bibienne.net/files/2009/10/Intervento-Malagoli.pdf">QUI</a> l&#8217;abstract dell&#8217;intervento di Malagoli<br />
**prossimamente su questo blog ;)</p>
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