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Quell’orrendo regalo di Natale
postato da mario guaraldi in Eventi, Fellini, Rimini, Varie

Fra pochi giorni Rimini sarà protagonista della più banale notte televisiva dell’anno. Non è questo il “regalo” che la nostra città avrebbe meritato di trovare sotto l’albero; non è questo l’accoglimento di quello spirito di sobrietà che abbiamo sentito proclamare la notte di Natale. In tempi in cui tutto – inclusa la Festa riminese di Capodanno – sembra insegnare esattamente il contrario (il desiderio di apparire, lo sperpero, l’ingiustizia e l’egoismo), fa male al cuore pensare a tanto denaro pubblico letteralmente gettato in una notte.
La nostra città non merita di essere infangata da polemiche inutili: ma ciò che la infanga realmente è la rabbrividente (è proprio il caso di dirlo!) apologia dei più logori luoghi comuni del divertimentificio balneare affidata a naufraghi dell’intrattenimento televisivo e a qualche cantante o ballerina con la pelle d’oca, cui bisognava pur garantire una minestra calda.
Indipendentemente dall’effimero “successo di pubblico” che la Festa potrà vantare il primo gennaio, quando il suo baraccone da circo in Piazzale Fellini verrà smontato, non potremo non pensare alla differenza con il Concerto di Natale ad Assisi. Il Tempio Malatestiano non è certamente da meno della Basilica di San Francesco! Ma il confronto fra Pino Insegno e Leon Battista Alberti , Roberto Valturio e i Malatesti, o fra Mara Venier e la Beata Chiara (sic) è ovviamente impari: chi diavolo sono costoro? Nomi sconosciuti alla maggior parte dei nostri ragazzi proprio per l’asfissia di quell’“incultura” televisiva che abbiamo regalato loro e di cui siamo totalmente responsabili. Rimini ha un disperato bisogno di cultura, sta soffocando per mancanza di ossigeno culturale!
Ma quello che fa più male è pensare che la Festa avrebbe potuto essere giocata all’insegna di Federico Fellini, il cui nome è stato – quello sì – davvero infangato dalle miserrime vicende che fino a ieri hanno accompagnato la Fondazione a lui intestata. Evidentemente, la dirigenza politica riminese non è stata capace di pensare che una Festa di Capodanno dedicata al grande regista riminese potesse contemporaneamente ripianare il “buco” finanziario della Fondazione (su cui tutti si sono farisaicamente stracciate le vesti, senza vedere il confronto con i costi della Festa…); rilanciarla a livello nazionale (anche economicamente, con un appello televisivo alle grandi aziende, come suggerito dal neo Presidente Celli); e soprattutto qualificare davvero l’immagine di Rimini (da ribattezzare – perchè no – “Fellinia” secondo la geniale proposta di Sebastiano Vassalli!) e dell’intera riviera romagnola. Può essere almeno una proposta per l’anno 3012*? Il problema è non perdere la speranza.
Mario Guaraldi
* 3012: La città di Fellinia
La maggiore industria italiana – come tutti sanno – è l’industria delle vacanze e dei divertimenti e la capitale di quell’industria è la città in cui nacque Antalo, la favolosa Fellinia: così chiamata in onore di uno dei più grandi autori di cinema dell’Evo antico, Federico Fellini. All’epoca della nostra storia, Fellinia contava forse due milioni di abitanti, o pochi di più; si estendeva – e tuttora si estende – sulla costa del mare Adriatico per una ventina di miglia e inglobava, come quartieri autonomi e contigui, città antichissime: Rimini, Cesenatico, Riccione, Cervia, Bellaria, Cattolica. I suoi sobborghi erano, a nord, la città-museo di Ravenna, e, a sud, il popoloso e pittoresco quartiere di Pesaro. Fellinia era, ed è tuttora, una metropoli del divertimento, soprattutto estivo, per molti aspetti unica al mondo. Chi non si è trovato almeno una volta e almeno in sogno in una delle cattedrali felliniane del piacere, dove tutto è permesso e tutto è disponibile: il Grand Hotel, il Casino, il Transatlantico Rex, il Luna Park? Chi non ha desiderato di poter pranzare in uno di quei famosi ristoranti, dove i maestri della cucina italiana preparano ogni singolo piatto come un orafo preparerebbe un gioiello: il Rigatoni, il Goloso, il Gran Babà, il Pecorino, la Scarpetta e tantissimi altri, forse meno famosi ma non meno degni di essere conosciuti e frequentati? Chi, infine, da giovane non ha desiderato di trascorrere un’intera estate in questa Mecca dell’umana felicità, che ha saputo pianificare e personalizzare il divertimento di massa fino a dare l’illusione, a ogni singolo visitatore, che tutto esista e sia stato fatto solamente per lui? Detto questo, però, è necessario aggiungere che la Fellinia dei tempi di Antalo era una città un po’ meno allegra della Fellinia di oggi. Era la capitale mondiale dei centrivita: che nell’Evo antico costituivano la sua maggiore attrazione e che si servivano degli schermi tridimensionali e dei “programmi” elaborati da un cervello elettronico per far vivere ai clienti le avventure che loro desideravano, e che la realtà non gli avrebbe mai dato. Nei centrivita di Fellinia c’erano programmi di ogni tipo e di ogni durata. Le avventure più richieste, come dappertutto, erano quelle erotiche di pochi giorni; ma erano molto ricercati anche i programmi in cui il protagonista diventava ricco, oppure diventava potente, o compiva imprese memorabili, o viveva, come artista, una stagione straordinariamente creativa. C’era perfino chi si rivolgeva ai centrivita per cercarvi situazioni che avrebbero dovuto essere normali o addirittura banali, e che nell’epoca della pace non lo erano affatto: una serata tranquilla con i propri familiari, una domenica con gli amici, un incontro piacevole con uno sconosciuto (o con una sconosciuta). La maggior parte dei programmi dei centrivita erano accelerati, cioè facevano vivere in poco tempo una storia completa; ma c’erano anche, e anzi erano sempre più richiesti, i programmi cosiddetti in tempo reale, che duravano mesi ed anni e potevano prolungarsi nel tempo, quanto la vita stessa del protagonista. Il sogno segreto di moltissimi abitanti del pianeta, nell’età della pace, era quello di arrivare ad avere abbastanza quattrini per tirarsi fuori dall’inferno della competitività e dell’aggressività e per rifugiarsi in un programma controllato da un calcolatore elettronico, a godere un’esistenza di meritati successi, di affetti e di crescenti soddisfazioni, finché fosse venuto il momento di togliere il disturbo e di andarsene, con i conforti garantiti dall’elaboratore. Meglio una vita illusoria ma piacevole – ragionavano in tanti – che una vita autentica e sgradevole; e si riducevano a vegetare come automi nei cronicari dei centrivita, programmati da un’intelligenza artificiale che in cambio del loro denaro gli elargiva una felicità durevole e sicura, per quanto possano essere sicure le cose degli uomini. Questo, dunque, era il mondo che si preparava a celebrare, nel 3010 dell’èra cosiddetta cristiana, i suoi primi cinquecento anni di pace, e che però non era mai stato così pericoloso e difficile per chi doveva viverci, nemmeno nelle epoche più lontane a cui la memoria potesse rivolgersi per cercare un confronto.
(Sebastiano Vassalli, 3012, Einaudi, Torino 1995, cap. 6, pp. 23 e sgg.)
Estratto da Federico Fellini La mia Rimini
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Iva al 4%: paparazzate da Palazzo
postato da mario guaraldi in Editoria digitale, Varie
Perché non sottoscriverò la petizione lanciata da Raffaele Barberio
Lettera aperta ad Agostino Quadrino di Garamond
Caro Agostino,
visto che lunedì 19 hai aderito al programma di Barberio e interverrai dunque al “lancio” del suo sito www.ebook.it, lascia che motivi – a te a tutti gli amici che parteciperanno all’incontro nella prestigiosa Sala della Mercede alla Camera – perché non sottoscriverò la petizione di riduzione dell’IVA degli e-books al 4% nell’attuale ambiguità legislativa che “regola” il commercio librario.
Tu ricorderai che la battaglia dell’AIE per ottenere l’IVA agevolata all’epoca si era incentrata proprio sui “meccanisi di resa” che caratterizzano il commercio librario. I libri “venduti” alle librerie non sono in realtà tali fino al definitivo sell-out che si realizza con l’acquisto da parte del cliente: il continuo andirivieni fra libraio, distributore ed editore avrebbe reso micidiale la tenuta contabile dell’Iva a credito e a debito.
Va anzi ricordato in questa sede che il vecchio libro cartaceo è l’unica “merce” che obbligatoriamente ha un “prezzo imposto”, per cui il concetto stesso di Imposta sul valore aggiunto è un non-senso: bisognerebbe infatti parlare non di IVA ma di una IVS, un’Imposta sul Valore Sottratto, giacchè tutto il suo meccanismo commerciale è basato su sottrazioni percentuali dal prezzo imposto di copertina: tot al distributore, tot al promotore, tot al libraio ecc. Non starò qui a ricordati le mie battaglie di una vita contro la logica aberrante del “prezzo imposto” e della percentuale intesa come “pizzo”che regola la distribuzione dei benefici di vendita ai vari protagonisti della filiera. A partire dal concetto stesso di “diritto d’autore” calcolato su un prezzo di copertina stabilito sempre arbitrariamente su “ipotesi” di venduto, inevitabilmente sempre sbagliate o per eccesso o per difetto! Rileggiti un po’ dei miei vecchi studi in proposito.
Quello che mi preme qui ricordare a te e agli amici che interverranno al dibattito è che per il libro cartaceo la normativa prevedeva banalmente una resa fisiologica per così dire “scontata in partenza”: ecco la ragione dell’IVA ridotta al 4%! Non la “nobiltà” della merce, non un privilegio della “cultura”, ma un semplice calcolo meccanico di come funziona il via vai del libro fra i magazzini dell’editore e gli scaffali delle librerie, regolato da quella micidiale legge non scritta chiamata “diritto di resa”. Unica protezione del libraio, è vero; ma anche vero responsabile della bulimia produttiva che caratterizza un mercato per sua natura affetto da nanismo: un migliaio di punti vendita in tutto, concentrati nelle mani di cinque grandi gruppi.
Fortunatemente, le modalità online del commercio dell’e-book fanno apparire per quello che sono, medievali, le logiche del “diritto di resa”: un libro scaricato dalla rete è venduto e basta! Ma è ovvio che facciano finta di non capirlo i colleghi che controllano ampi segmenti del mercato cartaceo, che si devono difendere dal rischio di improvvise rese milionarie, se il “sistema” si incrinasse e volvesse troppo rapidamente a favore della circuitazione digitale…
Ed eccoci al punto.
L’ebook, col suo contenuto immateriale, ripropone a tutto il sistema editoriale, in maniera non ambigua, la sua natura di servizio culturalmente rilevante offerto alla cittadinanza, a partire dal mondo della Scuola: non solo la sua natura di merce, che tuttavia non è estranea neppure al mondo degli ebook, senza scandalo per nessuno.
Nel mondo dei contenuti immateriali il concetto di “prezzo imposto” fortunatamente si vanifica e manifesta tutto il suo anacronismo storico. Lo stesso libro-servizio lo si troverà a prezzi diversificati sulle diverse piattaforme distributive. Kindle raddoppia il prezzo indicato dal proprietario dei diritti (non più necessariamente solo l’editore, così come lo concepiamo oggi) in relazione ai vari Paesi di destino (da cui viene originato l’ordine), ai cosiddetti delivery-cost e ai relativi sistemi di tassazione. Lo stesso libro sarà acquistabile a 5 dollari negli USA e a 10 in Europa, e così a seconda delle varie Piattaforme Distributive che fra non molto pulluleranno nel web. Per lo stesso motivo diventa irrilevante, rispetto al prezzo di vendita, il fatto che l’ebook sia di 500 pagine o di 32: entrambi potrebbero costare 9,90 dollari.
In questo quadro appena abbozzato sarebbe dunque più logico dedurre il contrario di quanto assunto dalla petizione che viene oggi proposta: bisognerebbe cioè avere il coraggio di rinunciare al prezzo imposto di copertina (anche per il libro di carta) e accettare la logica di una vera Imposta sul Valore Aggiunto: ripensata però in funzione della tipologia del servizio offerto, come già si attua ad esempio per molte merci definite “di lusso”, giustamente caricate di una IVA più pesante.
Non ti sembrerebbe corretto, ad esempio, ipotizzare che i libri scolastici meritino un’Iva del 2% mentre i Libri di cucina quella del 20%, o che i Coffee-table Books possano sopportare tranquillamente il 30%? Riterresti scandaloso ipotizzare che i libri acquistati dal Sistema Bibliotecario per il prestito gratuito dei contenuti immateriali siano esenti Iva e che gli stessi venduti ai librai per ricavarne un beneficio economico siano trattati al 20?
Mi obietti che è pericoloso entrare nel merito delle “tipologie”: un’opera dell’ingegno è tale e ha (o non ha) un valore indipendentemente dalla sua destinazione. Ti rispondo: si viaggia sia in Yaris che in SUV, ma con aliquote diverse e senza alcun giudizio di valore sulla qualità dei mezzi… Se il libro di carta poteva prestarsi all’equivoco merceologico della sua forma, non più per l’e-book: un libro sui funghi non è la stessa cosa di un testo di filologia romanza. Vedi dunque che non fa differenza a questo punto che si tratti di un libro di carta o di un cosiddetto ebook.
La battaglia per applicare a quest’ultimo un’agevolazione artatamente mutuata dal vecchio modo di commerciare la carta, è una battaglia di retroguardia, ambigua e da rigettare. E le paparazzate del Palazzo servono davvero a poco (e a pochi).
Sarebbe invece tempo di invocare una vera Costituente del Libro tout-court, come quella che dovremmo discutere come Consortium al Vega di Venezia o all’eBookFest di Fosdinovo: perché un libro è un libro in qualunque forma si presenti, è il suo contenuto non la sua forma.
Buon lavoro a tutti.
Mario Guaraldi
04
Un saluto a Ivan
postato da mario guaraldi in Varie

Frequentare Ivan era come fare un tuffo nel passato e ritrovarsi nel futuro, un’esperienza “fuori del tempo” enfatizzata anche dal luogo in cui operava e viveva, un borgo, un castello, una Lunigiana davvero “anacronistica” e terribilmente affascinante, uno sguardo “dall’alto”, l’occhio di un falco.
Frequentare Ivan a Fosdinovo era come risuscitare passioni politiche sepolte dalla modernità, imbalsamate dalla sfiducia e dallo sconforto, passioni bendate che già mandavano cattivo odore.
Ivan aveva adottato il nostro progetto di modernizzazione dell’editoria e dell’insegnamento con un entusiasmo arcaico, da cavaliere comunista. Il suo tempo si è spezzato improvvisamente, la sua morte una protesta controtendenza, come tutta la sua vita. Continuerà in Paradiso a lavorare per il nostro BookCamp, ne sono certo…
Ricordano Ivan anche Noa Carpignano, Gianni Marconato e gli Archivi della Resistenza.
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Festa del papà, SAN GIUSEPPE, AIUTO!
postato da mario guaraldi in Cronaca, Varie
Una volta si diceva “San Giuseppe” dalle mie parti, nelle campagne, si facevano le focheracce – dette anche con la g e tre c, le fogheraccce! – e voleva dire che l’inverno era finito, si poteva bruciare la legna che restava. Si accendevano appena faceva buio, sulle aie di ogni casolare. Fellini l’ha riproposta in versione urbana, gigantesca come nella sua fantasia, sulla piazza, con “Scurezza” che ci gira intorno con la moto.
Il Comune di sinistra di fine secolo scorso l’ha scippata sia alle aie contadine che alla fantasia felliniana; e ne ha fatto un focone sovietico in riva al mare, proprio là dove dovrebbe sorgere il bananone fantarchitettonico della nuova frontiera della cementificazione riminese. Persino il nome è triste e burocratico: FogherAmia , dove Amia sta per Azienda della Nettezza Urbana. L’ingorgo mostruoso che ha sempre promesso e mantenuto è solo la prova generale, in vitro, di quello che sarà domani. A pochi passi di distanza, in quello che si chiama pomposamente Teatro Novelli e che il bravissimo Toni Servillo ha ribattezzato “un cesso di teatro”, si celebra per ironia della sorte la feroce satira goldoniana della “Trilogia della villeggiatura”, il ritratto di una classe dirigente al tramonto. Toni urla, quasi, alla fine dello spettacolo il suo sdegno per la vergogna indecorosa di camerini-topaie indegni di una città civile; addita la sporcizia, i cessi da vomito, parla di mancanza del minimo senso di rispetto per il lavoro altrui, di professionisti che passano mesi fuori di casa per far divertire una platea di ottuagenari dove non trovavi un giovane neanche a pagarlo. “Cosa volete che vengano a fare in questo cesso di teatro, i giovani? Meglio le loro discoteche che questo lerciume indecoroso”. Chiedo scusa a nome della città, scusa Toni, mi vergogno a nome della mia città… Con lui c’è Paolo Graziosi, grande, grandissimo, straordinario attore anche lui, riminese che torna a casa sulla via della tournèe ma non ricorda neppure più dov’è la Piazza Ferrari, e dice “si, mi ricordo, lì c’è l’Ospedale”, dove adesso c’è il Museo della Città. A salutarlo, dopo lo spettacolo, non c’è uno straccio di assessore, non un funzionario, non uno che gli abbia mai mandato una mail per dirgli che nel mezzo della Piazza hanno fatto un gran buco e hanno trovato la Casa del Chirurgo. Chi va via perde il posto all’osteria. Glielo regalo io il libro sulla Domus.
Parliamo dei nostri rispettivi figli.
Domani è la Festa del papà, anzi no, è San Giuseppe, chissà se ci faranno gli auguri… Di’, ma a te non ti fa effetto pensare che hai settant’anni? No, a me no. Neanche a me. E Tonino che ne compie 90? beh, lui è sempre il solito patàca! Te sei nonno? Io ancora no, ma ormai, mia figlia ha quarant’anni!
Una vita… davvero.
Mi sono distratto un attimo e mi ritrovo settantenne. Ho in mente come fosse ieri quando ci stendevamo sulle rotaie a Milano per protestare contro l’uso della garrota in Spagna (c’era ancora Franco); mi sono distratto un attimo e mi ritrovo in questo Paese, il nostro, in piena guerra civile…
Già. Questa è la sensazione che provo a pelle: odore di guerra civile.
Certo, di nuovo tipo, ancora senza sangue e senza armi per le strade se non quelle delle bande malavitose; ma guerra civile. Con il timore che basti poco, una scintilla, qualcuno degli ultras – qualche figlio di buona famiglia, o al contrario qualche figlio di Gomorra – che per noia o per disperazione o per denaro, invece di tirare giù motorini dalle gradonate degli stadi, cominci a tirarli indifferentemente addosso a qualcuno delle due fazioni che si stanno combattendo, e il Paese sarebbe in fiamme. L’abbiamo visto pochi anni fa qualche chilometro in linea d’aria di là dal mare. È facile…. È terribilmente possibile.
E allora chiedo aiuto a San Giuseppe.
Chiedo aiuto e perdono per questa infelice eredità che lascio ai miei figli. Chiedo perdono per questo Paese che abbiamo lasciato imbarbarire, involgarire, inferocire fino a questo punto.
Chiedo perdono per il Grande fratello, per Amici, per le veline, per le escort, per i trans.
Imploro perdono, non pietà, per questa classe politica indecente, indipendentemente dal colore che indossa. Imploro viscere di misericordia per tutti quelli che in silenzio e nell’ombra hanno continuato a fare il loro dovere in tutti questi anni, ma non sono stati capaci di impedire lo scempio, il sacco d’Italia; e si sono addormentati davanti alla televisione sognando il “pacco” che si sono meritati. Per fortuna c’è il web. Per fortuna c’è questa nuova foresta di Sherwood, troppo grande per essere controllata dagli sceriffi del momento. Per fortuna c’è sempre un seme che germoglia da qualche parte nel cuore dei nostri figli, un piccolo resto…
05
Auguri amari
postato da mario guaraldi in Uncategorized, Varie
Amari gli auguri che mi sento di fare da una Puglia dilaniata da una lotta ormai endemica fra il Governatore uscente Nichi Vendola e il sanguigno sindaco di Bari Michele Emiliano: una lotta-simbolo che ci consente di osservare al microscopio la catastrofe storica rappresentata dall’implosione della sinistra nel nostro Paese.
Avevo avuto occasione di ascoltare il sindaco Emiliano – strano nome per un pugliese doc – al Meeting di Rimini, in occasione di una tavola rotonda assieme a Calderoli e a Formigoni, e ne ero rimasto colpito: un populista vero, uno straordinario marpione che in pochi minuti era riuscito a conquistare la platea ciellina spandendo a dritta e a manca “gratitudine immensa” per l’invito ricevuto e un’umiltà fratesca. Aveva blandito persino Calderoli sul federalismo fiscale per poi farlo apparire quell’analfabeta politico (e non solo) che è, ridicolizzandolo sui suoi “richiami alle armi” con un ben più efficace e trombonesco ricorso alla retorica patriottica di chi si dichiara “vero figlio di carabinieri” che hanno dato un contributo di sangue alla Patria (come tutto il Sud) e che si mette sull’attenti quando sente l’Inno di Mameli! E ancora: punzecchiando un brizzolato e sorridente Formigoni adagiato sul triclivio della sua superiorità lombarda, elencandogli come in una litania lauretana i molti primati della sua Puglia (pugliese persino l’ingegnere inventore del common-rail! Tutti salmi finiscono nella gloria della Fiat!) e lasciargli invece tutto intero il primato della massima presenza mafiosa sul territorio lombardo; là dove invece la sua Bari è del tutto “ripulita” e oggi si può tranquillamente passeggiare nel centro storico senza tema di scippi!
Insomma, un genio.
Un genio politico tutto pugliese, come quello del perfido baffetto D’Alema, dell’emiliano (qui aggettivo) Casini (pugliese d’origine anch’egli!), del gaio e oggettivamente bravissimo Nichi Vendola, espressione di quella predisposizione della sinistra alla diversità (soprattutto sessuale) che dalla battaglie dell’Arci-Gay di Grillini in poi ne ha fatto il partito del gay-pride, dei frequentatori di trans (povero Marrazzo!) delle profetesse lesbiche tipo Anna Paola Concia, pugliese anche lei, figurarsi. Insomma, a voler essere volgari e un po’ qualunquisti, un partito da “altra sponda” rispetto a quella celodurista di un Bossi (colpito da ictus – si dice – sul durissimo campo di battaglia di una nota soubrette), o a quello di Silvio-superdotato che sa far felice sul lettore di Putin persino una professionista come la D’Addario , pugliese anche lei, ci mancherebbe, munita di tutto l’occorrente, registratore incluso. Insomma, un partito, il PD, cui sembra piacere molto “prenderlo in quel posto”, anche politicamente parlando… E a proposito di qualunquismo: sotto casa mia, nel centro storico di Noci, in questa Puglia dei trulli e del lusso sfrenato (mai viste tante Ferrari e tanti Suv come da queste parti…), in questa regione che ha votato a furor di popolo il Governatore con l’orecchino, c’è la sede dell’”Uomo Qualunque”, giuro, proprio quello, il mitico movimento fondato da Giannini, nel dopoguerra, che per un attimo fece tremare i Partiti cosiddetti “storici”, col suo logo vintage e il tricolore! Oggi è un “circolo culturale” frequentato da brave persone che mangiano e bevono in sede e mi salutano quando rincaso…
Diciamolo: siamo di fronte a una farsa della politica. Una drammatica pochade.
Quella che abbiamo sotto gli occhi è una ridicola riduzione della politica a performance di doti individuali di qualunque tipo : ego giganteschi a confronto , uno contro tutti. Quella cui assistiamo impotenti è la fine definitiva dei Partiti organizzati attorno a un’idea , a una concezione del mondo. I nuovi partiti sono ormai raggrumati solo attorno ai carismi personali dei capi, giacché per tutti c’è ormai un’unica concezione del mondo meritevole di essere perseguita : il potere. Lo aveva ben capito Pannella (altra sponda anche lui) nemico dichiarato della Chiesa e grande accusatore dei suoi “misfatti”; ma anche grande formatore di personalità liberate da ogni “limite (morale) cattolico” come Capezzone, roba da rabbrividire!
La politica è Dio e Berlusconi il suo Profeta!!!
Oggi , il modello di aggregazione politica sembra caso mai preso in prestito – in positivo, s’intende! – dalle famiglie mafiose, dai Clan camorristici o dalle Logge più o meno deviate. C’è la Famiglia Berlusconi come il Clan Vendola. La Famiglia perdente dei prodiani e la Cosca ribelle di Fini. C’è persino, oserei dire, la Gran Loggia Dipietrista, gli irriducibili Zorro del progetto di rivoluzione istituzionale “Mani Pulite” inventato dal Gran Picconatore gladista Kossiga, che ancora oggi, a distanza di vent’anni , replica la farsa da guardie e ladri di Totò-Fabrizi nei panni di Berlusconi-Di Pietro… In questa sfacelo Casini recita eroicamente il ruolo del potenziale “salvatore”: quello che avrebbe il potere di far vincere Emiliano in Puglia, per esempio; quello che potrebbe allearsi con Fini per mettere finalmente in crisi il Capo del Governo; quello che dovrebbe garantire il ritorno alla “normalità” della politica moderata. Un sogno centrista destinato, temo, a un brusco risveglio: l’anomalia politica attuale – la violenza verbale, l’enormità delle ricchezze accumulate grazie alla politica, l’arroganza del potere, la sessualità esibita e drogata, la follia della finanza fine a sé stessa – è ben lungi dall’aver scaricato la propria energia entropica. E’ figlia di una de-generazione culturale nata molti anni fa, con la consacrazione della televisione a unica vera Agenzia educativa nazionale: un mostro. Inevitabile, certo. Ma una vera classe politica avrebbe almeno tentato di mettere in campo degli anticorpi, dei contrappesi.
Invece è successo il contrario: la sinistra non solo non ha capito qual’era la posta in gioco ma ha giocato a fare il gioco imposto dalle nascenti televisioni cosiddette commerciali dell’attuale capo del Governo. Povero Celli, in che trappola sei caduto! E adesso giustamente non hai titolo per invitare i nostri giovani ad andarsene da questo Paese! Hai cavalcato il mostro e non ti sei accorto che il Grande Fratello esisteva ormai per davvero. Questa politica è figlia legittima di questa “educazione televisiva” alla rissa, al turpiloquio, all’esibizione corporea, al denaro vinto con un “pacco”…
Rileggetevi “Il Mondo Nuovo” di Aldous Huxley: siamo davvero stati condizionati in provetta. Ci vorrà, temo, ben più di qualche appello all’ emergenza educativa per rimediare i danni compiuti.
Attrezziamoci a una battaglia culturale di lunga durata, scaviamo in Internet le nostre trincee, carichiamo sui nostri e-Reader tutti gli e-books di cui dovremo nutrirci nei prossimi quarant’anni di traversata del deserto culturale che abbiamo di fronte…
A PROPOSITO DI BEFANA: AUGURI A TUTTE LE AMICHE!
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Buon Natale a tutti
postato da mario guaraldi in Uncategorized, Varie
Rorate coeli desuper
Stillate, cieli, dall’alto
e le nubi facciano piovere la giustizia;
si apra la terra
e produca la salvezza…
(Isaia 45, 6-8)
Misericordia e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
La verità germoglierà dalla terra
e la giustizia si affaccerà dal cielo.
(Salmo 84)
A pochi giorni dal Natale, per la prima delle “Tempora” d’inverno, oggi quasi dimenticate, la Chiesa propone, nella sua estrema saggezza, queste letture che mi sembrano davvero l’unico augurio meritevole di essere proclamato agli amici e ai nemici, in questi tempi di ingiustizia, di menzogna, di lacerazione e di degrado.
Per non soccombere alla vergogna di come quotidianamente viene ormai vilipeso il bene dell’intelligenza e della verità delle cose, abbiamo davvero bisogno di invocare che il Cielo pianga su di noi lacrime di Giustizia; di sperare che giustizia e pace si bacino invece di scontrarsi, innescando quel meccanismo perverso che sempre più assomiglia ad una guerra in-civile.
Abbiamo bisogno di credere – nonostante le apparenze più nefaste – che la profezia di Isaia si è avverata: che la Verità è davvero germogliata dalla terra, in un piccolo villaggio della Palestina, dove ancora oggi si sparge sangue; e che la Giustizia si affaccerà dal Cielo, per giudicare i vivi e i morti.
Noi, nel piccolo campo culturale che ci è stato affidato, cerchiamo di tenere saldo il senso della dignità, del rigore intellettuale e della speranza. “Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria”.
Buon Natale a tutti,
Mario Guaraldi
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1500 libri in palestra
postato da mario guaraldi in Eventi, Varie

Il simbolo di “infinito” disegnato con 1500 libri sul pavimento di una grande palestra; 1500 STUDENTI di un liceo che divisi per classi arrivano ignari in palestra, al ritmo di una ogni 10 minuti, per scegliersi ciascuno un titolo fra i 33 classici disposti random a costituire l’infinito della cultura, da portarsi a casa, a fine mattina. Misterioso regalo di un piccolo editore all’estrema periferia dell’impero. Strana “libreria” virtuale e analogica al tempo stesso, questa che emerge dalla banalissima idea di regalare libri agli studenti invece di mandarli al macero. Poi, l’incontro in Aula magna, con 8 classi e i loro insegnanti, a seguire e interloquire con la lectio di Gian Marco Malagoli* sull’uso delle nuove tecnologie nella Scuola: ragazzi esterrefatti che ci si potesse “divertire”, imparando; insegnanti colpiti al cuore dalla facilità con cui il dovere si può trasformare in piacere: piacere della cultura, del fare cultura, dopo decenni di conati di vomito degli allievi di fronte alla mostruosità dei vecchi libri di testo, di clisteri di finta cultura… Piacere di insegnare in classi di nativi digitali felici di poter finalmente insegnare qualcosa ai loro insegnanti…
No, non è un sogno quello sto raccontando: è la telecronoca di un evento che potrete presto vedere** con i vostri occhi in rete, e che si ripeterà per 5 settimane in diverse scuole riminesi in cui si giocherà nel mese di novembre la stessa sfida lanciata al mondo della scuola…
Per tutti gli sfiduciati, un messaggio di speranza. Cambiare la Scuola, si può!
* scarica QUI il pdf della presentazione dell’evento e QUI l’abstract dell’intervento di Malagoli
**prossimamente su questo blog ;)
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Hello world!
postato da mario guaraldi in Varie
Nuovo blog in arrivo :)
Mario Guaraldi è il fondatore dell'omonima 



