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Cultura senza barriere
postato da mario guaraldi in Cronache dal Far Web, Editoria digitale, Eventi, Profezie

A distanza di pochi giorni dal seminario LUMINAR 9 – Internauti, pirati e copyleft nell’era .torrent – promosso da Università IUAV di Venezia, dalla Sapienza di Roma e dal VEGA – Parco Scientifico Tecnologico di Venezia – ecco al nastro di partenza CULTURA SENZA BARRIERE [http://www.culturasenzabarriere.org] convegno promosso dall’Università di Padova e dedicato a Biblioteche Digitali, Editoria Digitale, E-learning, Accessibilità, Multimedia, Web Semantico, Architettura dell’Informazione, Mondi Virtuali, Politica Online, Open Source, Tecnologie Vocali… e chi più ne ha più ne metta!
Contributi al dibattito per Luminar 9 e Cultura senza Barriere
Venerdì 19 febbraio, ore 15.00
Per il mondo dell’editoria, la rivoluzione digitale inizia quando si capisce che un libro è il suo contenuto, non la sua forma. Per molti colleghi questa rivoluzione non è mai avvenuta, o per meglio dire non è ancora avvenuta.
Gli amanuensi, i calligrafi e i miniatori hanno continuato a fare egregiamente il loro mestiere ancora per oltre mezzo secolo dopo Gutenberg. Il Duca di Urbino si vantava di non avere un solo libro a stampa nella sua biblioteca, ma non poté fare a meno di utilizzare, per le sedute esterne del suo splendido Palazzo, le immagini delle macchine belliche disegnate da Matteo de’Pasti per l’incunabolo dell’opera di Roberto Valturio stampato a Verona nel 1472: più semplici che non le fantasiose versioni miniate nei 22 codici realizzati dallo scriptorium riminese del grande umanista.
Una mia laureanda ha fatto una tesi sull’evidenza, emersa a lezione, che ogni “salto tecnologico” comporta in prima istanza un calo della qualità estetica del manufatto . Ancora oggi appare difficile dire che una buona stampa offset possa essere migliore della foto originale. Troppi “passaggi” rendono arduo il compito. Ma paradossalmente, l’estetica, nell’era della sua riproducibilità tecnologica, doveva attendere l’avvento del digitale per poter accettare la sfida: oggi una stampante Indigo può calibrare l’immagine da stampare direttamente e al vivo nel confronto con l’originale; e la zoomabilità dell’immagine digitale fino a molte centinaia di volte consente “letture” dell’originale impensabili per l’autore stesso. Queste “visioni” , queste zoomate della fantasia , sono tipiche dei “profeti”. Essi vedono oltre l’attualità tecnologica del momento. Il profeta è l’ecografista del futuro. Egli vive ai margini del mercato, lo conosce ma non lo ama. Non lavora per le Ausl. È una sentinella. Preferisce le alture da cui scrutare l’orizzonte. Sentinella, dimmi, che turno è della notte dell’editoria? Dal ramo del fico quando intenerisce e mette le gemme sa che l’estate digitale è vicina.
C’è una specie di legge che regola le evoluzioni, una specie di maturità dei tempi. La rivoluzione è solo il piccolo momento di rottura conclusivo di una lunga gestazione della novità . Come la rottura delle acque nel travaglio del parto. Ma non è quello il clou dell’evento. Deve prima apparire il volto del neonato perché l’avventura abbia inizio davvero , prima che si possa parlare di una nuova vita che si sviluppa e avanza sulla inesorabile decadenza di chi l’ha generata.
L’e-book – il libro digitale che ha bisogno di un nome straniero per definirsi – è il neonato di cui stiamo parlando; ha ancora gli occhi chiusi ma un prepotente bisogno di nutrirsi. I fratelli cartacei più grandi cercano subito di soffocarlo, come Freud insegna, ma il fantasma fratricida si stempererà presto in una specie di presa di controllo contrabbandato da istinto di protezione. I vari e-Reader, i Kindle, gli i-Rex, i Sony, i Samsung sono i primi giocattoli che genitori apprensivi gli rovesciano addosso per stimolarne lo sviluppo. I genitori abitano in Internet , la città planetaria, si chiamano Google e Amazon , bibliotecario lui, libraia lei: sono gli apripista di una mutazione genetica da cui si aspettano molto; e su cui investono molto. Nonno Microsoft e nonna Murdoch stanno a guardare irritati questi figli voraci che vogliono spartirsi l’eredità. Ma i capostipiti sono ancora capaci di generare, forse , qualche figlio della vecchiaia che faccia Bing. E sicuramente non si faranno spogliare senza qualche scapaccione legale. Né i nonni né i genitori sembrano consci del fatto che il nipotino e-book è geneticamente modificato e nessuno sa esattamente a cosa sia destinato.
Ma presto sarà guerra totale. Presto arriveranno le truppe di invasione. Armagheddon sta armando i propri bit, sta cercando di controllare le vie del web, cerca di imporre dazi sulle autostrade di Internet, inventa virus, ripropone antiche gabelle, alza barriere. La posta in gioco è il Diritto d’autore, il nemico da battere la gratuità. Il copyright è una invenzione giuridica recente, la gratuità una antica pretesa della Natura. Una domanda inespressa corre muta nel web: la cultura è una merce , un servizio o un bene comune, come l’aria o l’acqua?
Anche l’acqua, lo sappiamo, può diventare un business, e in un mondo carente d’ossigeno non mi stupirei che apparissero presto anche i contatori d’aria, delle bombole a pagamento. Ma oggettivamente il problema esiste: come guadagnare commerciando l’immateriale? Come remunerare la creatività? Non si tratta di salvaguardare una normativa, ma di inventare un diverso modo di far fruttare la gratuità della rete; di far pagare un servizio multiforme che muta pelle a seconda dei devices cui è destinato. Per il momento, l’e-book non è ancora precettato, per ora lo tengono sotto tiro solo con la stupidità del new-age, con la voracità dei DRM. Il giovane e-book guarda con trepidazione al mondo della Scuola e alla galassia dei sistemi bibliotecari: ma i suoi potenziali alleati lo ricambiano ancora con sospetto. Lo temono. Temono la carica dirompente di un nuovo modo di concepire la didattica, di un modo virale di diffondere la cultura. Non aveva evidentemente fatto troppo male la prima bordata delle truppe d’assalto contro le Biblioteche, pretendendo da queste il pagamento di diritti sul prestito bibliotecario. Solo un’avvisaglia, attente a non tradire la carta! Non stupisce che ora Murdoch chieda i diritti a Google per indicizzare i contenuti delle sue news.
Ancora una volta prevarrà la notte della ragione come nella piovosa San Francisco di Blade Runner? “Ho visto cose che voi umani…”. Sarà una colomba che si libra nella pioggia, il finale, o una pagina di Moby Dick sfogliata sul Kindle con l’immagine del capitano Achab trascinato sul fondo?
Si, la guerra scoppierà.
Ma chi vincerà è ancora incerto: per ora sembrano avere la meglio le truppe dotate di hardwares proprietari potenti. Truppe corazzate.
Sembra davvero di essere tornati alla fine del ‘400 , quando le truppe portavano ancora le armature ma imbracciavano assieme alle balestre i primi archibugi. E il bravo Roberto Valturia repertori ave le invenzioni belliche che grazie alla polvere nera dei cinesi avrebbero rivoluzionato il modo di fare la guerra: le bombe a mano , i cannoni, le mitragliatrici…
Ma che strano, contemporaneamente, contestualmente, Gutenberg inventava i caratteri mobili e le nuove tecniche di stampa: un’arma infinitamente più potente per vincere le guerre!
Tomasi di Lampedusa ha avuto ragione una volta di più: occorreva che tutto cambiasse perché tutto restasse immutato, anche per la rivoluzione digitale (?).
Ma innanzi tutto: è una domanda o una affermazione? Diciamo così: fino a ieri il mercato ha sbeffeggiato i profeti di sventura che annunciavano la fine dell’la morte del libro cartaceo, o per meglio dire l’avvento ineluttabile del libro digitale (andate a rileggervi gli articoli di Geminello Alvi su Repubblica, l’apologia del paradisiaco giardino delle librerie, il buon odore della carta stampata, da un lato; e considerate dall’altro la creazione del latifondo distributivo delle librerie soviet-style di Romano Montroni , iniziato con Feltrinelli e proseguito con le Coop). Ieri? Le mie prime profezie risalgono ormai al secolo scorso (anni ‘90), ma il fuoco di sbarramento della filiera editoriale italiana contro il rischio dell’e-book dura letteralmente fino a pochi mesi fa.
Poi scoppia Kindle . E di colpo, dico proprio di colpo, dalla sera alla mattina, la spoletta Kindle sembra far partire la vocazione digitale dell’editoria italiana. Il Mulino annuncia in contropiede l’apertura del suo catalogo ai ricercatori, titolo splendido DARWINBOOKS, l’evoluzione del libro. Peccato che sia solo una furbesca trovata di marketing editoriale per vendere contenuti universitari a pagamento. Ben venga, comunque, rispetto a Bruno Editore (pardon www.autostima.net!) che annuncia di aver venduto il suo milionesimo e-book “per la formazione” dalla sua piattaforma : si tratta di un testo fondamentale, SessualMente, di Maria Rosa Greco Vivere Pienamente la Tua Vita Sessuale e il Rapporto con il Sesso, solo 29 € più Iva al 20% . Gli altri titoli “per la formazione” si chiamano Piacersi per piacere, Da timido a vincente, Fare soldi online in 7 giorni, a firma dello stesso editore che così guadagna anche come autore!, tutti rigorosamente a soli 29 euri più iva. Ma se voleste cose più importanti eccovi serviti: Investire in Aste Immobiliari, di tale Igino Di Pietra Tecniche e Strategie Pratiche per Guadagnare in Immobili con le Aste, vi costerà 47 € più iva, ma cosa volete che siano a fronte dei futuri guadagni! Giuro che do’ io 50 € all’acquirente di questo e-book se mi spiega cosa lo ha spinto a fare questo straordinario investimento Mobiliare (con la M rigorosamente maiuscola).
Morale: se avevate fatto il tifo per il digitale come potente zippatore di costi a beneficio del fruitore finale, avete dimostrato tutta la vostra ingenuità!
Sciocchi! “Abbiamo azzerato i costi della carta della stampa della legatura: restano solo i costi propri dello specifico editoriale!”: era questa la vostra omelia? Ciechi! Finalmente lo specifico editoriale riacquista il “valore” che meritava e che finalmente incasserà! Peccato che Vanna Marchi si sia trovata ad operare un pelino troppo in anticipo, avrebbe fatto una fine diversa…Dimenticavo: il “collega” Bruno è il primo editore italiano ad essere caricato e distribuito da Kindle. Non ha invece evidentemente capito la regola di cui sopra, l’amico Tombolini, che consente di mettere nel suo carrello della spesa un poutpourri di e-books “a gratis”, da Mompracem all’Orlando furioso, e solo una mezza dozzina a pagamento: non chiedete a me la sua logica editoriale!
Dopo (e onestamente anche prima di) Kindle, la cagnizza dei concorrenti:
Il Nook di Barnes & Noble, il BeBook di Samsung , i vari Sony, gli i-Rex, i Cybook di Booken, e ancora: pocket Book , Foxit e-Slik, iriver Story Ereader, Flatreader e chi più ne ha più ne metta , come fa, oltre la benemerita Book Farm di Tombolini, anche la Libreria Ledi di Via Alamanni a Milano (http://www.ebookreaders.it/?gclid=CPTQq82t0Z8CFQ8eZwod1ilmdg). Ma che strano: sul sito della stessa Libreria, in menu campeggia una terribile domanda : E I LIBRI? risposta: “Eh già ma dove si trovano i libri?? In italia l’offerta è ancora scarsa” . E puntualmente, nella lista, si trovano solo i link ad Apogeo, Franco Angeli, Mondadori e dulcis in fundo le famosissime Ledizioni. (Per forza l’offerta è scarsa: si erano dimenticati gli 800 e-book della Guaraldi! e gli altri 200 cataloghi che offrono e-books in uno qualsiasi dei 28 formati supportati dalle varie macchinette , oltre quelli “proprietari” (come il Kindle AZW e TOPAZ)…Ma il ragazzo di Ledi sembra sveglio, ed ha subito colmato la lacuna dopo la segnalazione!).
Già, i formati!
Txt, PDF, RTF, e-Pub, Lit, PPT, DOC, WOLF, CHM, FB2, PRC/MOBI, HTML, DJVU, MP3, TIFF, JPG, BMP, PNG, RAR, ZIP, BBeB, , Plucker, zTxt, TCR, OEB, un’orgia di sigle e di aspettative . La battaglia fra PAL e SECAM alla preistoria della TV fu roba da ridere in confronto… Perché questa proliferazione di formati proprietari legati alla “macchinetta”?
Tutto nasce, credo, dall’equivoco Kindle: un semplice terminale virtuale del negozio Amazon fra le mani del cliente finale. Una strada obbligata per Amazon, la più grande libreria al mondo, che nonostante una logistica praticamente perfetta nella gestione del cartaceo “non voleva diventare la “Kodak” del libro digitale” (l’espressione è di Diego Piacentini!) , anzi pretendeva di guidare l’evoluzione dell’e-book per evitare di rimanere indietro. Dopo aver sondato a lungo la strada del “Print on demand planetario” (vedi l’acquisizione di Book Surge), l’intuizione, come Colombo, che l’uovo bastava spiaccicarlo su un tablet , di fronte al suo cliente. E in tempo reale. Ma Kindle, ripeto, è un caso a se, come il Nook di Barnes & Noble, vero omologo di terminale di libreria. Io vorrei stare su Kindle o su Nook, esattamente come una volta volevo stare sui banconi della Feltrinelli….! Per Amazon, Kindle è nient’altro che l’equivalentre della tessera di fedeltà Feltrinelli: Presto lo regaleranno, con vendita del solo credito incorporato per l’acquisto libri…: che si ne frega dello standard? Più chiuso è meglio è…!
Per tutti gli altri e-Reader, invece, la partita è radicalmente diversa. Sono devices analoghi ai mille modelli di archivi digitali di files MP3 che spianarono il cammino ad i-Tunes. Per questi – e solo per questi – lo standard (l’MP3 del caso) sarà determinante.. Chi ha mai visto andare a fare acquisti da Feltrinelli con la tessera delle Dehonaiane?
Dove stava e dove sta allora l’errore? Semplice: nel non aver capito che ancora una volta il problema è “distributivo”, prima che produttivo! L’errore sta nell’aver pensato che avrebbe vinto il libro (digitale) non la Libreria (digitale); il contenuto , il digital book content, invece del suo contenitore (carta prima e macchinetta per leggere oggi); l’editore invece del distributore…Ma sarà poi vero? Senza Avatar le multisale vivrebbero bene lo stesso con mille Muccino? Senza Thomas Mann le librerie vivrebbero bene lo stesso con mille Bruno Vespa?
La rivincita del computer sull’e-ink.
Come in un thriller mozzafiato, la recentissima presentazione del i-Pad di Steve Jobs ribalta ancora una volta le carte in tavola e rilancia l’i-Phopne in versione e-book multifuzione, ma non multitasking : la sirena i-Pad , una meraviglia, gadgettisticamente parlando, l’ibrido per eccellenza. Costa poco, fa tutto, scarica qualsiasi cosa, televisione inclusa, da uno store che se fosse Google, ci sarebbe da svenire per sindrome di Sthendal …Ma:
E’ qui che rispunta il nodo della distribuzione.
Tentiamo di riepilogare:
• abbiamo dei “contenuti culturali” in cerca di canali di vendita (proviamo a chiamarli semplicemente “Libri”?)
• abbiamo delle “librerie planetarie” (Amazon, Barnes & Noble) con vetrine tentacolari e remote in forma di macchinette che chiamiamo è-Reader le quali reclamizzano il fatto di essere fatti di carta, sia pure elettronica; insomma, non “screen” retroilluminati;
• abbiamo dei “formati” con cui proporre i nostri contenuti ( il caro vecchio PDF! o il moderno XML? o il modernissimo e-Pub? O i vari formati proprietari dei vari Librai Planetari (come TOPAZ , un nome un programma!) e perché no, dei potenziali editori che volessero scendere nell’agone, come fece Mondadori-Microsoft con il .Lit
• abbiamo delle Biblioteche Planetarie come il pur ambiguo ma geniale Google Book Search, che consente di “cercare il libro e dentro il libro” fra fuori diritto , libri orfani ed editori consenzienti (me me)
• abbiamo persino delle nuovissime piattaforme di prestito bibliotecario “vero”, che pffer contenuti digitali interi e fruibili, come MediaLibrary online
• E finalmente abbiamo persino dei nuovi Distributori di contenuti digitali, che si presentano come tali : “di-stri-bu-to-ri” , grazie alle piattaforme corazzate su cui qualcuno ha investito milioni di dollari, tipo www.zinio.com , che si propongono come nuovi “cambiavalute” planetari: vendono contenuti in qualsiasi formato destinatatrio (proprio come aveva previsto il vecchio Rodrigo Vergara con la sua Logos Library, teorico innamorato della parola – Logos!- e del nonno di tutti i formati, il txt …
“Tu pensa al contenuto, che al formato di destinazione ci pensiamo noi”: questo lo slogan inespresso di questa come di tutte le future piattaforme distributive.
Piccolo dettaglio: Zinio chiede il 50% del prezzo digitale di vendita che fissa l’editore, mica iol Libraio (come invece fa Amazon…) . Perchè abbasare i prezzi, cari colleghi? Anzi, è questo il momento di alzarli per salvaguardare il nostro “netto”. A’ la guerre comme à la guerre, che abbia ragione Bruno? Dopo la circumnavigazione della luna, siamo tornati alle Messaggerie Italiane…
Ma visto che ho citato le Messaggerie, una domanda mi prude fastidiosamente dentro l’orecchio: come mai da qualche parte nel mondo, qualcuno investiva milioni di dollari per realizzare una piattaforma distributiva di contenuti digitali, quando dalle nostre parti i Padroni della Distribuzione sbeffeggiavano i profeti i sventura? Mauri, rispondimi, per favore!
Un ultimo pensierino prima di chiudere. Per il mondo bibliotecario.
Confesso di avere un debole per Google Book Search. Trovo che solo due veri geni potevano arricchirsi pensando di rimpiazzare i Bibliotecari di mezzo mondo. E non ho mai nascosto di ritenere che la salvezza (dell’Editoria) verrà dalla Biblioteca, unica “istituzione” di dimensione planetaria, ben più diffusa di Google, in Cina come a Busto Arsizio. Altro che catene Coop!
Dalle barricate di Pesaro, dove Coop sta aprendo il suo ennesimo gigantesco museo archeologico Montroni si guarda indietro e scopre improvvisamente che è rimasto solo, gli si sono rivoltati contro i suoi piccoli orfani in attesa di adozione, gli smunti e pallidi partigiani della cultura tradizionale e di nicchia in pura carta cellulosa, i famosi “piccoli librai indipendenti”… Siamo quasi al The day after.
Sarà la biblioteca la frontiera futura del libro in formato digitale. Il costo del prestito coinciderà col costo di vendita del file digitale, come per la musica: 30 centesimi a pezzo, per milioni di copie distribuite in almeno 100 lingue diverse…
Sì, la guerra è già scoppiata, il profeta avrà nuove visioni, le truppe si sposteranno per altre invasioni. L’e-book diventerà grande. Quale sarà il suo volto ancora non sappiamo. Ma sappiamo per certo che tutti lo capiranno, non escluderà nessuno, parlerà mille lingue e anche i ciechi lo vedranno…
Non è forse questo il tema di questo Convegno? Non vorremmo tutti un “Nuovo Umanesimo” grazie a Internet, una “Cultura senza barriere”?
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La conquista del web. Profeti, esploratori e truppe d’invasione
postato da mario guaraldi in Cronache dal Far Web
Per il mondo dell’editoria, la rivoluzione digitale inizia quando si capisce che un libro è il suo contenuto, non la sua forma.
Per molti colleghi questa rivoluzione non è mai avvenuta, o per meglio dire non è ancora avvenuta.
Gli amanuensi, i calligrafi e i miniatori hanno continuato a fare egregiamente il loro mestiere ancora per oltre mezzo secolo dopo Gutenberg. Il Duca di Urbino si vantava di non avere un solo libro a stampa nella sua biblioteca, ma non poté fare a meno di utilizzare, per le sedute esterne del suo splendido Palazzo, le immagini delle macchine belliche disegnate da Matteo de’ Pasti per l’incunabolo dell’opera di Roberto Valturio stampato a Verona nel 1472: più semplici che non le fantasiose versioni miniate nei 22 codici realizzati dallo scriptorium riminese del grande umanista.
Una mia laureanda ha fatto una tesi sull’evidenza, emersa a lezione, che ogni “salto tecnologico” comporta in prima istanza un calo della qualità estetica del manufatto. Ancora oggi appare difficile dire che una buona stampa offset possa essere migliore della foto originale. Troppi “passaggi” rendono arduo il compito. Ma paradossalmente, l’estetica, nell’era della sua riproducibilità tecnologica, doveva attendere l’avvento del digitale per poter accettare la sfida: oggi una stampante Indigo può calibrare l’immagine da stampare direttamente e al vivo nel confronto con l’originale; e la zoomabilità dell’immagine digitale fino a molte centinaia di volte consente “letture” dell’originale impensabili per l’autore stesso.
Queste “visioni”, queste zoomate della fantasia, sono tipiche dei “profeti”. Essi vedono oltre l’attualità tecnologica del momento. Il profeta è l’ecografista del futuro. Egli vive ai margini del mercato, lo conosce ma non lo ama. Non lavora per le Ausl. É una sentinella. Preferisce le alture da cui scrutare l’orizzonte. Sentinella, dimmi, che turno è della notte dell’editoria? Dal ramo del fico quando intenerisce e mette le gemme sa che l’estate digitale è vicina.
C’è una specie di legge che regola le evoluzioni, una specie di maturità dei tempi. La rivoluzione è solo il piccolo momento di rottura conclusivo di una lunga gestazione della novità . Come la rottura delle acque nel travaglio del parto. Ma non è quello il clou dell’evento. Deve prima apparire il volto del neonato perché l’avventura abbia inizio davvero, prima che si possa parlare di una nuova vita che si sviluppa e avanza sulla inesorabile decadenza di chi l’ha generata.
L’e-book – il libro digitale che ha bisogno di un nome straniero per definirsi – è il neonato di cui stiamo parlando; ha ancora gli occhi chiusi ma un prepotente bisogno di nutrirsi. I fratelli cartacei più grandi cercano subito di soffocarlo, come Freud insegna, ma il fantasma fratricida si stempererà presto in una specie di presa di controllo contrabbandato da istinto di protezione.
I vari e-Reader, i Kindle, gli i-Rex, i Sony, i Samsung sono i primi giocattoli che genitori apprensivi gli rovesciano addosso per stimolarne lo sviluppo. I genitori abitano in Internet, la città planetaria, si chiamano Google e Amazon, bibliotecario lui, libraia lei: sono gli apripista di una mutazione genetica da cui si aspettano molto; e su cui investono molto. Nonno Microsoft e nonna Murdoch stanno a guardare irritati questi figli voraci che vogliono spartirsi l’eredità. Ma i capostipiti sono ancora capaci di generare, forse, qualche figlio della vecchiaia che faccia Bing. E sicuramente non si faranno spogliare senza qualche scapaccione legale. Né i nonni né i genitori sembrano consci del fatto che il nipotino e-book è geneticamente modificato e nessuno sa esattamente a cosa sia destinato.
Ma presto sarà guerra totale. Presto arriveranno le truppe di invasione. Armageddon sta armando i propri bit, sta cercando di controllare le vie del web, cerca di imporre dazi sulle autostrade di Internet, inventa virus, ripropone antiche gabelle, alza barriere.
La posta in gioco è il Diritto d’autore, il nemico da battere la gratuità. Il copyright è una invenzione giuridica recente, la gratuità una antica pretesa della Natura. Una domanda inespressa corre muta nel web: la cultura è una merce, un servizio o un bene comune, come l’aria o l’acqua? Anche l’acqua, lo sappiamo, può diventare un business, e in un mondo carente d’ossigeno non mi stupirei che apparissero presto anche i contatori d’aria, delle bombole a pagamento. Ma oggettivamente il problema esiste: come guadagnare commerciando l’immateriale? Come remunerare la creatività? Non si tratta di salvaguardare una normativa, ma di inventare un diverso modo di far fruttare la gratuità della rete; di far pagare un servizio multiforme che muta pelle a seconda dei devices cui è destinato.
Per il momento, l’e-book non è ancora precettato, per ora lo tengono sotto tiro solo con la stupidità del new-age, con la voracità dei DRM. Il giovane e-book guarda con trepidazione al mondo della Scuola e alla galassia dei sistemi bibliotecari: ma i suoi potenziali alleati lo ricambiano ancora con sospetto. Lo temono. Temono la carica dirompente di un nuovo modo di concepire la didattica, di un modo virale di diffondere la cultura. Non aveva evidentemente fatto troppo male la prima bordata delle truppe d’assalto contro le Biblioteche, pretendendo da queste il pagamento di diritti sul prestito bibliotecario. Solo un’avvisaglia, attente a non tradire la carta! Non stupisce che ora Murdoch chieda i diritti a Google per indicizzare i contenuti delle sue news.
Si, la guerra scoppierà. Ancora una volta prevarrà la notte della ragione come nella piovosa San Francisco di Blade Runner? “Ho visto cose che voi umani…”. Sarà una colomba che si libra nella pioggia, il finale, o una pagina di Moby Dick sfogliata sul Kindle con l’immagine del capitano Achab trascinato sul fondo?
Chissà. La guerra scoppierà, il profeta avrà nuove visioni, le truppe si sposteranno per altre invasioni. L’e-book diventerà grande. Quale sarà il suo volto ancora non lo sappiamo. Ma sappiamo per certo che tutti lo capiranno, non escluderà nessuno, parlerà mille lingue e anche i ciechi lo vedranno…
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Le leggi fondamentali della stupidità editoriale
postato da mario guaraldi in Editoria digitale
Otto euro e ottanta centesimi è la somma che vi suggerisco di dedicare all’acquisto dell’ennesima – ma davvero ennesima ! – edizione di un libricino che dal 1988 (data della sua prima uscita “ufficiale”) alimenta il mio peccato di invidia nei confronti dell’editore Il Mulino.
Va da sé che il libricino, di sole 84 pagine in formato 11×17.7, è un piccolo capolavoro, e vale ben più degli 8,80 € che costa.
Io che sono tutto tranne un collezionista, compro compulsivamente ogni nuova edizione di questo celeberrimo libello di Carlo M. Cipolla un po’ perché la regalo o la presto (che è lo stesso), un po’ perchè lo nascondo e non lo ritrovo, un po’ perché mi hanno dato da bere che la prossima edizione sarà illustrata da Tullio Pericoli… e naturalmente non è vero; ma io sono contento lo stesso. Il suo titolo è intrigante: Allegro ma non troppo; è famoso soprattutto per il saggio su Le leggi fondamentali della stupidità umana, ma il testo dedicato a Il ruolo del pepe nello sviluppo economico del Medio Evo è un capolavoro di ferocia nei confronti di storici e sociologi (a dispetto della pretesa del suo autore di aver scritto semplicemente un’operetta comica). Dovrebbero insegnarlo a scuola fin dal primo biennio, come pre-testo scolastico per vaccinare professori e allievi dal virus di stupidità trasmesso da gran parte dei testi di storia e geografia.
Una domanda comunque mi urge e vorrei che gli amici del Mulino mi aiutassero a scioglierla: ma perché proprio otto euro e ottanta?
Capisco che il pricing sia una delle cose più sofisticate e complesse della moderna economia aziendale, ma benché io insegni Editoria al corso omonimo presso l’Ateneo di Urbino, e benché abbia indagato la cosa presso i miei illustri colleghi di marketing, calcolando e ricalcolando tutte le voci del processo di produzione industriale del libro, confesso di non esserne ancora venuto a capo.
Dicevo che il 1988 – cioè ben 21 anni fa – è la data della prima edizione “ufficiale”. Cosa voglia dire ce lo spiega lo stesso Prof. Cipolla, state bene a sentire.
“(I due testi che compongono l’operetta) furono originariamente pubblicati anni addietro – rispettivamente nel 1973 e nel 1976 – in lingua inglese e in edizione riservata per soli amici. I due saggi ebbero però un insperato successo e mentre talune persone cercarono di procurarsene copia tramite amici e conoscenti, altri più intraprendenti ne fecero copie xero-grafiche o addirittura manoscritte che circolarono più o meno clandestinamente. Il fenomeno assunse proporzioni tali che l’editrice il Mulino ed il sottoscritto finalmente decisero di procedere ad una edizione ufficiale e pubblica che qui si presenta…”.
Mi colpisce quel “più intraprendenti” riferito al fenomeno della circolazione clandestina! Cosa direbbe, oggi, il Prof. Cipolla, se scoprisse che il suo testo è scaricabile da qualsiasi torrent, chiudendo il cerchio del suo esordio clandestino “in rete”? Ne sarebbe dispiaciuto?
Di certo lo sarebbe il suo editore, che dedica ben 6 righe del colophon a scandire:
“Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere fotocopiata, riprodotta, archiviata,memorizzata o trasmessa in qualsiasi forma o mezzo – elettronico, meccanico, reprografico, digitale – se non nei termini previsti dalla legge che tutela il Diritto d’Autore ( le maiuscole sono originali, ndr). Per altre informazioni si veda il sito www.mulino.it/edizioni/fotocopie“.
Francamente, sembra più Diritto d’Editore (con le maiuscole) che non Diritto d’Autore, che ve ne pare?
Possibile che non sia passato per la testa all’editore bolognese che, forse, avrebbe potuto far circolare il capolavoro di Cipolla in PDF – beninteso protetto ! – o farlo scaricare in streaming dalla sua piattaforma, facendolo pagare solo 2,64 € (diconsi due euro e 64 centesimi) invece dei misteriosi 8,80 € ?
Come vengono fuori i 2,64 €? Semplice: togliete dal prezzo di copertina il 50% di costi distributivi e il 20% di costi industriali, et voila! il miracolo della riduzione del prezzo di copertina è compiuto. Quanto guadagna il Prof. Cipolla sul suo delizioso libricino cartaceo? Diciamo il 10%? Dunque 0,88 centesimi a copia. Bene, lasciamogleli pure. Il Mulino guadagnerebbe la stessa identica cifra per le due versioni, ma i lettori avrebbero risparmiato il 70% …!
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I Bibliotecari non amano gli Editori
postato da mario guaraldi in Biblioteche, Profezie
Vi siete mai domandati perché mai i bibliotecari non comprino i libri direttamente dagli editori con lo sconto riservato ai distributori (50% e oltre) e preferiscano invece comprare dal libraio sotto casa col 20% di sconto? C’è una legge che lo impone? Non credo. E allora, come si spiega? Non vi sembra che così facendo i Bibliotecari arrechino un danno alla collettività oltre che alla cultura? Non vi sembra uno spreco pazzesco di risorse soprattutto in tempi di crisi come quelli attuali?
Non sarà magari per pigrizia, (per fanullaggine, direbbe il Ministro Brunetta), perché è troppo gravoso e complicato vagliare le decine di migliaia di novità che escono annualmente, ed è più facile basarsi sui “consigli” del libraio? Ma se anche così fosse stato un tempo, oggi basterebbe un click al sito dell’Istituto Centrale per il Catalogo Unico per essere informati sulle novità e valutare la politica di acquisti più coerente con la mission della propria Biblioteca…
O non sarà piuttosto per sottrarsi alle presunte potenziali “pressioni” degli editori? Ma se così fosse, basterebbe un decreto ministeriale che regolamenti le modalità con cui gli editori debbono sottoporre le loro novità al sistema bibliotecario, come in Danimarca e in Svezia, se ricordo bene, qualche mese prima dell’uscita nei circuiti commerciali, per consentirne la valutazione e la prenotazione. In tal modo si prenderebbero molti piccioni con un’unica fava: si sottoporrebbe la produzione editoriale al vaglio competente dei bibliotecari, abbandonando i titoli più commerciali al loro destino di mercato, e tutelando invece le opere culturalmente più meritevoli di conservazione e di prestito. Gli editori saprebbero fra l’altro in anticipo che una parte della propria tiratura è assorbita dal sistema bibliotecario e ciò rappresenterebbe una vera boccata d’ossigeno per gli editori di cultura! Ma soprattutto si favorirebbe la collocazione potenzialmente totale di tutti i libri in formato e-book favorendo finalmente la creazione di quei benedetti scaffali digitali che oggi faticosamente vengono promossi solo da qualche privato (www.medialibrary.it) e sperimentati solo da alcuni sistemi bibliotecari del Nord.
Perché queste domande e queste considerazioni apparentemente bizantine, da parte di un editore, sul mondo delle Biblioteche? Ma perché i sistemi bibliotecari rappresentano la più formidabile ed estesa rete di presidio culturale sul territorio che si possa immaginare: un vero sistema venoso attraverso cui i contenuti cartacei corrono lungo tutto il corpo del paese Italia, dell’Europa, del mondo intero, fino alle regioni più lontane. Un sistema che oggi può diventare arterioso se collegato al cuore pulsante dell’editoria, intesa come il luogo in cui si progettano e si realizzano i contenuti culturali messi in circolo. Un sistema capace di trasmettere potenzialmente contenuti in forma digitale in oltre 1.000 lingue scritte, a costo zero, sulle autostrade del web 2.0, favorendo l’integrazione multietnica e la formazione delle nuove generazioni.
La rete commerciale delle librerie e persino delle cartolibrerie-bazar, così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, con le sue poche centinaia di “punti vendita”, appare ridicola, scompare letteralmente rispetto al radicamento capillare del sistema bibliotecario. Sbagliano i miei amici di Feltrinelli e Coop se pensano che basti aumentare gli spazi espositivi – creare delle grand-surfaces e controllare monopolisticamente quanti più possibili punti vendita di un prodotto cartaceo chiamato libro – per vincere la scommessa della sopravvivenza commerciale del libro e della filiera di “pizzi” percentuali sul suo prezzo di copertina che lo soffocano…Quando avremo il coraggio di ricominciare a ragionare su quanto appaia anacronistico il “prezzo imposto” del libro, con calcolo a ritroso delle percentuali di remunerazione di ogni passaggio commerciale, in contrasto evidente con la logica democratica di ogni imposta sul valore aggiunto? Andate in qualsiasi Coop o Conad o Discount e vedrete quanto è rispettato il prezzo imposto!
Non appena il Sistema bibliotecario avrà accantonato la propria arroganza di casta della conservazione e si sarà aperto alla logica del Consorzio acquisti fatti direttamente alla fonte (con sconti da Centri commerciali!), alla logica dello scaffale digitale e a quella degli “shop” interni alla Biblioteca dove si potranno comperare e-book Reader di ultima generazione e i contenuti per gli stessi a pochi centesimi, dove si potranno consultare migliaia di giornali online in tutte le lingue, stampare on demand, riprodurre in fac-simile i pezzi rari conservati fra i fondi antichi e fatti rivivere da moderni Bibliotecari-Editori; ecco, in quel momento, la cultura – verso sangue pulsante delle civiltà – potrà vantarsi di aver sconfitto la barbarie attuale. È fantascienza? No, lo sostengo dal lontano 1999 quando presentai prima a Ljubjana poi a Strasburgo, su invito del Consiglio d’Europa, una relazione intitolata appunto “Ma non è fantascienza” in cui immaginavo una nuova economia del libro vista dai vari angoli di visuale dell’editore, del distributore, del libraio e del bibliotecario. Rileggerla oggi fa in qualche modo tenerezza.
Scarica QUI l’invito del Consiglio d’Europa del 1999
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Universi paralleli
postato da mario guaraldi in Profezie
Riprendo il tema del “Far Web” attuale.
Vi consiglio di leggere la storia incredibile del viaggio nel Far West dell’antenata prediletta di Oriana Fallaci, uno dei suoi tanti DNA raccolti e catalogati nello splendido romanzo postumo Un cappello pieno di ciliege.
Oriana era una donna odiosa (in Romagna si dice sgudébla, sgodevole, il contrario di godevole…), ma questo suo romanzo la riscatta tutta intiera…
Beh, questo capitolo del suo viaggio nel Far West mi sembra istruttivo anche per il nostro Far Web attuale : vi si trovano anacronistici pellerossa che mirano al tuo scalpo, ma anche mormoni pluriammogliati, bari e bare (nei due sensi), puttane e pianisti. E una quasi totale assenza di regole. Il tutto mentre a New York si viveva appieno la bellezza della “modernità” e in Romagna i mazziniani venivano arrestati a Villa Ruffi come pericolosi sovversivi… La genialità dell’arcavola di Oriana consistette nell’essersi rapata a zero e nel girare con una vistosa parrucca. Di fronte al terrorizzato capo indiano che le era addosso per privarla del biondo trofeo, la nostra Oriana-ante-litteram, con un urlo orrendo, si scalpa da sola, gettando lontano da sé la parrucca. E salva la vita.
Viviamo in universi paralleli.
Va tutto bene, se ci mettiamo d’accordo su di un punto: per noi vecchi, quindici anni sono solo uno sputo. Per i nostri figli sono l’inizio della storia… E non è detto che nascere a Rimini sia un privilegio rispetto a nascere a Dakar….
Da qualche parte, a Dakka, a Bamako, a Kengou o sulle Ande , sta’ nascendo in questo momento qualcuno che rivoluzionerà ulteriormente quello che a noi pare solo futuribile.
La Scuola ha senso solo se diventa il Laboratorio di sintesi degli universi paralleli…Cioè: se farà cultura.
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Perché un blog nel Far Web
postato da mario guaraldi in Profezie
“Le date di ieri sono i dati di oggi offerti nel modo più tempestivo. La bruciante attualità è un deja vu“. La citazione è di Paolo Fabbri, introduzione a Profezie da due soldi, un libricino quasi introvabile del 1999 , ovviamente autoprodotto, del sottoscritto…
Scusate se, per l’esordio, la prenderò da lontano per giustificare un titolo così impegnativo.
Rileggo il breve testo del grande semiologo mio amico alla luce di tre fatti di bruciante attualità: la class action contro Google, lo sbarco in Europa del Kindle di Amazon e la recente iniziativa del Mulino di “aprire” agli studiosi 300 titoli del proprio catalogo.
“Il profeta pronuncia al futuro non ciò che accadrà, ma quel che deve avvenire. Dice il necessario, non il possibile. E dice anche quel che vorrebbe non avvenisse (…) Avvertito dalla profezia, c’è chi cambia il comportamento che porta diritto alla calamità (…): il profeta efficace è quello che si sbaglia, perchè riesce così a trasformare il mondo”…
Dunque, le cose stanno pressapoco così: dal 1991 – data in cui ripresi a pubblicare col mio nome dopo dodici anni di assenza dalla carta stampata, iniziò il rovello innescato dal miracolo del desktop publishing! Nel 1997 organizzai a Rimini un clamoroso match fra Umberto Paolucci (Microsoft) e Diego Piacentini (allora AD di Apple Italia), titolandolo La sfida europea dell’informatica: per una realtà futura non solo virtuale.
Fu in quegli anni che alcuni di noi iniziarono a sospettare che il vecchio modo di produrre e distribuire il libro fosse arrivato al capolinea; e che il web fosse null’altro che il tipo, l’immagine del grande mare affrontato da migranti in fuga da una realtà amara e culturicida, con la speranza di trovare altrove condizioni di vita migliore, e libertà di cultura (ah, l’America!).
I “migranti” nel web erano, come tutti i migranti di tutti i tempi, i reietti, i poveri, gli illusi, gli orfani (delle ideologie, dei valori, del ’68), forse gli assassini di un modo di pensare (craxiano ?) che li opprimeva e sembrava loro semplicemente mortifero…
Le mie piccole profezie iniziano però realmente solo il 27 ottobre 1998, con una relazione al “Laboratory of future communication” di Berlino, presente, appunto, Paolo Fabbri. Il titolo era Il futuro virtuoso (non solo virtuale) del sistema editoriale europeo – Rischi e vantaggi di una rivoluzione in atto.
Il mio inglese era stentato ma mi dissero che riuscii a comunicare ad oltranza, nell’ordine, il mio mal dissimulato disprezzo per gli editori mass market, il mio astio verso i distributori-killer, la mia antipatia per i librai-edicolarizzati, la mia incazzatura per i bibliotecari-burocrati (categorie tutte a cui sarebbe bastato aggiungere il qualificativo “tradizionali”); e per contro, il mio entusiasmo per quei formati digitali (fantastico PDF !) che sancivano l’immaterialità dei contenuti e svelavano l’anima disincarnata dei libri!; la mia fiducia nel web come nuova autostrada distributiva a costo zero e la mia speranza che il “Print on demand” sarebbe diventato il nuovo modo di produrre e stampare libri da remoto. C’erano, in quegli anni non più di un paio di editori “modello”, in Europa, di questa nascente filosofia editoriale: soprattutto la francese “Zero Heure” , col mitico URL www.00h00.fr .
Da allora, di visione in visione, di convegno in convegno, di seminario in seminario, è stato come cercare di stringere fra le dita l’ologramma del libro a venire.
Gli editori italiani dapprima se ne fregarono, poi non capirono, quindi si spaventarono, infine cercarono di fare i furbi (come successe col borsellino elettronico del Ministero, per i Learning Objects): infine, decisero di giocare contro questa rivoluzione ( o evoluzione ? ) digitale che metteva a rischio il business della carta… e del copyright. Tutti, o quasi tutti: da Mondadori a Il Mulino.
Ma il consesso dei profeti aveva sbagliato profezia; e sbagliando aveva modificato il futuro, proprio come sostiene Paolo Fabbri… I big radunarono in segreto le loro truppe e si prepararono armi in pugno ad invadere il nuovo continente al seguito delle tre caravelle. Sentivano odore di oro…
Era infatti apparso Google, non tanto o non solo come potente ed pertinente motore di ricerca, ma come Biblioteca planetaria che intendeva garantiva libero accesso a contenuti librari in centinaia di lingue per milioni di titoli! Gli editori di tutto il mondo paventarono questa “libertà di accesso”, gli si coalizzarono contro e gli intentarono causa.
Era apparso Amazon come Libreria planetaria (rispetto alla quale Fnac e Feltrinelli paiono solo granellini di polvere): ma era ancora una libreria basata sul cartaceo: il web serviva solo per gli ordini, e dunque era “tollerata”. Ma ecco che Amazon si inventa Kindle. Una banale rivisitazione del vecchio Rocket e-book, si sarebbe detto, tranne che questa volta si tratta di “carta elettronica”, non di un PC dedicato! Kindle ha un successo straordinario e appare per quello che è: un “terminale remoto” di e-books in formato proprietario, soprattutto per gli studenti ( addio zainetti e chili di carta!) con una riserva alle spalle di alcune centinaia di migliaia di titoli. Gli editori scolastici italiani sudano freddo quando, pochi giorni fa, Amazon annuncia a sorpresa, il suo sbarco in Europa.
E cosa fanno gli editori italiani (ovviamente democratici e di sinistra)? Rispondono per bocca dei furbetti del quartierino bolognese: il Mulino annuncia in maniera roboante un libero accesso ai suoi 300 titoli! Idea fantastica, come il nome (Darwin Books), che indica un progetto “evolutivo” di libri consultabili sul server dell’editore. Peccato che sia una bufala, che in realtà non faccia accedere a nulla! Anzi il modello bolognese sembra, se possibile, l’apologia del vecchio caro Digital Restriction Management che si credeva defunto!
E c’è da immaginarsi che nei prossimi giorni assisteremo a una valanga di (finte) conversioni al Web 2.0. Che diamine, per soldi si cade volentieri da cavallo sulla via di Seattle…
Così va il mondo: prima vengono i profeti, e vengono bastonati; poi gli apripista, e spesso saltano su qualche mina anti-editore. Finalmente arrivano le truppe d’invasione (succederà prestissimo nel mondo della Scuola): occorre infatti che tutto cambi perché tutto rimanga immutato. I vecchi contenuti faranno prestissimo a mettere le ali da pipistrello del lato oscuro del digitale… Perché il vero problema – sappiatelo amici – è davvero quello dei contenuti …
Cosa dunque abbiamo prefetizzato a fare ?
Davvero il futuro non è che la riproposizione in nuova veste dei vecchi modelli di business? Davvero non esiste, da qualche parte, un Adriano Olivetti del Web 2.0 capace di investire su contenuti diversi, su un futuro infinitamente più dignitoso per i nostri figli, senza per questo rinunciare a produrre reddito ?
Davvero bisognerà attendere la fine della lotta fra maschi dominanti multinazionali, che sfoderano i rispettivi formati o le rispettive soluzioni proprietarie per far ritrovare spazio a quei contenuti di cultura avvelenati dal mass-market e dalla TV spazzatura? O sarà come profetizzava Rifkin, che assisteremo cioè alla nascita di una acefala Editoria senza editori ?
Io ero e resto ottimista. La civiltà è davvero una questione di contenuti, non di formati. Ai formati ci adatteremo sempre, come ebrei nella diaspora… Ma niente come il futuro del libro avrà bisogno di editori veri. Niente come il futuro del libro dovrà confrontarsi con contenuti capaci di sfruttare al meglio le nuove tecnologie. Meglio questo “Far Web” di inizio secolo del lodo Mondadori del secolo scorso col suo seguito di libri di Bruno Vespa. Meglio Google della Biblioteca di Padre Jorge nel Nome della Rosa. Meglio Kindle delle Messaggerie Italiane…
Mario Guaraldi è il fondatore dell'omonima 


