Mar
18

Festa del papà, SAN GIUSEPPE, AIUTO!

postato da mario guaraldi in Cronaca, Varie

Una volta si diceva “San Giuseppe” dalle mie parti, nelle campagne, si facevano le focheracce – dette anche con la g e tre c, le fogheraccce! – e voleva dire che l’inverno era finito, si poteva bruciare la legna che restava. Si accendevano appena faceva buio, sulle aie di ogni casolare. Fellini l’ha riproposta in versione urbana, gigantesca come nella sua fantasia, sulla piazza, con “Scurezza” che ci gira intorno con la moto.
Il Comune di sinistra di fine secolo scorso l’ha scippata sia alle aie contadine che alla fantasia felliniana; e ne ha fatto un focone sovietico in riva al mare, proprio là dove dovrebbe sorgere il bananone fantarchitettonico della nuova frontiera della cementificazione riminese. Persino il nome è triste e burocratico: FogherAmia , dove Amia sta per Azienda della Nettezza Urbana. L’ingorgo mostruoso che ha sempre promesso e mantenuto è solo la prova generale, in vitro, di quello che sarà domani. A pochi passi di distanza, in quello che si chiama pomposamente Teatro Novelli e che il bravissimo Toni Servillo ha ribattezzato “un cesso di teatro”, si celebra per ironia della sorte la feroce satira goldoniana della “Trilogia della villeggiatura”, il ritratto di una classe dirigente al tramonto. Toni urla, quasi, alla fine dello spettacolo il suo sdegno per la vergogna indecorosa di camerini-topaie indegni di una città civile; addita la sporcizia, i cessi da vomito, parla di mancanza del minimo senso di rispetto per il lavoro altrui, di professionisti che passano mesi fuori di casa per far divertire una platea di ottuagenari dove non trovavi un giovane neanche a pagarlo. “Cosa volete che vengano a fare in questo cesso di teatro, i giovani? Meglio le loro discoteche che questo lerciume indecoroso”. Chiedo scusa a nome della città, scusa Toni, mi vergogno a nome della mia città… Con lui c’è Paolo Graziosi, grande, grandissimo, straordinario attore anche lui, riminese che torna a casa sulla via della tournèe ma non ricorda neppure più dov’è la Piazza Ferrari, e dice “si, mi ricordo, lì c’è l’Ospedale”, dove adesso c’è il Museo della Città. A salutarlo, dopo lo spettacolo, non c’è uno straccio di assessore, non un funzionario, non uno che gli abbia mai mandato una mail per dirgli che nel mezzo della Piazza hanno fatto un gran buco e hanno trovato la Casa del Chirurgo. Chi va via perde il posto all’osteria. Glielo regalo io il libro sulla Domus.

Parliamo dei nostri rispettivi figli.
Domani è la Festa del papà, anzi no, è San Giuseppe, chissà se ci faranno gli auguri… Di’, ma a te non ti fa effetto pensare che hai settant’anni? No, a me no. Neanche a me. E Tonino che ne compie 90? beh, lui è sempre il solito patàca! Te sei nonno? Io ancora no, ma ormai, mia figlia ha quarant’anni!

Una vita… davvero.
Mi sono distratto un attimo e mi ritrovo settantenne. Ho in mente come fosse ieri quando ci stendevamo sulle rotaie a Milano per protestare contro l’uso della garrota in Spagna (c’era ancora Franco); mi sono distratto un attimo e mi ritrovo in questo Paese, il nostro, in piena guerra civile…

Già. Questa è la sensazione che provo a pelle: odore di guerra civile.
Certo, di nuovo tipo, ancora senza sangue e senza armi per le strade se non quelle delle bande malavitose; ma guerra civile. Con il timore che basti poco, una scintilla, qualcuno degli ultras – qualche figlio di buona famiglia, o al contrario qualche figlio di Gomorra – che per noia o per disperazione o per denaro, invece di tirare giù motorini dalle gradonate degli stadi, cominci a tirarli indifferentemente addosso a qualcuno delle due fazioni che si stanno combattendo, e il Paese sarebbe in fiamme. L’abbiamo visto pochi anni fa qualche chilometro in linea d’aria di là dal mare. È facile…. È terribilmente possibile.

E allora chiedo aiuto a San Giuseppe.
Chiedo aiuto e perdono per questa infelice eredità che lascio ai miei figli. Chiedo perdono per questo Paese che abbiamo lasciato imbarbarire, involgarire, inferocire fino a questo punto.
Chiedo perdono per il Grande fratello, per Amici, per le veline, per le escort, per i trans.
Imploro perdono, non pietà, per questa classe politica indecente, indipendentemente dal colore che indossa. Imploro viscere di misericordia per tutti quelli che in silenzio e nell’ombra hanno continuato a fare il loro dovere in tutti questi anni, ma non sono stati capaci di impedire lo scempio, il sacco d’Italia; e si sono addormentati davanti alla televisione sognando il “pacco” che si sono meritati. Per fortuna c’è il web. Per fortuna c’è questa nuova foresta di Sherwood, troppo grande per essere controllata dagli sceriffi del momento. Per fortuna c’è sempre un seme che germoglia da qualche parte nel cuore dei nostri figli, un piccolo resto…

Jan
05

Auguri amari

postato da mario guaraldi in Uncategorized, Varie

Amari gli auguri che mi sento di fare da una Puglia dilaniata da una lotta ormai endemica fra il Governatore uscente Nichi Vendola e il sanguigno sindaco di Bari Michele Emiliano: una lotta-simbolo che ci consente di osservare al microscopio la catastrofe storica rappresentata dall’implosione della sinistra nel nostro Paese.
Avevo avuto occasione di ascoltare il sindaco Emiliano – strano nome per un pugliese doc – al Meeting di Rimini, in occasione di una tavola rotonda assieme a Calderoli e a Formigoni, e ne ero rimasto colpito: un populista vero, uno straordinario marpione che in pochi minuti era riuscito a conquistare la platea ciellina spandendo a dritta e a manca “gratitudine immensa” per l’invito ricevuto e un’umiltà fratesca. Aveva blandito persino Calderoli sul federalismo fiscale per poi farlo apparire quell’analfabeta politico (e non solo) che è, ridicolizzandolo sui suoi “richiami alle armi” con un ben più efficace e trombonesco ricorso alla retorica patriottica di chi si dichiara “vero figlio di carabinieri” che hanno dato un contributo di sangue alla Patria (come tutto il Sud) e che si mette sull’attenti quando sente l’Inno di Mameli! E ancora: punzecchiando un brizzolato e sorridente Formigoni adagiato sul triclivio della sua superiorità lombarda, elencandogli come in una litania lauretana i molti primati della sua Puglia (pugliese persino l’ingegnere inventore del common-rail! Tutti salmi finiscono nella gloria della Fiat!) e lasciargli invece tutto intero il primato della massima presenza mafiosa sul territorio lombardo; là dove invece la sua Bari è del tutto “ripulita” e oggi si può tranquillamente passeggiare nel centro storico senza tema di scippi!
Insomma, un genio.
Un genio politico tutto pugliese, come quello del perfido baffetto D’Alema, dell’emiliano (qui aggettivo) Casini (pugliese d’origine anch’egli!), del gaio e oggettivamente bravissimo Nichi Vendola, espressione di quella predisposizione della sinistra alla diversità (soprattutto sessuale) che dalla battaglie dell’Arci-Gay di Grillini in poi ne ha fatto il partito del gay-pride, dei frequentatori di trans (povero Marrazzo!) delle profetesse lesbiche tipo Anna Paola Concia, pugliese anche lei, figurarsi. Insomma, a voler essere volgari e un po’ qualunquisti, un partito da “altra sponda” rispetto a quella celodurista di un Bossi (colpito da ictus – si dice – sul durissimo campo di battaglia di una nota soubrette), o a quello di Silvio-superdotato che sa far felice sul lettore di Putin persino una professionista come la D’Addario , pugliese anche lei, ci mancherebbe, munita di tutto l’occorrente, registratore incluso. Insomma, un partito, il PD, cui sembra piacere molto “prenderlo in quel posto”, anche politicamente parlando… E a proposito di qualunquismo: sotto casa mia, nel centro storico di Noci, in questa Puglia dei trulli e del lusso sfrenato (mai viste tante Ferrari e tanti Suv come da queste parti…), in questa regione che ha votato a furor di popolo il Governatore con l’orecchino, c’è la sede dell’”Uomo Qualunque”, giuro, proprio quello, il mitico movimento fondato da Giannini, nel dopoguerra, che per un attimo fece tremare i Partiti cosiddetti “storici”, col suo logo vintage e il tricolore! Oggi è un “circolo culturale” frequentato da brave persone che mangiano e bevono in sede e mi salutano quando rincaso…
Diciamolo: siamo di fronte a una farsa della politica. Una drammatica pochade.
Quella che abbiamo sotto gli occhi è una ridicola riduzione della politica a performance di doti individuali di qualunque tipo : ego giganteschi a confronto , uno contro tutti. Quella cui assistiamo impotenti è la fine definitiva dei Partiti organizzati attorno a un’idea , a una concezione del mondo. I nuovi partiti sono ormai raggrumati solo attorno ai carismi personali dei capi, giacché per tutti c’è ormai un’unica concezione del mondo meritevole di essere perseguita : il potere. Lo aveva ben capito Pannella (altra sponda anche lui) nemico dichiarato della Chiesa e grande accusatore dei suoi “misfatti”; ma anche  grande formatore di personalità liberate da ogni “limite (morale) cattolico” come Capezzone, roba da rabbrividire!
La politica è Dio e Berlusconi il suo Profeta!!!
Oggi , il modello di aggregazione politica sembra caso mai preso in prestito – in positivo, s’intende! – dalle famiglie mafiose, dai Clan camorristici o dalle Logge più o meno deviate. C’è la Famiglia Berlusconi come il Clan Vendola. La Famiglia perdente dei prodiani e la Cosca ribelle di Fini. C’è persino, oserei dire, la Gran Loggia Dipietrista, gli irriducibili Zorro del progetto di rivoluzione istituzionale “Mani Pulite” inventato dal Gran Picconatore gladista Kossiga, che ancora oggi, a distanza di vent’anni , replica la farsa da guardie e ladri di Totò-Fabrizi nei panni di Berlusconi-Di Pietro… In questa sfacelo Casini recita eroicamente il ruolo del potenziale “salvatore”: quello che avrebbe il potere di far vincere Emiliano in Puglia, per esempio; quello che potrebbe allearsi con Fini per mettere finalmente in crisi il Capo del Governo; quello che dovrebbe garantire il ritorno alla “normalità” della politica moderata. Un sogno centrista destinato, temo, a un brusco risveglio: l’anomalia politica attuale – la violenza verbale, l’enormità delle ricchezze accumulate grazie alla politica, l’arroganza del potere, la sessualità esibita e drogata, la follia della finanza fine a sé stessa – è ben lungi dall’aver scaricato la propria energia entropica. E’ figlia di una de-generazione culturale nata molti anni fa, con la consacrazione della televisione a unica vera Agenzia educativa nazionale: un mostro. Inevitabile, certo. Ma una vera classe politica avrebbe almeno tentato di mettere in campo degli anticorpi, dei contrappesi.
Invece è successo il contrario: la sinistra non solo non ha capito qual’era la posta in gioco ma ha giocato a fare il gioco imposto dalle nascenti televisioni cosiddette commerciali dell’attuale capo del Governo. Povero Celli, in che trappola sei caduto! E adesso giustamente non hai titolo per invitare i nostri giovani ad andarsene da questo Paese! Hai cavalcato il mostro e non ti sei accorto che il Grande Fratello esisteva ormai per davvero. Questa politica è figlia legittima di questa “educazione televisiva” alla rissa, al turpiloquio, all’esibizione corporea, al denaro vinto con un “pacco”…
Rileggetevi “Il Mondo Nuovo” di Aldous Huxley: siamo davvero stati condizionati in provetta. Ci vorrà, temo, ben più di qualche appello all’ emergenza educativa per rimediare i danni compiuti.
Attrezziamoci a una battaglia culturale di lunga durata, scaviamo in Internet le nostre trincee, carichiamo sui nostri e-Reader tutti gli e-books di cui dovremo nutrirci nei prossimi quarant’anni di traversata del deserto culturale che abbiamo di fronte…

A PROPOSITO DI BEFANA: AUGURI A TUTTE LE AMICHE!

Dec
19

Buon Natale a tutti

postato da mario guaraldi in Uncategorized, Varie

Rorate coeli desuper

Stillate, cieli, dall’alto
e le nubi facciano piovere la giustizia;
si apra la terra
e produca la salvezza…
(Isaia 45, 6-8)

Misericordia e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
La verità germoglierà dalla terra
e la giustizia si affaccerà dal cielo.
(Salmo 84)

A pochi giorni dal Natale, per la prima delle “Tempora” d’inverno, oggi quasi dimenticate, la Chiesa propone, nella sua estrema saggezza, queste letture che mi sembrano davvero l’unico augurio meritevole di essere proclamato agli amici e ai nemici, in questi tempi di ingiustizia, di menzogna, di lacerazione e di degrado.
Per non soccombere alla vergogna di come quotidianamente viene ormai vilipeso il bene dell’intelligenza e della verità delle cose, abbiamo davvero bisogno di invocare che il Cielo pianga su di noi lacrime di Giustizia; di sperare che giustizia e pace si bacino invece di scontrarsi, innescando quel meccanismo perverso che sempre più assomiglia ad una guerra in-civile.
Abbiamo bisogno di credere – nonostante le apparenze più nefaste – che la profezia di Isaia si è avverata: che la Verità è davvero germogliata dalla terra, in un piccolo villaggio della Palestina, dove ancora oggi si sparge sangue; e che la Giustizia si affaccerà dal Cielo, per giudicare i vivi e i morti.
Noi, nel piccolo campo culturale che ci è stato affidato, cerchiamo di tenere saldo il senso della dignità, del rigore intellettuale e della speranza. “Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria”.

Buon Natale a tutti,
Mario Guaraldi

  mario guaraldi

Mario Guaraldi è il fondatore dell'omonima casa editrice. Dal 1998 inizia a trasferire tutta l'attività editoriale in rete e dal 2004 è docente presso la Facoltà di Sociologia dell'Università di Urbino per il corso di laurea in Editoria, Media e Giornalismo.
Per saperne di più puoi leggere una sua breve biografia QUI